Extraprofitti, battaglia nell'Ue: sei Paesi chiedono una tassa sulle società energetiche

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Carlo Longo

Extraprofitti energetici, Italia e altri cinque Paesi chiedono una tassa europea. Bruxelles frena, Giorgetti valuta un intervento nazionale e Meloni chiede flessibilità sui conti pubblici. Il confronto all'Ecofin del 9 ottobre

Extraprofitti, battaglia nell'Ue: sei Paesi chiedono una tassa sulle società energetiche

Il caro energia riporta gli extraprofitti delle compagnie petrolifere al centro del confronto europeo. Italia e Germania guidano la richiesta di un intervento comune, ma Bruxelles frena. Domani, 9 ottobre, il dossier approderà all'Ecofin.

Il prezzo dell'energia continua a salire, le famiglie fanno i conti con bollette e carburanti sempre più costosi e i governi europei cercano nuove risorse per attenuare l'impatto dei rincari. È in questo scenario che torna a Bruxelles la battaglia sugli extraprofitti delle grandi società energetiche, con sei Paesi decisi a chiedere una risposta comune dell'Unione europea.

Italia, Germania, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna sostengono la necessità di un nuovo prelievo sui guadagni straordinari realizzati dalle compagnie petrolifere e del gas grazie all'aumento dei prezzi. L'obiettivo è utilizzare il gettito per finanziare misure di sostegno a famiglie e imprese, senza scaricarne interamente il costo sui bilanci pubblici.

La discussione entrerà nel vivo venerdì 9 ottobre, quando i ministri delle Finanze dell'Unione si riuniranno a Lussemburgo per l'Ecofin. Sul tavolo, tuttavia, non c'è ancora una proposta legislativa della Commissione europea, né un accordo sulle modalità di un eventuale intervento.

 

La richiesta dei sei Paesi e le resistenze di Bruxelles

Il confronto si è intensificato nelle ultime settimane, dopo che le tensioni in Medio Oriente e la chiusura dello Stretto di Hormuz hanno provocato un nuovo shock sui mercati energetici.

A settembre, durante la riunione informale dell'Ecofin a Dublino, il ministro tedesco delle Finanze Lars Klingbeil aveva chiesto alla Commissione di presentare opzioni concrete per tassare gli utili eccezionali delle compagnie energetiche. Una posizione condivisa dal ministro italiano dell'Economia Giancarlo Giorgetti, convinto che il consenso tra i governi europei possa crescere.

Bruxelles, però, mantiene una linea più prudente. Il commissario europeo all'Economia Valdis Dombrovskis ha ricordato che gli Stati membri possono già introdurre autonomamente imposte sugli extraprofitti e che la Commissione è disponibile a fornire assistenza tecnica. Per il momento, tuttavia, non è prevista una nuova proposta europea.

È proprio su questo punto che si concentra il confronto: i Paesi promotori chiedono una soluzione coordinata, mentre la Commissione ritiene che esistano già gli strumenti per intervenire a livello nazionale.

L'Irlanda: «Tassare gli extraprofitti è necessario»

A rafforzare le pressioni è intervenuta anche la presidenza irlandese del Consiglio dell'Unione europea.

Durante il dibattito al Parlamento europeo, il ministro irlandese agli Affari europei Thomas Byrne ha sostenuto che l'aumento dei prezzi dei combustibili fossili e del costo della vita renda necessario intervenire sugli utili straordinari delle società energetiche.

Secondo Byrne, il prelievo dovrebbe contribuire a compensare le perdite subite dalle famiglie a causa dell'inflazione energetica.

La posizione della presidenza irlandese rappresenta un'apertura politica, ma non equivale all'approvazione di una tassa. La presidenza ha infatti prospettato ulteriori occasioni di confronto tra gli Stati membri, mentre restano da definire base imponibile, aliquote e condizioni di applicazione.

 

Che cosa sono gli extraprofitti e come funzionerebbe la tassa

Per extraprofitti si intendono, in questo contesto, i guadagni eccezionali che alcune imprese possono realizzare per effetto di circostanze esterne, come un'improvvisa impennata dei prezzi del petrolio o del gas.

Non coincidono necessariamente con l'intero utile di un'azienda. La questione è individuare quale parte dei profitti superi i livelli ordinari e possa essere attribuita a condizioni di mercato straordinarie.

L'Unione europea ha già sperimentato questo strumento durante la crisi energetica del 2022, introducendo un contributo temporaneo di solidarietà per determinate imprese del settore dei combustibili fossili. Il prelievo prevedeva un'aliquota minima del 33% sulla parte degli utili imponibili superiore del 20% rispetto alla media di riferimento del periodo 2018-2021.

Riproporre oggi quel modello richiederebbe però una nuova valutazione delle condizioni economiche e dei profitti effettivamente realizzati.

Secondo una nota preparatoria della presidenza europea, ripristinare il precedente contributo nel 2026 potrebbe produrre entrate inferiori rispetto alla crisi del 2022. È uno degli elementi che complicano la trattativa.

Giorgetti non esclude una tassa italiana

Per il governo italiano la questione è particolarmente delicata. Da un lato Roma sostiene la necessità di un intervento europeo, dall'altro non esclude di procedere autonomamente qualora l'accordo tra i Ventisette dovesse tardare.

Giorgetti ha indicato soprattutto il settore della raffinazione, osservando che alcune società riescono a vendere prodotti petroliferi a prezzi eccezionalmente elevati anche sui mercati esterni all'Unione. Secondo il ministro, occorre distinguere questi guadagni da quelli derivanti dalla normale attività d'impresa.

La posizione italiana si intreccia con la preparazione della manovra per il 2027. Il governo sta discutendo anche con banche e imprese energetiche la possibilità di ottenere un contributo alle misure economiche previste per il prossimo anno. Il viceministro dell'Economia Maurizio Leo ha confermato la ricerca di una soluzione concordata, soprattutto con il settore bancario.

La tassa sugli extraprofitti, tuttavia, non è stata ancora introdotta. E le iniziative volontarie delle compagnie petrolifere, come i tetti ai prezzi dei carburanti annunciati da Eni e da altri operatori, restano misure commerciali distinte da un eventuale prelievo fiscale.

Meloni chiede anche più flessibilità sui conti pubblici

Accanto alla tassazione degli extraprofitti, l'Italia porta avanti un secondo confronto con Bruxelles: quello sulle regole di bilancio.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scritto alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per chiedere che l'impatto dell'inflazione energetica venga considerato nell'applicazione dei vincoli fiscali europei.

L'obiettivo è ottenere maggiore spazio per sostenere famiglie e imprese senza compromettere il percorso di risanamento dei conti pubblici.

Una richiesta analoga, pur con caratteristiche differenti, è stata avanzata dalla Grecia.

Le due questioni sono collegate economicamente, ma seguono percorsi istituzionali distinti. La tassazione degli extraprofitti sarà discussa informalmente all'Ecofin del 9 ottobre. La flessibilità fiscale, invece, non figura come punto specifico all'ordine del giorno, sebbene il ministero dell'Economia italiano abbia assicurato che Giorgetti solleverà comunque il problema nelle discussioni sulla situazione economica europea.

Il precedente del 2022 e i dubbi sul gettito

Il precedente della crisi energetica del 2022 dimostra che una misura europea è possibile. Ma le condizioni attuali non sono identiche.

Una nota preparata per l'Ecofin dalla presidenza irlandese segnala infatti che la semplice riproposizione del contributo straordinario potrebbe garantire oggi entrate più contenute.

Il problema non riguarda soltanto la volontà politica di tassare i grandi gruppi energetici, ma anche il metodo con cui individuare gli extraprofitti.

Un aumento dei prezzi alla pompa, per esempio, non comporta automaticamente un incremento equivalente degli utili di tutte le imprese della filiera. Produzione, raffinazione e distribuzione rispondono a dinamiche economiche differenti, con costi e margini che possono variare sensibilmente.

Una nuova imposta dovrebbe quindi stabilire quali attività assoggettare al prelievo, quale periodo utilizzare come riferimento e come evitare distorsioni della concorrenza nel mercato europeo.

Lo scontro politico arriva anche al Parlamento europeo

Il confronto sugli extraprofitti divide anche le forze politiche.

Durante il dibattito a Strasburgo, l'eurodeputato del Partito democratico Alessandro Zan ha chiesto al governo Meloni di intervenire subito a livello nazionale, sostenendo che l'attesa di una decisione europea non sia giustificata dalla posizione della Commissione.

Zan ha inoltre criticato il voto delle forze di destra su una proposta dei socialisti e democratici relativa alla tassazione dei profitti straordinari.

Il governo, dal canto suo, continua a privilegiare una soluzione condivisa tra gli Stati membri, pur lasciando aperta la possibilità di una misura italiana.

È una differenza politica sostanziale: non tanto sull'esistenza del problema dei rincari energetici, quanto su chi debba intervenire, con quali strumenti e in quali tempi.

L'Ecofin sarà il primo banco di prova

La riunione del 9 ottobre non dovrebbe produrre una decisione definitiva. Secondo le indicazioni diplomatiche raccolte alla vigilia, il confronto avverrà soprattutto durante una colazione informale tra i ministri delle Finanze.

Sarà comunque l'occasione per misurare il sostegno effettivo alla richiesta dei sei Paesi e capire se la Commissione intenda approfondire l'ipotesi di un nuovo contributo europeo.

La questione di fondo rimane aperta. Il rincaro dell'energia aumenta i costi per cittadini e imprese, mentre alcuni segmenti dell'industria petrolifera possono beneficiare delle condizioni eccezionali del mercato. I governi devono decidere se redistribuire una parte di quei guadagni attraverso il fisco oppure affidarsi ad altri strumenti di sostegno.

Per l'Italia, alle prese con una manovra complessa e margini di bilancio limitati, la scelta avrà conseguenze concrete. Ma per ora la tassa europea sugli extraprofitti resta una proposta politica, non una misura approvata.

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