Link to Nonostante le pressioni interne, Netanyahu ha confermato che Israele non esiterà a riprendere le ostilità qualora Hamas non rispetti i termini concordati. Il premier ha sottolineato di aver ricevuto rassicurazioni dagli Stati Uniti: i presidenti Joe Biden e Donald Trump hanno garantito il loro sostegno in caso di un ritorno al conflittoNonostante le pressioni interne, Netanyahu ha confermato che Israele non esiterà a riprendere le ostilità qualora Hamas non rispetti i termini concordati. Il premier ha sottolineato di aver ricevuto rassicurazioni dagli Stati Uniti: i presidenti Joe Biden e Donald Trump hanno garantito il loro sostegno in caso di un ritorno al conflitto
[caption id="attachment_63283" align="alignleft" width="300"]Nella notte tra giovedì e venerdì, i negoziati tra Israele, Hamas, Stati Uniti e Qatar hanno portato alla firma di un accordo cruciale per il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. L’intesa, siglata ufficialmente a Doha, prevede un doppio impegno: da un lato il rilascio degli ostaggi israeliani detenuti da Hamas, dall’altro la scarcerazione di numerosi prigionieri palestinesi da parte di Israele. Dopo settimane di trattative, i mediatori sono riusciti a sbloccare una questione particolarmente complessa, quella degli ostaggi, risolta già nella serata di giovedì.
Il giorno successivo, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha riunito il gabinetto di sicurezza per discutere i termini dell’accordo e ha ricevuto il via libera per raccomandarne l’approvazione definitiva da parte del governo. La riunione formale dell’esecutivo è prevista a breve, per dare il via libera finale al piano.
Le tensioni all’interno del governo israeliano
Mentre l’accordo segna una svolta nei rapporti tra Israele e Hamas, ha anche scatenato divisioni all’interno della coalizione di governo israeliana. Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza nazionale e figura di spicco dell’ala ultranazionalista, ha annunciato la sua intenzione di dimettersi e di ritirare il suo partito, Otzma Yehudit, dalla coalizione. Pur ribadendo il proprio rispetto per Netanyahu, Ben-Gvir ha definito l’accordo come “disastroso” e incompatibile con i valori del suo partito. Anche Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze e leader di un’altra formazione della destra estrema, ha minacciato di rompere con la coalizione.
Nonostante le pressioni interne, Netanyahu ha confermato che Israele non esiterà a riprendere le ostilità qualora Hamas non rispetti i termini concordati. Il premier ha sottolineato di aver ricevuto rassicurazioni dagli Stati Uniti: i presidenti Joe Biden e Donald Trump hanno garantito il loro sostegno in caso di un ritorno al conflitto.
I dettagli dell’accordo e i prossimi passi
La firma dell’accordo è stata apposta, per conto degli Stati Uniti, dal consigliere del presidente Joe Biden per il Medio Oriente, Brett McGurk, e da Steve Witkoff, inviato speciale di Trump per la regione. Dopo settimane di lavoro fianco a fianco, i due mediatori hanno giocato un ruolo determinante nel raggiungimento dell’intesa.
L’entrata in vigore del cessate il fuoco è prevista per domenica. L’ufficio di Netanyahu ha confermato che, una volta approvato dal governo, il rilascio dei primi ostaggi avverrà secondo il calendario stabilito. La liberazione iniziale dovrebbe riguardare alcune donne civili e avverrà nel pomeriggio di domenica.
Gli ostaggi che saranno liberati nella prima fase
La lista dei primi 33 ostaggi israeliani che Hamas si impegna a rilasciare è già stata resa nota dai media locali. Si tratta principalmente di donne e bambini, molte delle quali rapite durante gli attacchi ai kibbutz e al festival di Nova. Tra i nomi più noti ci sono quelli di Shiri Bibas e dei suoi due figli, Ariel e Kfir. Anche cinque soldatesse israeliane saranno liberate in questa fase iniziale, insieme a diversi uomini anziani e alcune persone con gravi condizioni di salute.
La sorte di questi ostaggi, rimasti per settimane nelle mani di Hamas, è stata al centro delle trattative e rappresenta un passo significativo verso una tregua più stabile. Tuttavia, le autorità israeliane restano caute e vigilano sull’effettiva attuazione dell’accordo.
La scarcerazione dei detenuti palestinesi
In cambio del rilascio degli ostaggi israeliani, Israele procederà con la scarcerazione di un numero consistente di prigionieri palestinesi. L’intesa prevede che vengano liberati minori, donne e detenuti di lungo corso, con priorità per coloro che non hanno partecipato ad azioni violente.
Tra i detenuti palestinesi destinati alla scarcerazione ci sono individui arrestati a partire dall’ottobre 2023, che non sono stati coinvolti nei recenti massacri. Questo gesto, pur controverso all’interno della società israeliana, rappresenta uno degli elementi chiave per sbloccare la crisi.
Un fragile equilibrio tra pace e guerra
L’accordo raggiunto è senza dubbio un passo importante per ridurre le tensioni nella regione, ma il cammino verso una pace duratura rimane incerto. Israele si prepara a riprendere il conflitto qualora Hamas non onori gli impegni, e all’interno del governo israeliano crescono i segnali di instabilità politica.
Per ora, il cessate il fuoco rappresenta una tregua tanto necessaria quanto fragile. Gli occhi del mondo restano puntati su Gaza, mentre i mediatori internazionali monitorano con attenzione l’evolversi degli eventi.
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati