Link to Da Montegranaro al successo globale il brand di lusso artigianale resiste alle sfide dei mercati internazionali e cresce. Il segreto? "Fare bene ciò che si ama"Da Montegranaro al successo globale il brand di lusso artigianale resiste alle sfide dei mercati internazionali e cresce. Il segreto? "Fare bene ciò che si ama"
L’Italia che fa l’Italia. Un’azienda nata nel cuore delle Marche, a Montegranaro, che nel 1969 ha mosso i primi passi come laboratorio di calzature fatte a mano con il nome di “Duca del Nord” oggi è diventata un gioiello del Made in Italy riconosciuto nel mondo. La storia di “Officine Creative” è la storia di una famiglia che ha saputo osare, innovare e trasformare la passione in un brand internazionale, senza mai tradire la propria identità, muovendo i primi passi nelle fiere di Düsseldorf e New York, con una determinazione che non ha mai vacillato, fino a conquistare le passerelle globali. E’ il percorso intrapreso da Nazzareno Di Rosa e proseguito dai figli Luca, designer, e Roberto, ceo dell’azienda che oggi sono al timone di un vero e proprio impero della pelletteria hand made di lusso, a dimostrazione che l’eccellenza nasce dalla tenacia, dalla bellezza e da un’idea semplice ma potentissima: fare bene ciò che si ama. Questo il segreto di un marchio che dà lavoro a 110 persone e ha un fatturato da 20 milioni di euro proveniente per il 90% dall’ estero, Stati Uniti, Europa (Francia, Germania, Olanda e Regno Unito) Asia e Russia e negozi monomarca a New York, a Saint Germain Des Pres, a Parigi, a Brera a Milano, e una boutique nel cuore più elegante e riservato di Venezia, vicino al ponte del Cuoridoro. Più un online che cresce a ritmi del 4- 5- 10 % ogni stagione.
Officine Creative come si sta preparando ad affrontare la sfida dei super dazi lanciata dal presidente americano Donald Trump? Avete adottato strategie specifiche per proteggere la vostra presenza nel mercato americano e mantenere la competitività dei vostri prodotti? E’ la prima domanda che mi viene da rivolgere a Luca e Nazzareno, che ho incontrato a Serifos, isola delle Cicladi, dove Luca ama passare le vacanze con la moglie greca, Anastasia, e i tre figli piccoli.
Mi risponde Luca senza ombra di preoccupazione nello sguardo. “Negli Stati Uniti il nostro fatturato è pari a quello complessivo del mercato europeo, un segnale chiaro della forza del nostro brand. Guardando ai dazi, non credo che l’azienda subirà scossoni importanti, perché vanno a colpire soprattutto i prodotti di fascia medio‑bassa, mentre il lusso artigianale, quello che racconta una storia, continua a resistere. Certo, rincari ce ne saranno, ma chi acquista oggi prodotti di alta gamma non smetterà di farlo: la qualità, l’identità e l’unicità del Made in Italy rimangono irresistibili. Potrebbe esserci una lieve flessione, ma nel breve periodo il lusso resta solido. Sul lungo termine invece, tutto dipenderà dall’evoluzione del mercato americano; se dovesse entrare in recessione, è ovvio che anche i nostri clienti ne risentirebbero. Fino ad allora, però, continuiamo a guardare avanti con fiducia”.
Del resto, vip, star e buyer di prestigio sono innamorati di questo marchio italiano. Non solo New York, dove il brand marchigiano ha un negozio, ma anche Los Angeles va pazza per “Officine Italiane”. “Le nostre scarpe -racconta il designer- sono state indossate da Susan Sarandon, Jennifer Gardener...”. E anche il Nord Europa va a gonfie vele. “Francia, Olanda, Germania e Regno Unito. Devo dire che proprio il mercato inglese ha contribuito nel 1999 -2000 al lancio del nostro marchio promuovendone l’appeal. E’ stato un buyer che abbiamo conosciuto a Milano a far conoscere le nostre scarpe nei negozi più prestigiosi di Londra”.
Ma come è iniziato tutto? Insomma, qual è la chiave del vostro successo?”, domando rivolgendomi a Nazzareno, il fondatore della casa madre di Officine Italiane, Duca del Nord .
“Ho fondato Duca del Nord nel 1969 dal nulla. Ben presto ho capito che dovevo guardare oltre l’Italia. E' successo proprio agli esordi. Mi è capitato infatti di vendere le mie prime 1.500 paia di scarpe, per un valore di 5 milioni di lire, ma di non vedere mai quei soldi. Nessuno degli acquirenti mi ha pagato. Mi sono rivolto a un avvocato, ma mi sono ritrovato con una montagna di cambiali protestate. Un’avventura difficile, certo, ma illuminante. Così ho iniziato a frequentare fiere, da Milano a Düsseldorf fino a New York, senza conoscere una parola di lingue straniere. Ho cominciato con la Germania, con cui ho lavorato per trent’anni: pagavano ogni importo con puntualità a dieci giorni e applicavano uno sconto del 3%, con rigore assoluto». Man mano, sulle scarpe comparivano le bandierine straniere: Duca del Nord era un’azienda stagionale, produceva sandali e crebbe conquistando il mercato americano e arabo. Poi sono arrivati i miei figli, Roberto, che ha creato il nuovo brand, e Luca. Entrambi animati da grande passione per questo lavoro, che io non mi aspettavo volessero portare avanti. Così la nostra famiglia si è ritrovata a condividere un sogno. Quanto al successo: Ci vogliono abilità, coraggio, un pizzico di fortuna e, soprattutto, le relazioni giuste”.
Il grande salto è datato 1998, quando da Duca del Nord nasce il brand Officine Creative.“Fu grazie all’intuizione di mio fratello, che decise di lasciare tutto per dedicarsi a questo progetto con uno spirito straordinario e una grande capacità manageriale. Io mi sono unito a lui dopo un percorso inizialmente molto distante da questo mondo: il dna evidentemente ha avuto la meglio. Con Roberto oggi lavoriamo in perfetta sintonia. E c’è armonia anche con i nostri 110 dipendenti, di cui circa settanta artigiani locali. Persone con cui il rapporto è rimasto intatto, come quello che mio padre aveva instaurato a suo tempo: li sentiamo parte della nostra famiglia. E, come in ogni famiglia, bisogna dire che non tutto è sempre rose e fiori, ma il senso di fiducia reciproca, dedizione e passione condivisa resta il cuore pulsante della nostra attività”, tiene a dire Luca, che fa avanti e indietro da Atene a Montegranaro, dove torna tre o quattro volte al mese, per mantenere vivi i legami con suo fratello, con la sua terra e con il magico team che ha contribuito a trasformare un laboratorio artigianale in un marchio internazionale.
Per il designer la Grecia è fonte di amore ma anche di ispirazione. “L’ho portata nel mondo della sandaleria. Abbiamo realizzato collezioni che hanno nomi come Sifnos, Serifos, come quest’isola e Itaca, che è un vero e proprio carryover…Ad Atene abbiamo clienti e buoni riscontri. Ma il mercato risente ancora della grande crisi che lo ha ridimensionato e il nostro prodotto non è semplice da recepire”
E la Cina, siete riusciti a conquistarla?
“La Cina è un mercato strano. Ha grosso potenziale ma a livello organizzativo è un po’ difficile….bisogna lavorare con un solido partner del posto…Non c’è una rete o una protezione commerciale e legale…Vedremo. In Giappone abbiamo lavorato per molti anni. Ma come sta avvenendo in Italia, la classe media lì è sparita completamente. Ma è rimasto un punto di riferimento”, spiega Luca.
Cosa c’è nel suo futuro personale? “Sono appassionato di moda. E vorrei lanciare una mia linea. Qualche anno fa ho lavorato a una collezione nostra proponendo un total look “Officine Creative”…Ma il covid ci ha fermati. E abbiamo deciso di tagliare le spese superflue. Forse un giorno potrei riprendere da lì”.
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati
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