Israele risponde a NAZA con un contro-documentario: la battaglia sulla narrazione della guerra a Gaza

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Redazione

Il film, promosso dalle ambasciate israeliane, riprende titolo e linguaggio visivo del documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor premiato a Venezia, ma ne ribalta le conclusioni

Israele risponde a NAZA con un contro-documentario: la battaglia sulla narrazione della guerra a Gaza

La guerra a Gaza si combatte anche attraverso le immagini e il controllo della narrazione. Il governo israeliano sta promuovendo un documentario intitolato NAZA: La storia vera, realizzato per contestare le ricostruzioni contenute in NAZA, il film diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor che denuncia le modalità operative dell'esercito israeliano nella Striscia di Gaza. Un'operazione che non si limita a proporre una versione alternativa dei fatti, ma riprende deliberatamente l'impostazione estetica e narrativa dell'opera originale.
Il contro-documentario utilizza infatti una struttura molto simile: interviste a militari anonimi, riprese notturne sui tetti di Tel Aviv e testimonianze dirette. A cambiare radicalmente è il contenuto. Se il film di Abraham e Szor racconta attraverso le voci di soldati e membri dell'intelligence israeliana la normalizzazione delle uccisioni di civili palestinesi, la nuova produzione presenta l'esercito israeliano come «il più virtuoso del mondo», sostenendo che le operazioni militari rispettino le procedure previste.
La diffusione del film ha assunto anche una dimensione istituzionale. Diverse ambasciate israeliane hanno condiviso sui propri canali social il collegamento per visionarlo gratuitamente online. L'ambasciata israeliana negli Stati Uniti ha precisato che il ministero degli Esteri non ha partecipato direttamente alla produzione, pur dichiarando il proprio interesse a promuoverne il messaggio.
Il documentario originale NAZA, prodotto dal quotidiano britannico The Guardian, è arrivato nelle sale internazionali alla fine di settembre, dopo aver ottenuto il Premio speciale della giuria alla Mostra del Cinema di Venezia. I suoi autori, già conosciuti per No Other Land, hanno costruito il racconto attraverso le testimonianze anonime di 24 tra soldati e membri dell'intelligence israeliana, ricostruendo le pratiche militari che hanno accompagnato la devastazione della Striscia.
Il titolo deriva dall'espressione ebraica nezek agavi, traducibile come «danno collaterale», un termine utilizzato in ambito militare per indicare le conseguenze non direttamente perseguite di un'operazione. Nel documentario, questa espressione diventa la chiave per interrogare il linguaggio con cui vengono descritte e giustificate le morti dei civili.
L'uscita del film ha provocato una dura reazione politica in Israele. Il ministro della Cultura Miki Zohar ha chiesto la revoca della cittadinanza ai registi, mentre l'esercito ha diffuso un documento per contestare le ricostruzioni presentate nell'opera. Abraham e Szor sono stati inoltre bersaglio di minacce e campagne ostili da parte di ambienti della destra israeliana.
A realizzare NAZA: La storia vera è stato Ariel Averbuch, avvocato israeliano, ex riservista e fondatore di un'organizzazione che aveva già promosso iniziative contro No Other Land, il documentario dedicato alla distruzione di Masafer Yatta, in Cisgiordania. Tra gli autori compare anche Roi Danino, militare e candidato del partito di destra Prima Israele.
Particolarmente controversa è la strategia di distribuzione del nuovo film. Il sito che lo ospita, nazadocumentary.com, è stato registrato appena sedici giorni dopo la presentazione veneziana dell'opera originale e, inizialmente, si presentava come una pagina ufficiale del documentario di Abraham e Szor. Solo successivamente è stato trasformato nella piattaforma dedicata alla versione alternativa, della durata di 49 minuti.
Il contro-documentario è disponibile in circa quaranta lingue, italiano compreso, e viene accompagnato da un contatore che attribuisce al film oltre 42 milioni di visualizzazioni. Una cifra sulla quale The Guardian ha sollevato dubbi, anche considerando che su YouTube le visualizzazioni risultavano essere circa 30mila. Le richieste di chiarimento rivolte ai responsabili non hanno ricevuto risposta.
Al di là delle posizioni contrapposte, la vicenda solleva una questione che riguarda direttamente il rapporto tra cinema, informazione e propaganda. La scelta di replicare il linguaggio visivo di un documentario per contestarne il contenuto mostra come anche l'estetica possa diventare uno strumento di competizione politica. Non si tratta soltanto di mettere in discussione le testimonianze raccolte da Abraham e Szor, ma di intervenire sulla riconoscibilità stessa dell'opera, utilizzandone il titolo e i codici narrativi per orientare il pubblico verso una lettura opposta.

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