Dopo gli anni delle sveglie all’alba e delle mattine dedicate alla produttività, in Corea del Sud si fa strada una tendenza di segno opposto: dormire meglio. Si chiama “sleep maxxing” e sta conquistando soprattutto i più giovani, trasformando il riposo in qualcosa da monitorare e ottimizzare con la stessa attenzione riservata all’attività fisica o all’alimentazione.
Il fenomeno, raccontato dal Korea Times, prende il nome dall’unione tra “sleep” e “maxxing”, termine dello slang online utilizzato per indicare la ricerca della massima ottimizzazione possibile di un determinato aspetto della propria vita.
Lo scopo non è necessariamente trascorrere più ore a letto. Chi segue questa tendenza cerca soprattutto di aumentare la qualità del sonno attraverso abitudini precise e strumenti che permettono di controllarne durata e caratteristiche.
Tra i prodotti più utilizzati ci sono smartwatch e dispositivi indossabili, impiegati per registrare le ore dormite e le diverse fasi del sonno. A questi si aggiungono mascherine, tappi per le orecchie, integratori e massaggiatori, insieme a routine serali studiate per favorire il rilassamento.
Lo “sleep maxxing” segna anche un cambiamento rispetto al “miracle morning”, una tendenza diventata popolare negli anni precedenti e basata sull’idea di alzarsi molto presto per utilizzare le prime ore della giornata per fare sport, studiare o dedicarsi ad attività di crescita personale.
Dietro il nuovo interesse per il riposo ci sono però anche dati che indicano una crescente condizione di affaticamento tra i giovani sudcoreani. Secondo il rapporto “Quality of Life of Youth 2025” dell’ufficio statistico nazionale, il 32,2% delle persone tra i 19 e i 34 anni ha dichiarato di avere sperimentato una condizione di burnout nel corso del 2024.
Parallelamente è aumentato il numero di persone che si rivolgono ai servizi sanitari per problemi legati al sonno. I dati dell’Health Insurance Review and Assessment Service indicano che i pazienti sottoposti a cure per disturbi del sonno sono passati da 1,04 milioni nel 2020 a 1,3 milioni nel 2025.
Il successo dello “sleep maxxing” si colloca quindi all’incrocio tra una moda alimentata dai social network, il crescente mercato dei dispositivi dedicati al benessere e un problema sanitario concreto.
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