Israele, il partito di ultradestra di Ben Gvir vuole far cadere il governo di Netanyahu

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Mario Tosetti
Israele, il partito di ultradestra di Ben Gvir vuole far cadere il governo di Netanyahu

Link to Ben Gvir ha annunciato che il suo partito, Potere ebraico, sospenderà il suo supporto alla coalizione di governo in Parlamento finché il premier Benjamin Netanyahu non presenterà tutti i dettagli del piano di tregua con Hamas annunciato recentemente dal presidente americano Joe BidenBen Gvir ha annunciato che il suo partito, Potere ebraico, sospenderà il suo supporto alla coalizione di governo in Parlamento finché il premier Benjamin Netanyahu non presenterà tutti i dettagli del piano di tregua con Hamas annunciato recentemente dal presidente americano Joe Biden

Oggi in Israele si celebra il “giorno di Gerusalemme”, una giornata di orgoglio per la città storica simbolo, spesso caratterizzata da una marcia dell’estrema destra nella Città Vecchia. Questa marcia, negli anni, si è trasformata in un’occasione per esprimere slogan estremisti e anti-arabi.

I partecipanti alla parata hanno attraversato il Quartiere musulmano della Città Vecchia fin dal mattino, gridando “morte agli arabi”, assalendo negozi palestinesi e aggredendo alcuni cittadini arabi, attivisti e giornalisti, tra cui l’inviato di Haaretz Nir Hasson. Politicamente, proprio oggi il ministro della Sicurezza e leader dell’ultradestra Itamar Ben Gvir ha annunciato che il suo partito, Potere ebraico, sospenderà il suo supporto alla coalizione di governo in Parlamento finché il premier Benjamin Netanyahu non presenterà tutti i dettagli del piano di tregua con Hamas annunciato recentemente dal presidente americano Joe Biden. «Fino a quando il primo ministro continuerà a nascondere i dettagli dell’accordo, Otzma Yehudit bloccherà la coalizione», ha dichiarato Ben Gvir.

È noto che le frange ultradestre vedono ogni accordo che ponga fine alla guerra a Gaza prima della «distruzione completa» di Hamas come inaccettabile. La posizione di Netanyahu è incerta, stretto tra le pressioni degli Stati Uniti, delle famiglie degli ostaggi e di una vasta parte della società, e quelle delle forze di destra. La risposta di Hamas alla proposta di tregua rimane ancora da chiarire.

Il fronte più critico per Israele è stato negli ultimi giorni quello a nord, dove i missili lanciati da Hezbollah hanno provocato incendi gravi, complicati ulteriormente dal clima caldo, che i vigili del fuoco hanno faticato a domare. Netanyahu ha visitato oggi questa zona, avvertendo le milizie islamiste nel sud del Libano: «Chiunque pensi di poterci fare del male e che noi rimarremo inerti si sbaglia di grosso», ha detto durante la visita a Kiryat Shmona, evacuata in gran parte sin dal 7 ottobre, quando sono iniziati i lanci quasi quotidiani di razzi e droni. «Siamo pronti a una risposta molto forte: ripristineremo la sicurezza nel nord di Israele», ha aggiunto Netanyahu, ringraziando i pompieri per il loro lavoro. L’esercito israeliano ha annunciato di aver colpito due lanciatori di razzi e tre strutture militari di Hezbollah nel sud del Libano durante la notte scorsa.

Sul fronte militare, il governo di Netanyahu dovrebbe votare oggi l’aumento del numero di riservisti mobilitabili da 300.000 a 350.000 a partire da fine agosto, come riportano i media. Tuttavia, l’Idf ha precisato che questa decisione non è legata alla situazione in Libano, ma alle operazioni a Rafah. Secondo il ministero della Sanità di Gaza, gestito da Hamas, dall’inizio della guerra sono 36.586 le persone uccise nella Striscia dal 7 ottobre, di cui 36 nelle ultime 24 ore. Di fronte a questo pesante bilancio, secondo il New York Times, le autorità israeliane avrebbero organizzato una campagna di influenza negli Stati Uniti per promuovere le ragioni della guerra a Gaza e di Israele. Il ministero della Diaspora d’Israele avrebbe investito circa 2 milioni di dollari in questa campagna.

(Associated Medias) – Tutti i diritti sono riservati

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