Gaza, Khan, ex Onu: "Violazione del diritto internazionale"

di

Emilia Morelli
Gaza, Khan, ex Onu: "Violazione del diritto internazionale"

Link to Secondo lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale, la deportazione o il trasferimento forzato di popolazioni possono configurarsi come crimini contro l'umanitàSecondo lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale, la deportazione o il trasferimento forzato di popolazioni possono configurarsi come crimini contro l'umanità

gazaL'idea di un trasferimento forzato dei due milioni di abitanti di Gaza per trasformare la Striscia in una riviera mediterranea, come ventilato dall'ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha suscitato forti preoccupazioni. Yousuf Syed Khan, esperto legale in diritto internazionale, ex rappresentante dell'Onu e consulente per governi e organizzazioni internazionali, non ha dubbi: una simile proposta violerebbe il diritto internazionale. Secondo lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale, la deportazione o il trasferimento forzato di popolazioni possono configurarsi come crimini contro l'umanità.

In un'intervista rilasciata a La Repubblica Khan ha ricordato che malgrado le gravi distruzioni causate dai conflitti, specialmente nel nord di Gaza, obbligare la popolazione a lasciare le proprie case rischierebbe di rappresentare una violazione flagrante del diritto internazionale. La distruzione intenzionale di abitazioni per impedire ai residenti di tornare configurerebbe quella che gli esperti definiscono una forma di “transfer forzato costruttivo”, simile a quanto accaduto nei Balcani durante le guerre nell'ex Jugoslavia.

I vincoli del diritto internazionale e le posizioni di Israele su Gaza

Sebbene Israele abbia ratificato la Quarta Convenzione di Ginevra, ha sostenuto che questa non si applichi completamente a Gaza dopo il ritiro dei coloni avvenuto nel 2005. Tuttavia, secondo le Nazioni Unite e la Corte Internazionale di Giustizia, Israele rimane la potenza occupante poiché continua a controllare confini, spazio aereo e accesso marittimo.

Nel corso degli anni, ha ricordato Khan, l’idea di trasferire i palestinesi nella penisola del Sinai è emersa più volte. Dopo gli attacchi del 7 ottobre, il ministero dell'Intelligence israeliano ha ipotizzato nuovamente questa opzione, suscitando un acceso dibattito internazionale. Tuttavia, la proposta è stata poi ridimensionata dal governo israeliano a semplice documento concettuale.

Pulizia etnica a Gaza: una definizione controversa ma rilevante

Il Segretario generale dell’Onu, António Guterres, ha espresso timori riguardo al rischio di una pulizia etnica. Sebbene il termine non sia formalmente definito in alcun trattato internazionale, la Commissione delle Nazioni Unite istituita per indagare sulle violazioni nell'ex Jugoslavia ha fornito una definizione nel 1994: “Rendere un'area etnicamente omogenea usando la forza o l'intimidazione per rimuovere persone di determinati gruppi”. La proposta di spopolare Gaza prima di una eventuale ricostruzione potrebbe rientrare in questa definizione, configurandosi come una forma di pulizia etnica.

Gli strumenti delle Nazioni Unite e la resistenza regionale

Le Nazioni Unite possono approvare risoluzioni di condanna, anche se queste non hanno carattere vincolante e possono essere ignorate da Israele e Stati Uniti. La Corte Penale Internazionale potrebbe però espandere le proprie indagini, offrendo un potenziale deterrente a progetti simili.

A livello regionale, l'Egitto ha già respinto i piani israeliani di espulsione dei palestinesi, avvertendo che tale mossa violerebbe il Trattato di Pace con Israele del 1979 e destabilizzerebbe l'intera area. Anche la Giordania, che ospita già oltre due milioni di rifugiati palestinesi, ha manifestato una posizione ferma. Il re Abdullah ha più volte dichiarato che un ulteriore spostamento forzato rappresenterebbe una “linea rossa” che comprometterebbe le relazioni con Israele e Stati Uniti.

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

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