Link to Mentre la crisi ucraina continua a mettere alla prova l’unità europea, emergono nuove fratture tra i 27 riguardo al destino degli oltre 200 miliardi di euro di beni russi congelati. Il dibattito si accende tra chi spinge per il sequestro totale e chi teme ripercussioni legali e finanziarieMentre la crisi ucraina continua a mettere alla prova l’unità europea, emergono nuove fratture tra i 27 riguardo al destino degli oltre 200 miliardi di euro di beni russi congelati. Il dibattito si accende tra chi spinge per il sequestro totale e chi teme ripercussioni legali e finanziarie
Dopo il vertice di Londra, che ha evidenziato le divisioni tra i Paesi europei sul riarmo e sul sostegno a Zelensky, un altro nodo emerge nel dibattito: il futuro dei beni russi congelati. Secondo il Financial Times, Francia e Regno Unito avrebbero discusso la possibilità di sequestrare questi beni nel caso in cui Mosca violasse un ipotetico cessate il fuoco. Tuttavia, Parigi ha prontamente smentito, sottolineando che una simile mossa sarebbe contraria agli accordi internazionali.
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Attualmente, circa 300 miliardi di euro della Banca centrale russa risultano congelati nei Paesi del G7, di cui 190 miliardi depositati nel centro finanziario belga Euroclear. Importi minori sono detenuti da Francia, Regno Unito, Giappone, Svizzera e Stati Uniti. Gli interessi maturati vengono utilizzati per rimborsare i prestiti concessi all’Ucraina, mentre il capitale rimane intoccato.Secondo il Financial Times, Francia e Germania si oppongono a un sequestro totale, ma stanno valutando possibili alternative con Regno Unito e altri partner. La Polonia e i Paesi baltici, al contrario, premono da tempo per una confisca definitiva dei beni russi, ma trovano resistenze da parte di nazioni chiave come Germania, Francia e Belgio, che temono implicazioni legali e il rischio di compromettere la stabilità dell’euro sui mercati internazionali.
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La Banca centrale europea ha già espresso timori sul possibile impatto di un sequestro dei beni russi, sostenendo che potrebbe minare la fiducia nell’euro come valuta di riserva sicura a livello globale. Intanto, il ministro dell’Economia francese Eric Lombard ha ribadito che la Francia non intende adottare misure contrarie al diritto internazionale, in linea con quanto affermato dal presidente Emmanuel Macron nei colloqui con Donald Trump. Macron ha suggerito che questi asset potrebbero entrare nei negoziati di pace, ma non essere sequestrati immediatamente.In Germania, il cancelliere designato Friedrich Merz ha invece lasciato intendere di poter valutare l’opzione di un sequestro, segnando una possibile evoluzione della posizione tedesca sul tema.
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Donald Tusk, premier polacco e presidente di turno del Consiglio Ue, ha ammesso che all’interno dell’Unione manca un consenso unanime sulla confisca degli asset russi. Se da un lato i leader europei concordano sull’opportunità di sfruttare questi beni, dall’altro alcuni temono che una mossa del genere possa destabilizzare l’economia e il sistema bancario europeo. Tusk ha sottolineato che la Polonia continuerà a esercitare pressioni, pur riconoscendo che la sua influenza nel dibattito è limitata non essendo parte dell’Eurozona.L’attenzione ora si sposta sulle future decisioni dell’Unione Europea, che dovrà trovare un equilibrio tra la necessità di rafforzare il sostegno all’Ucraina e il rispetto delle normative internazionali. Nel frattempo, resta aperta la questione delle sanzioni, con l’Ungheria che minaccia il veto su eventuali nuove misure contro Mosca.
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati
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