La crisi migratoria di Ceuta diventa un banco di prova anche per le politiche europee sull'immigrazione. Al vertice straordinario convocato per affrontare l'emergenza, l'Italia ha proposto di prendere come riferimento il cosiddetto "modello Albania", l'accordo stipulato con Tirana per la gestione di una parte dei migranti soccorsi nel Mediterraneo.
Secondo il governo guidato da Giorgia Meloni, l'eccezionale pressione registrata alle frontiere spagnole dimostra la necessità di individuare strumenti nuovi, capaci di alleggerire il peso che oggi grava sui Paesi di primo ingresso.
Link to In cosa consiste la propostaIn cosa consiste la proposta
L'idea sostenuta da Roma è quella di sviluppare accordi con Paesi terzi ritenuti sicuri, dove poter trasferire alcune procedure di identificazione e di esame delle richieste di protezione internazionale.
L'obiettivo dichiarato è scoraggiare le partenze irregolari, contrastare il traffico di esseri umani e accelerare i rimpatri di chi non possiede i requisiti per ottenere il diritto d'asilo.
Per il governo italiano, l'accordo con l'Albania rappresenta un precedente che potrebbe essere adattato anche ad altre situazioni di emergenza che interessano le frontiere esterne dell'Unione europea.
Link to Ceuta riapre il dibattito europeoCeuta riapre il dibattito europeo
La proposta arriva dopo la gravissima crisi che ha investito Ceuta, dove decine di migliaia di migranti hanno tentato di attraversare il confine tra Marocco e territorio spagnolo, provocando un'emergenza umanitaria e di sicurezza senza precedenti.
Secondo Roma, eventi di questa portata dimostrano come l'attuale sistema europeo sia ancora troppo esposto alle pressioni migratorie improvvise e renda necessario rafforzare gli strumenti di prevenzione.
Link to Le reazioni nell'UnioneLe reazioni nell'Unione
La proposta italiana ha raccolto interesse da parte di alcuni governi che negli ultimi anni hanno chiesto un rafforzamento delle frontiere esterne e una maggiore cooperazione con i Paesi di origine e di transito dei migranti.
Altri Stati membri, invece, mantengono un atteggiamento più prudente, chiedendo che qualsiasi eventuale estensione del modello rispetti pienamente il diritto europeo e le convenzioni internazionali in materia di asilo e tutela dei diritti fondamentali.
Anche la Commissione europea continua a seguire il dossier, ricordando che eventuali soluzioni esterne dovranno essere compatibili con il quadro normativo dell'Unione.
Link to Il confronto resta apertoIl confronto resta aperto
Per il governo Meloni il modello Albania rappresenta uno degli strumenti più innovativi sviluppati negli ultimi anni per affrontare i flussi migratori irregolari e potrebbe diventare un punto di riferimento anche per altre emergenze, come quella esplosa a Ceuta.
Il dibattito, però, resta aperto. Da una parte c'è chi ritiene indispensabile sperimentare nuove forme di gestione dell'immigrazione; dall'altra chi teme che il trasferimento delle procedure fuori dal territorio dell'Unione possa sollevare questioni giuridiche e umanitarie ancora irrisolte.
La crisi di Ceuta, intanto, continua a riportare al centro dell'agenda europea il tema del controllo delle frontiere, della redistribuzione dei migranti e della ricerca di un equilibrio tra sicurezza e diritto d'asilo.
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati