Link to Dal 18 marzo, Israele ha intensificato i bombardamenti e le incursioni terrestri, colpendo diverse aree, tra cui Beit Lahia e Khan Younis. Secondo il Ministero della Sanità della Striscia, legato ad Hamas, il numero delle vittime palestinesi è salito a 921 solo dall'ultima ripresa delle ostilità, portando il bilancio totale dall’inizio del conflitto, il 7 ottobre 2023, a oltre 50.000 mortiDal 18 marzo, Israele ha intensificato i bombardamenti e le incursioni terrestri, colpendo diverse aree, tra cui Beit Lahia e Khan Younis. Secondo il Ministero della Sanità della Striscia, legato ad Hamas, il numero delle vittime palestinesi è salito a 921 solo dall'ultima ripresa delle ostilità, portando il bilancio totale dall’inizio del conflitto, il 7 ottobre 2023, a oltre 50.000 morti
L'esercito israeliano ha annunciato l’avvio di operazioni di terra a Rafah, con l’obiettivo di espandere la cosiddetta “zona di sicurezza” nel sud della Striscia di Gaza. Dal 18 marzo, Israele ha intensificato i bombardamenti e le incursioni terrestri, colpendo diverse aree, tra cui Beit Lahia e Khan Younis. Secondo il Ministero della Sanità della Striscia, legato ad Hamas, il numero delle vittime palestinesi è salito a 921 solo dall'ultima ripresa delle ostilità, portando il bilancio totale dall’inizio del conflitto, il 7 ottobre 2023, a oltre 50.000 morti.
Spari sulle ambulanze e polemiche internazionali
Uno degli episodi più controversi riguarda l’attacco israeliano contro alcune ambulanze a Rafah. L’esercito israeliano ha dichiarato di aver aperto il fuoco dopo aver identificato i mezzi come "veicoli sospetti", sostenendo che trasportassero membri di Hamas. Tuttavia, la Mezzaluna Rossa Palestinese ha denunciato la scomparsa di nove suoi operatori, accusando Israele di impedire le operazioni di ricerca. Il caso ha alimentato nuove accuse di violazioni del diritto internazionale, con Hamas che ha parlato di un “massacro deliberato” ai danni di soccorritori protetti dalle convenzioni umanitarie.
Possibili spiragli nei negoziati
Nonostante l’escalation militare, si intravede un piccolo segnale di apertura nei negoziati. Secondo l’emittente israeliana Kan, Hamas potrebbe accettare il rilascio di alcuni ostaggi in cambio di una tregua temporanea in occasione della festività dell’Eid. Tra i prigionieri che potrebbero essere liberati figura l’americano-israeliano Edan Alexander, per il quale gli Stati Uniti starebbero facendo pressioni. Tuttavia, resta incerta la reale portata dell'accordo e le eventuali richieste di Hamas in cambio della liberazione.
Il malcontento in Israele cresce
All'interno di Israele, il conflitto sta diventando sempre più impopolare. Un sondaggio condotto dall’emittente Canale 12 ha rivelato che il 69% della popolazione sarebbe favorevole alla fine della guerra in cambio della restituzione dei 59 ostaggi ancora detenuti a Gaza. Anche tra gli elettori della coalizione di governo, la maggioranza (54%) si dice favorevole a un accordo per porre fine alle ostilità.
Tensione al confine con il Libano
Oltre al conflitto a Gaza, la situazione resta critica anche sul fronte settentrionale. Secondo fonti libanesi, soldati israeliani avrebbero aperto il fuoco contro una pattuglia di militari francesi della missione UNIFIL, impegnata in un’ispezione nei pressi del villaggio di Rmaish. Non si segnalano feriti, ma l’episodio conferma il clima di alta tensione che continua a caratterizzare l’intera regione
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