Nuovo caso diplomatico tra Italia e Israele dopo il fermo di un gruppo di volontari internazionali in Cisgiordania. Venerdì 6 novembre, nei pressi del villaggio di Kafr Ni’ma, vicino a Ramallah, le autorità israeliane hanno fermato diverse persone che stavano accompagnando i contadini palestinesi durante la raccolta delle olive, un'attività agricola che nelle ultime settimane si è svolta in un clima di crescente tensione.
Tra i fermati figurerebbero sei italiani, quattro volontari e due giornalisti. Il numero esatto e le identità di tutti i connazionali sono ancora oggetto di verifiche da parte del ministero degli Affari esteri.
La vicenda ha immediatamente mobilitato la rete diplomatica italiana. L'ambasciata a Tel Aviv e il consolato generale a Gerusalemme sono intervenuti presso le autorità israeliane per ottenere chiarimenti sulle circostanze del fermo, garantire assistenza consolare e sollecitare la liberazione dei cittadini coinvolti.
Link to Chi sono gli italiani fermati in CisgiordaniaChi sono gli italiani fermati in Cisgiordania
Tra le persone identificate figura Giorgia Lombardi, consigliera comunale della Spezia eletta nella lista LeAli a Spezia, vicina ad Alleanza Verdi e Sinistra, e componente del Consiglio nazionale di Europa Verde.
La notizia del suo fermo è stata resa pubblica dal deputato Angelo Bonelli, che ha riferito di aver ricevuto un messaggio vocale dalla stessa Lombardi.
Secondo la ricostruzione diffusa dall'esponente di Avs, il gruppo di volontari internazionali sarebbe stato composto complessivamente da quattordici persone, tra cui sei cittadini italiani.
Tra i fermati sono stati indicati anche la fotoreporter bresciana Paula Jesus e Marco Cola, presidente di un'associazione del terzo settore.
La Farnesina ha tuttavia precisato che sono ancora in corso gli accertamenti necessari per stabilire con certezza il numero e l'identità dei connazionali coinvolti.
La presenza di due giornalisti rende la vicenda particolarmente delicata anche sotto il profilo della libertà di informazione, sebbene non siano ancora state chiarite le ragioni specifiche del loro fermo.
Link to Cosa è successo a Kafr Ni’ma: le accuse di aggressione da parte dei coloniCosa è successo a Kafr Ni’ma: le accuse di aggressione da parte dei coloni
L'episodio si è verificato durante un'iniziativa di accompagnamento dei contadini palestinesi nei terreni agricoli situati nei pressi del villaggio.
I volontari internazionali erano presenti per sostenere la raccolta delle olive e documentare eventuali episodi di intimidazione o violenza.
Secondo il racconto riferito da Angelo Bonelli, alcuni coloni israeliani avrebbero aggredito i raccoglitori palestinesi e i volontari che li accompagnavano.
Successivamente sarebbero intervenuti militari e agenti della polizia israeliana, che avrebbero fermato il gruppo e ritirato i passaporti ai cittadini stranieri presenti.
Questa ricostruzione proviene dagli attivisti e dai rappresentanti politici che hanno denunciato l'accaduto. Non risultano ancora chiarite ufficialmente le contestazioni formulate dalle autorità israeliane nei confronti dei fermati.
L'episodio si inserisce in un contesto nel quale la raccolta delle olive è diventata uno dei momenti più esposti alle tensioni tra agricoltori palestinesi e coloni israeliani.
Link to La Farnesina interviene: chiesto il rilascio immediatoLa Farnesina interviene: chiesto il rilascio immediato
Il ministero degli Affari esteri ha confermato di essere al lavoro per ottenere la liberazione dei connazionali.
L'ambasciata italiana a Tel Aviv e il consolato generale a Gerusalemme hanno avviato contatti diretti con le autorità israeliane, chiedendo il rilascio immediato delle persone fermate e informazioni sulle circostanze dell'operazione.
La rete diplomatica italiana sta inoltre seguendo la situazione per assicurare ai cittadini coinvolti la necessaria assistenza consolare.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato personalmente l'attenzione del governo sulla vicenda, sottolineando che gli italiani stavano semplicemente partecipando alle attività agricole dei contadini palestinesi.
«Non hanno fatto nulla, erano soltanto lì a fare attività agricola nella raccolta delle olive», ha dichiarato il vicepremier, auspicando che possano rientrare in Italia il prima possibile.
Le parole del ministro evidenziano la volontà dell'esecutivo di ottenere una soluzione rapida, evitando che il fermo si trasformi in una controversia diplomatica prolungata.
Link to Gli italiani trasferiti a Modi’in Illit: sabato le procedure di espulsioneGli italiani trasferiti a Modi’in Illit: sabato le procedure di espulsione
Secondo le informazioni comunicate dalla Farnesina, il gruppo si trova attualmente presso la stazione di polizia di Modi’in Illit, insediamento israeliano situato in Cisgiordania.
Nella mattinata di sabato 7 novembre è previsto il trasferimento al centro dell'aeroporto Ben Gurion destinato ai cittadini stranieri in attesa di rimpatrio.
Da lì dovrebbero essere avviate le procedure amministrative di espulsione, con la partenza attraverso i primi voli disponibili.
Il trasferimento annunciato non equivale tuttavia a una liberazione già avvenuta. Fino al completamento delle procedure, i cittadini italiani rimangono sotto la responsabilità delle autorità israeliane.
Non sono stati ancora comunicati gli orari dei possibili voli di rientro né eventuali provvedimenti individuali.
La Farnesina continua a seguire il caso attraverso le rappresentanze diplomatiche, mantenendo aperti i contatti per accelerare il ritorno dei connazionali.
Link to Bonelli e Avs chiedono un intervento del governoBonelli e Avs chiedono un intervento del governo
La vicenda ha provocato immediate reazioni politiche in Italia.
Angelo Bonelli ha denunciato il fermo dei volontari e chiesto al governo di intervenire con urgenza per garantirne la sicurezza e la liberazione.
L'esponente di Alleanza Verdi e Sinistra ha contestato l'intervento delle autorità israeliane nei confronti di persone impegnate, secondo la sua ricostruzione, in un'attività pacifica di solidarietà con gli agricoltori palestinesi.
Preoccupazione è stata espressa anche a livello locale dalla Spezia, dove Giorgia Lombardi ricopre l'incarico di consigliera comunale.
Roberto Centi, capogruppo di LeAli a Spezia/Alleanza Verdi e Sinistra, ha condannato il fermo della consigliera e degli altri volontari, chiedendone l'immediato rilascio.
La richiesta avanzata dagli esponenti politici è che l'Italia garantisca una tutela diplomatica efficace a tutti i cittadini coinvolti e ottenga chiarimenti sulle ragioni dell'intervento israeliano.
Link to È il terzo fermo di italiani in due settimaneÈ il terzo fermo di italiani in due settimane
L'episodio del 6 novembre non è isolato. Nelle ultime due settimane si sono verificati altri due casi che hanno coinvolto cittadini italiani impegnati in iniziative di accompagnamento dei contadini palestinesi.
Il 22 ottobre quattro donne italiane erano state fermate nel villaggio di al-Bweib, a sud di Hebron, mentre partecipavano ad attività di sostegno alla raccolta delle olive.
Anche in quella circostanza l'ambasciata a Tel Aviv e il consolato generale a Gerusalemme erano intervenuti per ottenere informazioni e favorire una soluzione della vicenda.
Il 29 ottobre, invece, cinque attivisti italiani erano stati fermati nei pressi del villaggio di Al Lubban al-Gharbiyye, sempre durante un'iniziativa di solidarietà con gli agricoltori palestinesi.
Per quattro di loro erano state successivamente avviate procedure di espulsione amministrativa immediata. Un quinto aveva scelto di attendere il procedimento giudiziario israeliano, rinunciando alla procedura amministrativa più rapida.
Con il nuovo episodio di Kafr Ni’ma salgono dunque a tre i casi di fermo di volontari italiani in Cisgiordania nell'arco di poco più di due settimane.
Una successione che aumenta l'attenzione delle autorità diplomatiche italiane sulla sicurezza dei connazionali impegnati nelle attività di accompagnamento internazionale.
Link to Perché la raccolta delle olive è diventata un momento di tensione in CisgiordaniaPerché la raccolta delle olive è diventata un momento di tensione in Cisgiordania
La raccolta delle olive rappresenta uno dei periodi più importanti dell'anno per l'economia agricola palestinese.
Gli uliveti costituiscono una fonte di reddito per numerose famiglie e hanno anche un forte valore culturale e identitario, legato alla trasmissione delle terre e delle attività agricole tra generazioni.
In diverse aree della Cisgiordania, tuttavia, l'accesso ai campi è reso difficile dalle restrizioni alla circolazione, dalla vicinanza degli insediamenti israeliani e dagli episodi di violenza denunciati dagli agricoltori palestinesi.
Le organizzazioni internazionali impegnate sul territorio affiancano spesso i contadini durante la raccolta, con l'obiettivo di documentare eventuali aggressioni e contribuire a ridurre i rischi attraverso la presenza di osservatori stranieri.
Queste attività vengono svolte soprattutto nelle zone considerate più esposte alle tensioni.
La presenza dei volontari non elimina però il rischio di incidenti, come dimostrano i ripetuti fermi registrati nelle ultime settimane.
Link to Cisgiordania, attesa per il rientro dei connazionaliCisgiordania, attesa per il rientro dei connazionali
La priorità delle prossime ore sarà verificare il trasferimento dei fermati all'aeroporto Ben Gurion e l'effettivo avvio delle procedure di espulsione.
Restano da chiarire le ragioni giuridiche dei provvedimenti adottati dalle autorità israeliane, le circostanze dell'intervento nei pressi di Kafr Ni’ma e l'eventuale presenza di contestazioni specifiche nei confronti dei giornalisti e dei volontari.
Il governo italiano ha chiesto una soluzione immediata e continua a seguire la situazione attraverso i propri rappresentanti diplomatici.
L'episodio riporta intanto l'attenzione sulle condizioni di sicurezza in Cisgiordania e sulle difficoltà incontrate dagli osservatori internazionali che accompagnano i contadini palestinesi.
Il trasferimento previsto per sabato potrebbe aprire la strada al rientro dei sei italiani, ma fino alla conclusione delle procedure la vicenda resta aperta. Sul piano diplomatico, l'obiettivo della Farnesina è ottenere il rilascio dei connazionali e garantire che possano tornare in Italia senza ulteriori complicazioni.
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati