Israele accetta la tregua proposta dagli Stati Uniti, ma Hamas frena

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Redazione
Israele accetta la tregua proposta dagli Stati Uniti, ma Hamas frena

L’accordo prevede 60 giorni di cessate il fuoco e aiuti umanitari tramite l’Onu. Hamas contesta l’assenza di una garanzia sulla fine definitiva del conflitto.

 

 

[caption id="attachment_65029" align="aligncenter" width="300"]israele BENJAMIN NETANYAHU PRIMO MINISTRO ISRAELE[/caption]

Israele ha accettato una proposta di cessate il fuoco sostenuta dagli Stati Uniti per la Striscia di Gaza, che ora è al vaglio di Hamas. L’accordo, secondo fonti diplomatiche, prevede una tregua di 60 giorni nei combattimenti e la ripresa dei flussi di aiuti umanitari attraverso le agenzie delle Nazioni Unite. Tuttavia, le possibilità che Hamas accetti i termini dell’intesa appaiono ridotte: il movimento islamista, che controlla de facto la Striscia, chiede come condizione imprescindibile una fine permanente del conflitto.

La proposta negoziata dagli Stati Uniti e appoggiata da altri attori regionali, tra cui Egitto e Qatar, mira ad arrestare temporaneamente le ostilità e ad alleviare la crisi umanitaria in corso a Gaza. I 60 giorni di tregua sarebbero utilizzati per negoziare il rilascio di ostaggi israeliani ancora detenuti da Hamas e un potenziale scambio con prigionieri palestinesi detenuti in Israele.

«Abbiamo fatto un passo importante accettando questo piano, nella speranza che porti stabilità e salvi vite umane», ha dichiarato un portavoce del governo israeliano. Il primo ministro Benjamin Netanyahu, sotto forte pressione interna e internazionale, avrebbe dato il via libera alla proposta dopo colloqui diretti con il segretario di Stato americano.

Ma dal fronte di Hamas trapela una posizione di forte scetticismo. Secondo fonti vicine al gruppo, l’assenza di una clausola esplicita che sancisca la fine della guerra rende il piano “inaccettabile” nella forma attuale. «Non vogliamo solo una pausa nei bombardamenti, vogliamo la fine del conflitto, il ritiro completo delle truppe israeliane e garanzie internazionali sulla ricostruzione», ha affermato un dirigente del movimento, mantenendo l’anonimato.

Intanto, la situazione umanitaria nella Striscia resta gravissima. Le agenzie delle Nazioni Unite hanno confermato che la proposta di tregua prevede l’accesso immediato agli aiuti e la protezione dei convogli umanitari, ma senza un accordo tra le parti l’attuazione resta sospesa.

La diplomazia continua a lavorare sotto traccia, con il segretario di Stato americano che si prepara a un nuovo viaggio nella regione per convincere Hamas ad accettare almeno una prima fase dell’accordo. Ma la distanza tra le richieste delle due parti resta ampia, e il rischio di una ripresa dell’escalation è più che concreto.

Se fallisse anche questo tentativo, sarebbe l’ennesima occasione mancata in un conflitto che, da mesi, tiene con il fiato sospeso l’intera regione e mette a dura prova la tenuta delle relazioni internazionali.

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

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