Francia, Lecornu apre agli studenti: «Vi ascoltiamo». Ma la protesta continua con i sindacati

di

Ennio Bassi

Il premier riconosce il disagio dei giovani e annuncia le prime decisioni del governo entro la fine di ottobre. Il confronto proseguirà nei licei, ma la mobilitazione non si ferma: cinque grandi sindacati scendono in piazza al fianco degli studenti

Francia, Lecornu apre agli studenti: «Vi ascoltiamo». Ma la protesta continua con i sindacati

Il governo francese prova ad aprire un canale di dialogo con gli studenti, mentre la protesta che da giorni attraversa il Paese si prepara a una nuova giornata di mobilitazione. A guidare il tentativo di distensione è il primo ministro Sébastien Lecornu, che ha riconosciuto pubblicamente le ragioni del disagio dei giovani e promesso le prime risposte dell'esecutivo entro la fine di ottobre.

«Le parole degli studenti sono preziose, ora devono essere ascoltate», ha scritto Lecornu su X. In un successivo intervento dal suo studio, il premier ha sottolineato che la rabbia dei giovani «non viene dal nulla» e che le loro preoccupazioni non possono lasciare indifferenti le istituzioni.

Il governo, ha spiegato, presenterà le prime decisioni alla fine del mese. Nel frattempo continueranno gli spazi di confronto avviati all'interno delle scuole, con iniziative previste in ogni liceo fino alla prossima settimana.

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L'apertura di Lecornu non basta però, almeno per ora, a fermare la contestazione. Rappresentanti delle organizzazioni studentesche delle scuole superiori e delle università hanno chiesto un incontro diretto con il primo ministro, lamentando l'assenza di provvedimenti concreti da parte dei ministeri dell'Educazione e dell'Insegnamento superiore.

Sul tavolo rimane anche la gestione dell'ordine pubblico. Dopo le polemiche per gli episodi di violenza verificatisi durante le manifestazioni, Lecornu ha assicurato che non è mai stato impartito alla polizia l'ordine di cercare lo scontro con gli studenti.

Il ministro dell'Interno Laurent Nuñez ha intanto disposto la sospensione dell'impiego di alcuni dispositivi utilizzati dalle forze dell'ordine, dopo il grave episodio avvenuto a Lens, nel nord della Francia, dove un ragazzo ha perso una mano nell'esplosione di una granata anti-accerchiamento.

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Nonostante i tentativi di dialogo, la protesta si prepara al suo quarto atto. A dare nuovo impulso alle manifestazioni sono cinque tra i principali sindacati francesi, che hanno annunciato la partecipazione ai cortei in solidarietà con gli studenti.

A Parigi il punto di ritrovo sarà la Bastiglia. Manifestazioni sono previste anche a Lione, Strasburgo, Marsiglia, Nizza e Lille, alcune delle città dove la contestazione è stata più intensa.

Il sostegno sindacale arriva mentre il ministero dell'Educazione segnala un ridimensionamento dei blocchi nelle scuole. Nell'ultima giornata sono stati 459 i licei nei quali le lezioni sono state sospese totalmente o parzialmente, contro gli 891 del giorno precedente.

La protesta continua comunque a raccogliere un significativo consenso nell'opinione pubblica. Secondo i sondaggi citati, il 55% dei francesi mostra un atteggiamento favorevole o comunque comprensivo nei confronti della mobilitazione: il 26% dichiara di sostenerla e un ulteriore 29% afferma di guardarla con simpatia.

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A Parigi non sono mancati nuovi momenti di tensione. Davanti a Sciences Po, nel Quartiere latino, alcuni studenti hanno bloccato l'accesso all'istituto e costruito una barricata con cassonetti lungo Boulevard Saint-Germain.

Altri manifestanti si sono invece schierati tenendosi per mano davanti agli agenti, intonando la Marsigliese. Una scena che restituisce le diverse anime di un movimento nel quale sono soprattutto i liceali più giovani ad avere assunto un ruolo centrale.

Alcuni esponenti della protesta puntano ora a una «settimana nera», con iniziative e manifestazioni destinate a proseguire fino a sabato.

Il bilancio degli scontri e delle tensioni registrati dall'inizio della mobilitazione resta pesante. Secondo le cifre riportate, sarebbero rimasti feriti 215 studenti, 85 tra insegnanti e componenti del personale scolastico e circa 800 tra poliziotti e gendarmi.

La Francia entra così in una fase delicata della protesta. Da una parte il governo prova a trasformare il confronto nelle scuole in una risposta politica, promettendo provvedimenti entro poche settimane; dall'altra gli studenti, ora sostenuti apertamente dai sindacati, mantengono alta la pressione delle piazze.

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