Link to Johnson ha respinto con forza le critiche, sostenendo che Trump non stia affatto tradendo l’Ucraina, ma che stia invece cercando una via d’uscita pragmatica per evitare un conflitto prolungato e disastrosoJohnson ha respinto con forza le critiche, sostenendo che Trump non stia affatto tradendo l’Ucraina, ma che stia invece cercando una via d’uscita pragmatica per evitare un conflitto prolungato e disastroso
[caption id="attachment_64673" align="alignleft" width="300"]Boris Johnson era uno dei più ferventi sostenitori della resistenza ucraina, e invocava il supporto dell’Occidente per respingere l’avanzata russa e riconquistare tutti i territori occupati. L’ex primo ministro britannico si era distinto per il suo intransigente sostegno a Kiev, tanto da essere accusato di aver ostacolato i negoziati di pace del 2022 in Turchia perché ritenuti sfavorevoli agli interessi ucraini. Oggi, però, la sua posizione appare drasticamente mutata, in linea con la nuova strategia diplomatica annunciata da Donald Trump.
Trump e la trattativa diretta con PutinL’ex presidente degli Stati Uniti ha dichiarato l’intenzione di negoziare direttamente con Vladimir Putin per porre fine al conflitto, un’iniziativa che ha spiazzato gli alleati europei e il governo di Volodymyr Zelensky. Se in passato Johnson si era ispirato alla leadership intransigente di Winston Churchill, arrivando a paragonare Zelensky al celebre statista britannico, ora sembra aver ammorbidito la sua posizione. Nelle sue recenti dichiarazioni, rilasciate prima a Gb News e poi nel suo editoriale sul "Daily Mail", l’ex premier ha criticato l’atteggiamento "isterico" dell’Europa di fronte alla svolta di Trump, attribuendo la responsabilità del lungo conflitto al mancato investimento nella difesa da parte dei paesi europei.
Il ribaltamento della narrativa sull'Ucraina
Fino a poco tempo fa, Johnson sosteneva con forza che solo il popolo ucraino dovesse decidere il proprio destino, ribadendo che l’adesione del Paese alla NATO fosse inevitabile. Ora, invece, ammette che l’ingresso nell’Alleanza Atlantica potrebbe non essere una prospettiva immediata e che la priorità è garantire la stabilità attraverso una soluzione diplomatica. Questo cambio di rotta ha generato sconcerto, soprattutto nel Regno Unito, dove figure di spicco come il primo ministro laburista Sir Keir Starmer e l’ex ministro della Difesa Ben Wallace hanno espresso preoccupazione per un possibile "appeasement" nei confronti di Mosca, paragonando la situazione agli accordi di Monaco del 1938.
Boris Johnson difende la strategia di Trump
Johnson ha respinto con forza le critiche, sostenendo che Trump non stia affatto tradendo l’Ucraina, ma che stia invece cercando una via d’uscita pragmatica per evitare un conflitto prolungato e disastroso. Nel suo articolo sul "Daily Mail", ha definito esagerate le reazioni di chi teme il crollo dell’Occidente di fronte all’espansionismo russo e cinese. Secondo lui, la realtà è che l’Ucraina ha già dimostrato la propria indipendenza e il proprio spirito di resistenza, ma che è necessario riconoscere il costo umano ed economico della guerra.
L’Europa nel mirino: chi deve farsi carico della guerra?
Un altro punto chiave del discorso di Johnson è la critica all’Europa, accusata di non aver fatto abbastanza per sostenere Kiev e di dipendere troppo dagli Stati Uniti per la propria sicurezza. L’ex premier ha sottolineato che l’approccio di Trump serve a richiamare gli europei alle proprie responsabilità, obbligandoli a investire maggiormente nella difesa invece di delegare il problema a Washington. Nonostante le polemiche, Johnson sembra convinto che la strategia diplomatica di Trump garantirà un’Ucraina sovrana e protetta, senza compromettere la credibilità della NATO.
Un futuro incerto per Kiev
Mentre le trattative tra Stati Uniti e Russia prendono forma, resta l’incognita su quale sarà il destino dell’Ucraina. Se da un lato Trump afferma che nessun accordo sarà firmato senza la restituzione dei territori occupati, dall’altro il suo vice JD Vance ha più volte lasciato intendere la possibilità di congelare le conquiste russe, riconoscendone di fatto l’occupazione. Questo scenario solleva interrogativi sul reale impatto della diplomazia americana e sulla capacità dell’Europa di farsi trovare pronta di fronte alle nuove sfide geopolitiche.
Il cambio di prospettiva di Boris Johnson, un tempo paladino della resistenza ucraina, segna un passaggio significativo nel dibattito occidentale sulla guerra. Resta da vedere se la nuova linea di Trump sarà davvero in grado di garantire una pace giusta e duratura o se porterà invece a un compromesso che potrebbe ridefinire gli equilibri di potere in Europa.
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati
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