Bozzetti (Fondazione Fiera): «Uniti per il Made in Italy. Basta guerre tra fiere»

di

Ennio Bassi
Bozzetti (Fondazione Fiera): «Uniti per il Made in Italy. Basta guerre tra fiere»

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Giovanni Bozzetti ha assunto la guida della Fondazione Fiera Milano da meno di due mesi, succedendo a Enrico Pazzali dopo le sue dimissioni legate all’inchiesta Equalize. Intervistato dal Corriere della Sera, il nuovo presidente delinea le priorità del suo mandato, partendo da un concetto chiave: fare sistema.

«Oggi più che mai – spiega Bozzetti – è necessario superare le vecchie logiche di rivalità tra fiere. Il nostro compito è indossare tutti la maglia della nazionale italiana, non quella delle singole squadre».

Il sistema fieristico italiano, che vale oggi circa 1,4 miliardi di euro, ha potenzialità inespresse, soprattutto se confrontato con realtà come quella tedesca, che raggiunge i quattro miliardi. Ma, secondo Bozzetti, il gap può essere colmato grazie ai punti di forza italiani: creatività, passione e una capacità organizzativa ormai riconosciuta a livello globale.

Uno dei primi risultati concreti in questa direzione è la ricostituzione dell’associazione unica delle fiere italiane, frutto della convergenza tra le due sigle che in passato rappresentavano il comparto: «È un passo decisivo – sottolinea –. In passato Fondazione Fiera era uscita da Aefi per creare It-Ex. Oggi, invece, abbiamo trovato un’intesa e siamo tornati a essere un fronte compatto».

Tra i progetti in cantiere figura anche l’Alleanza per il Made in Italy, iniziativa pensata per raccogliere le criticità segnalate dagli organizzatori e trasformarle in azioni concrete. «Ho voluto coinvolgere tutti: dagli organizzatori fieristici alle associazioni di categoria, fino a Fiera Milano spa, con cui c’è un rapporto sinergico», racconta al Corriere.

Tra le richieste più urgenti figurano un biglietto integrato che comprenda accesso in fiera e trasporto pubblico, ma anche maggiore attenzione alla sicurezza percepita da chi arriva dall’estero: «Dobbiamo raccontare un’Italia reale, non quella filtrata da allerte generalizzate. Per questo incontreremo ambasciatori e consoli stranieri».

Bozzetti difende poi con forza il cosiddetto «modello Milano», ovvero quella collaborazione pubblico-privato che ha fatto da traino per anni allo sviluppo fieristico e urbanistico della città: «Non è finito. Milano ha ancora questa forza. Certo, esistono delle criticità – come il caro-affitti o i prezzi esorbitanti di hotel e ristoranti – ma dobbiamo lavorare per rendere la città più accogliente».

Il coinvolgimento del territorio è un altro pilastro della strategia: «Il Fuorisalone ha dimostrato come una fiera possa trasformare l’intera città. Dobbiamo replicare quel modello anche in altri settori, attivando sinergie tra albergatori, ristoratori, commercianti e istituzioni culturali. Ogni fiera è anche marketing territoriale».

In ottica internazionale, Bozzetti guarda a nuovi mercati emergenti, come mondo arabo, Far East e Africa. E sottolinea l’importanza di supportare i buyer esteri: «Sono loro che generano ricadute immediate sul territorio. Conoscono l’Italia, la vivono, e possono diventare i nostri migliori ambasciatori e potenziali investitori».

Infine, alla domanda del Corriere su un possibile futuro in politica, magari come candidato sindaco del centrodestra, Bozzetti risponde con diplomazia: «Il mio mandato in Fondazione dura tre anni e sono concentrato su questo. Non è una prospettiva che sto valutando ora. In tre anni può succedere di tutto, ma il mio impegno oggi è per la Fondazione».

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

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