Diciassette minuti tra il primo via libera e lo schianto. Un treno fermo sui binari, una macchinista che segnala il problema e un altro convoglio autorizzato a proseguire. Sono questi gli elementi al centro dell'inchiesta sulla strage ferroviaria avvenuta il 28 ottobre a Urda, nella provincia spagnola di Toledo, dove la collisione tra due treni ad alta velocità ha provocato almeno 68 morti e oltre cento feriti.
Le registrazioni delle comunicazioni tra i macchinisti e il centro di controllo ferroviario di Atocha, pubblicate dalla stampa spagnola, sollevano interrogativi sulla gestione dell'emergenza. In particolare, gli investigatori cercano di capire perché il secondo treno non sia stato fermato nonostante le segnalazioni arrivate prima dell'impatto.
L'avviso della macchinista prima dell'incidente
La sequenza comincia intorno alle 8.30, quando un guasto informatico mette fuori servizio il sistema di sicurezza LZB lungo un tratto della linea ad alta velocità Madrid-Siviglia. Diversi convogli sono costretti a fermarsi o a modificare la propria marcia.
Alle 8.36, il centro di controllo di Adif autorizza un treno AVE di Renfe a ripartire utilizzando una procedura alternativa. L'indicazione è di procedere con marcia normale, nonostante il malfunzionamento del sistema principale.
Cinque minuti dopo, alle 8.41, la macchinista di un treno Iryo comunica di essere ferma nei pressi di Urda a causa della perdita di trasmissione. Riceve l'autorizzazione a ripartire, ma il problema persiste.
Alle 8.48 arriva una seconda comunicazione: il convoglio non riesce a riavviare il sistema ed è ancora immobilizzato. Cinque minuti più tardi, alle 8.53, l'AVE sopraggiunge e lo tampona.
È proprio questa successione di avvisi a rappresentare uno dei punti più delicati dell'inchiesta.
Il via libera del centro di controllo sotto esame
L'attenzione degli investigatori si concentra sull'autorizzazione concessa al macchinista dell'AVE. Secondo le comunicazioni ricostruite, il conducente avrebbe chiesto conferma dell'ordine di proseguire e l'operatore del centro di controllo lo avrebbe ribadito.
La differenza tra le procedure di circolazione potrebbe essere stata determinante. In una situazione di emergenza, la marcia a vista avrebbe imposto al treno di procedere a velocità ridotta, mantenendo la possibilità di arrestarsi davanti a un ostacolo.
L'autorizzazione alla marcia normale avrebbe invece consentito al convoglio di raggiungere una velocità molto superiore.
Il ministro spagnolo dei Trasporti, Óscar Puente, ha definito inspiegabile la decisione di consentire la ripartenza in quelle condizioni. Resta però da stabilire quali informazioni fossero effettivamente disponibili agli operatori e perché non sia intervenuto un ordine di arresto dopo la seconda segnalazione dell'Iryo.
La Spagna si interroga sulla sicurezza dell'alta velocità
La tragedia riapre il dibattito sulla sicurezza ferroviaria spagnola, già segnato dall'incidente di Adamuz del gennaio 2026, costato la vita a 46 persone.
In quel caso, le indagini avevano individuato una rottura dei binari verificatasi prima del deragliamento, senza che il sistema di segnalamento generasse automaticamente un allarme. Il nuovo incidente presenta una dinamica differente, ma pone nuovamente al centro l'efficienza delle infrastrutture e dei protocolli di sicurezza.
Le indagini sulle responsabilità
La magistratura spagnola ha avviato un'inchiesta per ricostruire ogni passaggio precedente alla collisione. Saranno esaminate le registrazioni delle comunicazioni, i dati dei sistemi di controllo e le scatole nere dei due convogli.
La questione principale è comprendere se la tragedia avrebbe potuto essere evitata applicando procedure differenti o intervenendo tempestivamente dopo gli avvisi della macchinista.
Per il momento non esiste una conclusione definitiva sulle responsabilità. Ma quei diciassette minuti, durante i quali il centro di controllo ha ricevuto informazioni decisive sulla circolazione dei treni, rappresentano il punto da cui gli investigatori dovranno partire per spiegare come un guasto tecnico si sia trasformato in una delle più gravi tragedie ferroviarie della storia recente della Spagna.
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