Egitto, al-Sisi avverte: "Difenderemo l'Arabia Saudita, ma non attaccheremo lo Yemen"

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Pierpaolo Carmine Beccarisi

Il Cairo valuta un sostegno militare a Riad contro gli Houthi, ma esclude attacchi nello Yemen e punta a evitare un nuovo conflitto regionale

Egitto, al-Sisi avverte: "Difenderemo l'Arabia Saudita, ma non attaccheremo lo Yemen"

L'Egitto è pronto a sostenere la sicurezza dell'Arabia Saudita, ma non intende partecipare ad attacchi contro lo Yemen. È la posizione ribadita mercoledì 22 ottobre dal presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, intervenuto durante l'evento istituzionale Egypt Forum 2026. Il capo dello Stato ha precisato che un eventuale intervento militare a sostegno di Riad avrebbe esclusivamente finalità difensive, con l'obiettivo di proteggere il territorio e i confini sauditi dagli attacchi degli Houthi. "Parliamo di difendere il territorio e le frontiere del regno", ha dichiarato al-Sisi, sottolineando la necessità di evitare ulteriori destabilizzazioni nella regione. "La situazione non può sopportare altra instabilità in altri Paesi. Vogliamo contribuire al ripristino della stabilità nei Paesi che l'hanno perduta", ha aggiunto.

Le dichiarazioni arrivano in una fase di forte tensione, segnata dall'intensificazione degli attacchi contro l'Arabia Saudita e dalle minacce alla sicurezza delle rotte marittime strategiche del Mar Rosso. Nei giorni precedenti, al-Sisi aveva chiesto al Parlamento di autorizzare un eventuale sostegno militare a Riad, qualora fosse formalmente richiesto. L'Assemblea ha tenuto due insolite sedute a porte chiuse, rinviando però alla settimana successiva le deliberazioni sulla questione. Alcuni parlamentari hanno espresso perplessità sull'ipotesi di un intervento, chiedendo obiettivi definiti, informazioni dettagliate sull'operazione e garanzie sulla sicurezza dei soldati egiziani eventualmente impiegati.

In Egitto, infatti, il coinvolgimento diretto in una nuova guerra nello Yemen è un'ipotesi delicata, anche per il ricordo della disastrosa campagna militare degli anni Sessanta. Sotto la presidenza di Gamal Abdel Nasser, migliaia di soldati egiziani persero la vita nel conflitto civile yemenita, un'esperienza spesso paragonata alla guerra del Vietnam per i costi umani e le difficoltà incontrate sul campo. Una memoria che continua a influenzare il dibattito politico e strategico del Cairo.

Il rapporto con l'Arabia Saudita rappresenta, tuttavia, uno dei pilastri della politica estera egiziana. Riad è da anni un alleato fondamentale e ha fornito un importante sostegno finanziario all'amministrazione al-Sisi dopo la destituzione del presidente Mohamed Morsi nel 2013. Il leader egiziano ha richiamato proprio questo legame, definendo inconcepibile restare indifferenti di fronte alle minacce alla sicurezza saudita, soprattutto alla luce del sostegno ricevuto dal regno nei primi anni della sua presidenza.

L'Egitto aveva già preso parte alla coalizione guidata dall'Arabia Saudita contro gli Houthi nel 2015, contribuendo con forze navali e aeree e schierando navi da guerra nel Mar Rosso e nello stretto di Bab el-Mandeb. Nell'ultimo decennio, però, il Cairo ha progressivamente adottato una politica estera più prudente, concentrandosi sulla difesa dei propri interessi nazionali e cercando di evitare il coinvolgimento diretto in conflitti regionali difficili da controllare.

Questa strategia si riflette anche nei rapporti con l'Iran, con cui l'Egitto mantiene aperti canali diplomatici nonostante le crescenti tensioni regionali. Il ministro degli Esteri egiziano, Badr Abdelatty, ha ribadito che la linea del Cairo si fonda sulla "saggezza e sull'equilibrio strategico". Nei giorni scorsi, Abdelatty ha avuto contatti con il suo omologo iraniano, Abbas Araghchi, che ha avvertito come un eventuale intervento egiziano rischierebbe di rendere la situazione ancora più complessa. Teheran ha inoltre sottolineato che l'Egitto dispone dell'esperienza necessaria per evitare di rimanere coinvolto in un conflitto particolarmente articolato.

Il Cairo intende così preservare la propria autonomia diplomatica, mantenendo rapporti con attori contrapposti, tra cui Israele, Hamas e Iran. Una scelta confermata anche dalla mancata adesione al patto di difesa della Mecca, firmato in agosto da Arabia Saudita, Turchia e Pakistan, che avrebbe potuto restringere i margini di manovra egiziani sul piano strategico.

Nel frattempo, la crisi sta producendo conseguenze sempre più rilevanti sul piano della sicurezza e dell'economia. Nelle ultime settimane, gli attacchi degli Houthi contro l'Arabia Saudita si sono intensificati, colpendo ripetutamente l'area aeroportuale di Riad e contribuendo al rinvio di un importante appuntamento internazionale dedicato agli investimenti. Anche le minacce al traffico marittimo mettono a rischio le esportazioni petrolifere saudite, alimentando le preoccupazioni dei partner occidentali.

Riad ha quindi cercato di rafforzare il sostegno internazionale. Mercoledì, durante una visita in Arabia Saudita, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha annunciato che militari francesi contribuiranno alla protezione del terminal petrolifero di Yanbu, sul Mar Rosso. Il giorno precedente, il governo britannico aveva comunicato l'intenzione di schierare caccia per sostenere la difesa saudita dagli attacchi.

Per l'Egitto, tuttavia, la crisi rappresenta una minaccia diretta anche alla propria stabilità economica. Le tensioni nello stretto di Bab el-Mandeb, passaggio strategico per le navi dirette verso il Canale di Suez, hanno penalizzato le entrate derivanti dal traffico marittimo, che non si sono ancora riprese dagli effetti degli attacchi degli Houthi iniziati nel 2023. Un ulteriore peggioramento della situazione potrebbe aggravare le difficoltà economiche del Paese, rendendo ancora più complessa la scelta di un eventuale impegno militare.

A conferma dell'intensità dei rapporti diplomatici tra i due alleati, mercoledì una delegazione egiziana di alto livello, composta dal ministro degli Esteri Abdelatty e dal capo dell'intelligence, Hassan Rashad, ha visitato Riad per consegnare un messaggio di Sisi al principe ereditario Mohammed bin Salman. Il contenuto della comunicazione non è stato reso pubblico.

Il Cairo si trova dunque a dover conciliare la solidarietà nei confronti di un alleato strategico con la necessità di evitare una nuova campagna militare nello Yemen. Le parole di al-Sisi delineano una linea precisa: proteggere l'Arabia Saudita senza trasformare il sostegno difensivo in un attacco diretto contro il territorio yemenita. Resta da chiarire quale forma assumerà l'eventuale assistenza egiziana e quale decisione prenderà il Parlamento nei prossimi giorni. In un contesto regionale sempre più instabile, la priorità dichiarata del governo resta la tutela degli interessi nazionali, evitando che il conflitto si allarghi ulteriormente.

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