Demanio, Dal Verme: "Il patrimonio pubblico sia una vera res publica"

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Martina Esposito

Alla Camera dei deputati la presentazione del Rapporto annuale 2026 dell'Agenzia del Demanio, illustrato dal Direttore Generale Alessandra dal Verme. Al centro una nuova visione del patrimonio immobiliare dello Stato, orientata alla rigenerazione urbana, all'innovazione e al recupero di immobili per finalità sociali

Demanio, Dal Verme: "Il patrimonio pubblico sia una vera res publica"

Gli immobili pubblici sono una leva strategica per lo sviluppo del Paese. È questa la linea emersa durante la presentazione del Rapporto annuale 2026 dell'Agenzia del Demanio, intitolato Il patrimonio immobiliare dello Stato. Memoria, identità e infrastruttura di futuro, ospitata nella Sala della Regina di Palazzo Montecitorio. L'incontro ha riunito il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli, il viceministro dell'Economia e delle Finanze Maurizio Leo e il direttore dell'Agenzia del Demanio Alessandra dal Verme, che hanno illustrato la strategia con cui il patrimonio pubblico viene ripensato come strumento di rigenerazione urbana, innovazione e crescita economica e sociale.

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Nel suo indirizzo di saluto, il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli ha evidenziato come il Rapporto stilato dall'Agenzia del Demanio prenda le mosse una consapevolezza: la trasformazione degli spazi pubblici deve partire dalla centralità delle persone. «La qualità degli spazi pubblici e la loro capacità di generare valore economico e sociale devono tornare al centro», ha affermato, sottolineando come anche la demolizione di edifici non più recuperabili possa costituire una forma di valorizzazione quando restituisce qualità al paesaggio e al territorio. Per Rampelli il patrimonio pubblico deve contribuire a rafforzare il senso di appartenenza dei cittadini, diventando uno strumento al servizio della collettività senza rinunciare all'innovazione. «Ciò che non si trasforma prima diventa degrado, poi genera bruttezza e infine miseria, materiale e spirituale», ha osservato.

Rampelli Camera

A delineare il quadro operativo è stato il viceministro dell'Economia e delle Finanze Maurizio Leo, che ha ricordato come l'Agenzia del Demanio gestisca circa 45 mila immobili, per un valore complessivo di 60 miliardi di euro. «L'immobile pubblico non deve più essere visto come un peso, ma come un valore per lo sviluppo dei territori», ha spiegato. La strategia passa attraverso riqualificazione, efficientamento energetico, valorizzazione immobiliare, innovazione tecnologica e partenariati pubblico-privati. Leo ha inoltre richiamato il Piano Casa del Governo, che punta a realizzare 100 mila alloggi in dieci anni, recuperando circa 60 mila abitazioni oggi inutilizzabili, obiettivo destinato a intrecciarsi con l'attività dell'Agenzia anche attraverso il coinvolgimento del Terzo settore.

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Il cuore dell'iniziativa è stato però affidato alla relazione del direttore dell'Agenzia del Demanio, Alessandra dal Verme, che ha illustrato il cambio di paradigma avviato negli ultimi anni. «L'immobile pubblico torna a essere uno strumento attivo del Paese, non più destinato alla mera dismissione, ma motore di sviluppo dei territori e di creazione di valore per la collettività», ha affermato. Una trasformazione fondata, ha spiegato, su tre elementi: la centralità della persona, la conoscenza degli immobili e dei territori e un metodo di collaborazione tra amministrazioni pubbliche e tra pubblico e privato.

Secondo dal Verme, il patrimonio dello Stato deve essere considerato una vera "res publica", un patrimonio identitario diffuso da mettere al servizio dell'interesse collettivo. Non più singoli edifici isolati, ma parti di un ecosistema urbano capace di rispondere ai nuovi bisogni delle pubbliche amministrazioni, dei cittadini e dei territori. In questo contesto l'Agenzia assume un duplice ruolo: soggetto operativo pubblico e incubatore di innovazione, facendo leva sulle tecnologie digitali, sulla progettazione avanzata e sulla gestione integrata di un patrimonio composto da circa 45 mila immobili.

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La direttrice ha quindi illustrato il Piano Città degli Immobili Pubblici, definendolo un nuovo metodo di pianificazione che mette in rete enti territoriali, amministrazioni, università e altri soggetti istituzionali per programmare gli interventi secondo tre dimensioni: sociale, ambientale ed economica. L'obiettivo è costruire un quadro di certezze amministrative e progettuali capace di attrarre investimenti, favorire il riuso del patrimonio pubblico e coinvolgere anche il mondo dell'associazionismo e del Terzo settore.

Ampio spazio è stato dedicato anche all'innovazione tecnologica, considerata uno degli strumenti fondamentali per migliorare la qualità della progettazione pubblica. In questo ambito dal Verme ha ricordato il recente accordo con l'Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) per la diffusione della progettazione digitale BIM, con l'obiettivo di rafforzare efficienza, trasparenza e qualità degli interventi.

Il Rapporto conferma così il cambio di approccio dell'Agenzia del Demanio: il patrimonio immobiliare dello Stato non viene più considerato soltanto come un insieme di beni da gestire o alienare, ma come un'infrastruttura strategica capace di sostenere la rigenerazione delle città, favorire nuovi servizi per i cittadini e generare valore economico e sociale nel lungo periodo.

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