La Corte d’Appello di Milano ha confermato lo stop all’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto, respingendo il ricorso di Ilva e Acciaierie d’Italia. La decisione definitiva spetterà alla Cassazione, che si pronuncerà il 20 ottobre.
Nel frattempo, l’altoforno 2, l’unico ancora operativo, viene mantenuto a temperatura controllata e non spento completamente. Una soluzione che, secondo l’azienda, consentirebbe di preservare la possibilità di riavviare gli impianti qualora la Cassazione dovesse modificare il provvedimento.
Per i giudici, nei prossimi giorni non esiste un rischio concreto di danni irreparabili agli stabilimenti. Resta quindi in vigore l’ordinanza che impone la sospensione dell’attività dell’area a caldo fino alla rimozione dell’amianto ancora presente e all’adozione delle misure necessarie per riportare le emissioni di polveri sottili entro livelli di sicurezza.
La Corte ribadisce così un principio già affermato nei precedenti pronunciamenti: nel conflitto tra libertà d’impresa e tutela della salute, quest’ultima deve prevalere, anche alla luce dell’articolo 41 della Costituzione.
Gli effetti del fermo produttivo, intanto, iniziano a farsi sentire sul fronte occupazionale. Acciaierie d’Italia ha avviato le prime procedure di cassa integrazione, spiegando che il blocco dell’area a caldo avrà ripercussioni anche sulle attività collegate.
Ora tutto è nelle mani della Cassazione. Il 20 ottobre sarà chiamata a decidere su una vicenda che mette ancora una volta in bilico salute, occupazione e futuro industriale dell’ex Ilva di Taranto.
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