Gaza, la denuncia di Parolin: "Dubitare dell’errore è legittimo". E il bilancio dei morti continua a salire

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Redazione
Gaza, la denuncia di Parolin: "Dubitare dell’errore è legittimo". E il bilancio dei morti continua a salire

Il segretario di stato Vaticano  mette in dubbio la versione israeliana sull’attacco alla chiesa di Gaza. Oltre 58.000 i palestinesi uccisi, tra cui migliaia di bambini. La Striscia è ormai distrutta. Tensione al confine con la Siria, mentre Trump annuncia il rilascio imminente di dieci ostaggi.

 

“È uno sviluppo drammatico, e dobbiamo aspettare chiarimenti, ma è legittimo dubitare che si sia trattato di un errore”. Con queste parole, il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, ha commentato l’attacco israeliano che due giorni fa ha colpito la basilica della Sacra Famiglia a Gaza, unico luogo di culto cattolico rimasto attivo nella Striscia, causando la morte di tre civili cristiani e ferendo almeno altre dieci persone. “Se c’è stata la volontà di colpire una chiesa cristiana, sapendo quanto i cristiani siano un elemento di moderazione nel Medio Oriente – ha proseguito Parolin – ci troveremmo davanti a un fatto molto grave”. Il porporato ha parlato in un’intervista al Tg2, rilanciata dai media vaticani, sottolineando come la Santa Sede stia seguendo con crescente preoccupazione l’evolversi della situazione nella Striscia di Gaza e nel resto del Medio Oriente. La condanna implicita dell’operato israeliano si unisce alla testimonianza diretta dei patriarchi cristiani, il cattolico Pierbattista Pizzaballa e il greco-ortodosso Teofilo III, che ieri hanno attraversato i blocchi israeliani – dopo ore d’attesa – per visitare i sopravvissuti nella chiesa bombardata. «Un affronto alla dignità», ha scritto Lorenzo Cremonesi, testimone della visita tra le macerie. Gaza, i numeri della catastrofe Secondo fonti ospedaliere locali e il ministero della Sanità di Gaza, sono almeno 58.000 i palestinesi uccisi dall’inizio delle operazioni israeliane nella Striscia, la maggior parte dei quali civili. Le Nazioni Unite confermano che quasi la metà delle vittime è composta da bambini e minori. L’UNICEF parla di una media di 28 bambini uccisi al giorno negli ultimi 21 mesi di guerra.Nella sola giornata di oggi, almeno 41 persone sono state uccise, molte delle quali mentre erano in fila per ricevere aiuti umanitari nei pressi di Rafah e Khan Yunis. La Protezione civile di Gaza, gestita da Hamas, denuncia due attacchi israeliani contro i centri di distribuzione degli aiuti. Almeno 100 i feriti, secondo Al Jazeera. Intanto l’IDF (Forze di Difesa israeliane) ha rivendicato l’eliminazione di circa 90 obiettivi nelle ultime 24 ore, tra cui depositi di armi e postazioni militari sotterranee a Gaza City e Beit Hanoun. Tra i miliziani uccisi, anche il comandante del battaglione Daraj-Tuffah di Hamas, coinvolto negli assalti del 7 ottobre 2023 contro Israele.

Il 70% di Gaza è inabitabile

A preoccupare non sono solo i numeri delle vittime, ma anche la distruzione sistematica del territorio. Secondo uno studio condotto da Adi Ben-Nun dell’Università Ebraica di Gerusalemme, basato su analisi satellitari, oltre il 70% delle aree urbane di Gaza è ormai inabitabile. La BBC ha parlato apertamente di «demolizioni controllate», in una campagna intensificata dopo il ritiro israeliano da un precedente cessate il fuoco annunciato il 19 gennaio scorso. “I residenti non hanno più una casa dove tornare. Le loro vite sono state cancellate”, afferma Ben-Nun, sottolineando come la distruzione sia parte di una strategia ben definita dal governo di Benjamin Netanyahu, sempre più condizionato dalla destra radicale e messianica.

Israele-Siria: tregua fragile e tensioni druse

Un inatteso spiraglio di tregua si è aperto invece sul fronte settentrionale: Israele e Siria hanno raggiunto un accordo di cessate il fuoco, come annunciato dall’ambasciatore statunitense Tom Barrack, con la mediazione di Turchia e Giordania. Il governo siriano ha ordinato il cessate il fuoco immediato nella provincia di Sweida, a maggioranza drusa, e il dispiegamento delle forze di sicurezza sul territorio. Ma la situazione resta tesa: nella notte, decine di giovani drusi israeliani hanno sfondato la barriera di confine sulle alture del Golan e sono entrati in territorio siriano, scontrandosi con i militari israeliani. L’IDF parla di “raduno violento” e denuncia il rischio di escalation. Contro Damasco è arrivata anche una dura condanna diplomatica: il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar ha accusato il presidente siriano Ahmed al-Sharaa di fomentare l’odio contro le minoranze e di sostenere i jihadisti, in un messaggio pubblicato su X (ex Twitter). «Nella Siria di al-Sharaa è pericoloso appartenere a una minoranza: drusa, alawita, curda o cristiana», ha scritto Saar.

Trump: presto altri ostaggi liberati

In questo quadro drammatico, una notizia di speranza arriva da Washington. Il presidente Donald Trump ha annunciato che altri 10 ostaggi saranno rilasciati “a breve” da Hamas. La notizia è stata diffusa durante una cena con parlamentari alla Casa Bianca. I negoziati proseguono a Doha, con una proposta americana per un cessate il fuoco di 60 giorni. Un accordo che, se realizzato, potrebbe rappresentare un primo passo verso la fine di una guerra che ha cancellato intere città, sterminato famiglie e infranto ogni senso di sicurezza, diritto e umanità.

 

 

 

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

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