Xi ricevuto negli Usa con tutti gli onori, ma il vertice con Trump promette pochi risultati concreti

by

Aisha Harrison

Xi giunge negli Stati Uniti - è la prima volta di un leader cinese da oltre dieci anni- mentre la Cina affronta difficoltà economiche interne, tra rallentamento della crescita, crisi immobiliare e debolezza dei consumi. Sul piano internazionale, però, il leader cinese mira a consolidare l’immagine di Pechino come interlocutore affidabile

Xi ricevuto negli Usa con tutti gli onori, ma il vertice con Trump promette pochi risultati concreti


L’accoglienza riservata a Xi Jinping negli Stati Uniti è stata quella delle grandi occasioni. Il presidente cinese, accompagnato dalla moglie Peng Liyuan, è arrivato alla Joint Base Andrews, nel Maryland, dove ad attenderlo c’erano Donald Trump e la first lady Melania Trump. Una cerimonia solenne, ricca di simboli, che apre la prima visita di Stato di Xi a Washington da oltre dieci anni.

Dietro il protocollo e le immagini di cordialità, tuttavia, il summit alla Casa Bianca sembra destinato a produrre soprattutto un segnale politico: la volontà di impedire che la rivalità tra le due maggiori economie del pianeta degeneri in una nuova crisi.

Trump punta a valorizzare il rapporto personale con Xi, da lui più volte definito un interlocutore privilegiato. Pechino, dal canto suo, intende presentarsi come una potenza stabile e disponibile al dialogo. Ma le distanze restano ampie su commercio, tecnologia, sicurezza e Taiwan. L’unico risultato già definito riguarda la tregua commerciale: Stati Uniti e Cina hanno concordato di estenderla fino al 10 gennaio, evitando per il momento una nuova ondata di dazi e contromisure. L’intesa offre respiro ai mercati, ma non scioglie i nodi di fondo: l’accesso ai rispettivi mercati, le restrizioni sulle tecnologie avanzate, le catene di approvvigionamento e il controllo cinese delle materie prime strategiche.

Anche l’intelligenza artificiale sarà al centro dei colloqui. Washington ha proposto un meccanismo di comunicazione per segnalare eventuali incidenti con ricadute sulla sicurezza nazionale. È però difficile immaginare un accordo di ampia portata in un settore ormai al cuore della competizione industriale e militare tra le due potenze.

Il dossier più sensibile resta Taiwan. Per Pechino, l’isola rappresenta una linea rossa non negoziabile; la Cina chiede agli Stati Uniti di interrompere le vendite di armi a Taipei e di opporsi con maggiore nettezza a ogni ipotesi di indipendenza. Trump sta invece valutando un nuovo pacchetto di forniture militari all’isola, destinato a pesare inevitabilmente nel confronto con Xi.

L’equilibrio è delicato anche per gli alleati americani nell’area indo-pacifica, soprattutto Giappone e Corea del Sud, che guardano con preoccupazione a qualunque possibile attenuazione dell’impegno di Washington verso Taiwan.

Xi giunge negli Stati Uniti - è la prima volta di un leader cinese da oltre dieci anni- mentre la Cina affronta difficoltà economiche interne, tra rallentamento della crescita, crisi immobiliare e debolezza dei consumi. Sul piano internazionale, però, il leader cinese mira a consolidare l’immagine di Pechino come interlocutore affidabile in una fase di crescente instabilità globale.

Il vertice sarà dunque dominato dalla diplomazia delle apparenze: un’accoglienza imponente, toni concilianti e la conferma di canali di dialogo aperti. Ma sulle questioni decisive — Taiwan, commercio, tecnologia e sicurezza — le divergenze tra Washington e Pechino rimangono profonde.

(Associated Medias) - All rights reserved

Breaking News