Link to Il Ceo Carlo Messina: «Ogni eventuale integrazione o fusione dei nostri concorrenti non cambierà la leadership di Intesa Sanpaolo. Ci vorranno anni prima che emerga un vero competitor. Questo è il momento di accelerare all’estero»Il Ceo Carlo Messina: «Ogni eventuale integrazione o fusione dei nostri concorrenti non cambierà la leadership di Intesa Sanpaolo. Ci vorranno anni prima che emerga un vero competitor. Questo è il momento di accelerare all’estero»
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Intesa Sanpaolo entra nel nuovo ciclo industriale da una posizione di forza che poche banche europee possono rivendicare con credibilità. Nel 2025 il gruppo ha registrato un utile netto record di 9,3 miliardi di euro, in crescita del 7,6% su base annua, superando con largo anticipo gli obiettivi del precedente piano industriale. Il solo quarto trimestre ha contribuito con 1,7 miliardi di euro, confermando la solidità del modello operativo anche in una fase di normalizzazione dei tassi di interesse.Anche le dinamiche operative sono risultate robuste. I proventi operativi netti sono cresciuti grazie al contributo crescente di commissioni, assicurazioni e wealth management, mentre i costi operativi si sono ridotti dello 0,6%. La qualità del credito resta di livello eccellente: NPL allo 0,8% (definizione EBA) e costo del rischio a 41 punti base, che scendono a 26 punti base escludendo rettifiche straordinarie. La solidità patrimoniale è stata ulteriormente rafforzata, con un CET1 al 13,9%, ancora pari al 13,2% dopo dividendi e buyback.
Per gli investitori internazionali, questi numeri sono rilevanti perché dimostrano che la redditività di Intesa non è ciclica né contingente: è strutturale.
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Il tratto distintivo del piano 2026–2029 di Intesa Sanpaolo è la strategia di ritorno del capitale. Tra il 2025 e il 2029 il gruppo prevede di distribuire circa 50 miliardi di euro agli azionisti. Dal 2026 al 2029 il payout ratio sarà fissato al 95% ogni anno, con una ripartizione del 75% in dividendi cash e del 20% in buyback. Ulteriori distribuzioni potranno essere valutate a partire dal 2027, a condizione che il CET1 resti sopra il 12,5%.Nel panorama bancario europeo si tratta di un impegno fuori scala, possibile solo grazie a un modello di business con basso assorbimento di capitale, utili prevedibili e volatilità contenuta del bilancio. Pochi concorrenti possono offrire un livello simile di visibilità e affidabilità.
Come ha sottolineato Carlo Messina nella presentazione del piano, eventuali operazioni di consolidamento tra i competitor non metteranno in discussione la leadership di Intesa. Anzi, il gruppo ritiene di avere davanti a sé diversi anni di vantaggio competitivo, soprattutto nel wealthmanagement e nella consulenza, dove contano dimensione, fiducia e capacità distributiva.
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Entro il 2029 Intesa Sanpaolo punta a un utile netto superiore a 11,5 miliardi di euro, con un ROE al 22% e un ROTE al 27%. I proventi operativi netti dovrebbero salire a 30,7 miliardi, dai 27,3 miliardi del 2025, crescendo in linea con il PIL nominale ma con una composizione sempre più orientata verso commissioni e assicurazioni, che arriveranno a rappresentare il 44% dei ricavi totali.Il wealth management rimane centrale nell’equity story. Le attività finanziarie della clientela sono attese a circa 1.700 miliardi di euro, mentre il risparmio gestito salirà a 663 miliardi. Le commissioni nette cresceranno a un ritmo vicino al 4% annuo, mentre il risultato assicurativo dovrebbe avvicinarsi ai 2 miliardi di euro a fine piano.
Questa espansione sarà sostenuta da investimenti commerciali più che da acquisizioni. Il gruppo prevede 2,5 milioni di nuovi clienti, una crescita selettiva degli impieghi e il rafforzamento della rete di consulenza con 3.700 professionisti aggiuntivi, portando il totale oltre le 22.000 unità.
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La disciplina sui costi resta uno dei pilastri dell’era Messina. Nonostante gli investimenti, i costi operativi dovrebbero scendere a 11,3 miliardi di euro entro il 2029, con un cost/income al 36,8%, tra i migliori nel panorama bancario europeo.La tecnologia è il principale abilitatore. Intesa investirà 5,1 miliardi di euro, prevalentemente in infrastrutture digitali e iniziative di crescita. La piattaforma proprietaria isytech diventerà completamente cloud-based entro il 2029, generando 380 milioni di euro di risparmi strutturali.
Le ipotesi di rischio restano prudenti: costo del credito stimato tra 25 e 30 punti base, NPL sotto l’1%, capitale stabile con CET1 intorno al 13,2%. Anche la liquidità si mantiene ampiamente sopra i requisiti regolamentari.
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Dietro i numeri emerge un messaggio chiaro per gli investitori internazionali. Intesa Sanpaolo non scommette su una ripresa macroeconomica aggressiva né su operazioni straordinarie. Scommette su esecuzione, diversificazione dei ricavi, disciplina del capitale e scala nella banca consulenziale.Come ha affermato Messina, questo è “il momento di accelerare all’estero”, non attraverso acquisizioni costose nell’eurozona, ma valorizzando piattaforme e competenze già esistenti. Il risultato è una banca che si configura sempre più come un’eccezione nel panorama europeo: elevata redditività, rischio contenuto e una costante attenzione alla creazione di valore per gli azionisti.
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati
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