Boom dei diamanti di laboratorio, De Beers in crisi: crollano i prezzi delle pietre naturali

di

Carlo Longo

Il boom dei diamanti coltivati in laboratorio mette in crisi il mercato delle pietre naturali. De Beers sospende la produzione nella principale miniera sudafricana, mentre il valore dell'azienda continua a diminuire

Boom dei diamanti di laboratorio, De Beers in crisi: crollano i prezzi delle pietre naturali

Per oltre un secolo è stata il simbolo del mercato mondiale dei diamanti. Oggi, però, De Beers si trova ad affrontare una delle crisi più profonde della sua storia. A mettere sotto pressione il colosso minerario non sono soltanto il rallentamento della domanda internazionale e la debolezza dell'economia cinese, ma soprattutto il successo dei diamanti coltivati in laboratorio, ormai sempre più diffusi nel mercato della gioielleria.

L'ultima decisione del gruppo è emblematica della situazione: De Beers ha annunciato la sospensione per due anni della produzione nella miniera di Venetia, in Sudafrica, il più importante sito estrattivo del Paese, responsabile di circa il 10% della produzione mondiale della società e del 40% di quella sudafricana.

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Negli ultimi cinque anni il mercato è cambiato radicalmente.

I diamanti sintetici, ottenuti attraverso processi industriali ma con le stesse caratteristiche chimiche e fisiche delle pietre naturali, hanno conquistato una quota crescente del mercato grazie a prezzi molto più contenuti. Oggi un diamante di laboratorio può costare fino al 90% in meno rispetto a uno estratto in miniera, una differenza che ha spinto sempre più consumatori, soprattutto giovani, a scegliere questa alternativa.

Negli Stati Uniti, il principale mercato mondiale della gioielleria, i diamanti coltivati sono ormai protagonisti soprattutto nel settore degli anelli di fidanzamento, modificando profondamente le abitudini di acquisto.

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La crescita dell'offerta di diamanti sintetici ha avuto effetti diretti sul valore delle pietre naturali.

Dal picco raggiunto nel 2022, i prezzi dei diamanti estratti sono diminuiti di circa il 50%, mentre la domanda continua a risentire della frenata dell'economia cinese e del calo dei matrimoni in diversi Paesi. Il risultato è un mercato in forte difficoltà, con magazzini pieni di pietre invendute e margini sempre più ridotti per i produttori.

Secondo gli analisti, il settore sta vivendo una trasformazione strutturale più che una semplice fase ciclica.

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Per affrontare la crisi, De Beers ha avviato un ampio piano di riduzione delle spese.

Oltre alla sospensione della produzione nella miniera di Venetia, il gruppo ha annunciato una diminuzione degli investimenti e ulteriori misure di contenimento dei costi. L'amministratore delegato Al Cook ha parlato di "condizioni di mercato difficili e prolungate", spiegando che le decisioni sono necessarie per garantire la sostenibilità dell'azienda nel medio periodo.

Negli ultimi due anni De Beers ha già ridotto le spese operative di oltre 100 milioni di dollari l'anno.

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La crisi del settore arriva mentre la casa madre Anglo American è impegnata nella cessione di De Beers.

Il gruppo minerario britannico ha deciso di concentrarsi sempre più sul rame, considerato strategico per la transizione energetica e per lo sviluppo dei data center destinati all'intelligenza artificiale. Proprio le difficoltà del mercato dei diamanti hanno però complicato la ricerca di un acquirente e costretto Anglo American a ridurre più volte la valutazione della società.

Secondo indiscrezioni, diversi consorzi internazionali starebbero valutando un'offerta, ma le trattative procedono con cautela.

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Di fronte alla crescente concorrenza dei diamanti sintetici, il settore delle pietre naturali prova a rilanciare il proprio valore.

Negli ultimi mesi il Natural Diamond Council e la stessa De Beers hanno intensificato le campagne di comunicazione per sottolineare l'unicità, la rarità e il valore simbolico dei diamanti naturali, puntando soprattutto sulla differenza emotiva rispetto alle pietre prodotte in laboratorio. L'obiettivo è convincere i consumatori che il valore di un diamante naturale non risieda soltanto nelle sue caratteristiche tecniche, ma anche nella sua storia e nella sua origine.

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Il successo dei diamanti coltivati in laboratorio sembra destinato a modificare in modo permanente gli equilibri del settore.

Gli esperti ritengono che il mercato tenderà sempre più a dividersi: da una parte le pietre naturali più rare e di grandi dimensioni, che continueranno a mantenere un elevato valore, dall'altra i diamanti sintetici, destinati a conquistare una quota crescente della gioielleria di fascia media grazie ai prezzi competitivi e alla maggiore disponibilità.

Per De Beers, protagonista assoluta del mercato per gran parte del Novecento, la sfida è ora quella di adattarsi a un settore profondamente cambiato. Il boom dei diamanti di laboratorio non rappresenta più una semplice tendenza, ma una trasformazione che sta riscrivendo le regole dell'intera industria mondiale delle pietre preziose.

 

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