Gioielliere condannato dopo la rapina: la Cassazione conferma 14 anni e 9 mesi per Mario Roggero

di

Mario Tosetti

La Cassazione conferma in via definitiva la condanna a 14 anni e 9 mesi per il gioielliere Mario Roggero, che nel 2021 uccise due rapinatori e ne ferì un terzo dopo l'assalto al suo negozio. Respinto il ricorso della difesa

Gioielliere condannato dopo la rapina: la Cassazione conferma 14 anni e 9 mesi per Mario Roggero

Si chiude definitivamente uno dei casi giudiziari più discussi degli ultimi anni. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 14 anni e 9 mesi di reclusione per Mario Roggero, il gioielliere di Gallo di Grinzane Cavour, nel Cuneese, che il 28 aprile 2021 uccise due rapinatori e ne ferì un terzo dopo aver subito l'ennesimo assalto nel proprio negozio. La Suprema Corte ha respinto il ricorso della difesa, rendendo definitiva la sentenza pronunciata in appello.

La decisione mette fine a un procedimento durato oltre cinque anni e destinato ad alimentare ancora il dibattito sul confine tra legittima difesa e uso eccessivo della forza.

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I fatti risalgono al pomeriggio del 28 aprile 2021.

Tre uomini armati fecero irruzione nella gioielleria Roggero, minacciando il titolare e la sua famiglia per impossessarsi di denaro e preziosi. Dopo essersi impossessati del bottino, i rapinatori uscirono dal negozio e tentarono di fuggire.

Fu in quel momento che Mario Roggero impugnò una pistola legalmente detenuta, inseguì i malviventi all'esterno dell'attività commerciale e aprì il fuoco. Due rapinatori, Andrea Spinelli e Giuseppe Mazzarino, morirono, mentre un terzo, Alessandro Modica, rimase gravemente ferito.

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Fin dall'inizio dell'inchiesta la Procura ha sostenuto che, al momento degli spari, il pericolo fosse ormai cessato.

Secondo l'accusa, i rapinatori erano già in fuga e non rappresentavano più una minaccia immediata per il gioielliere e per la sua famiglia. Per questo motivo i magistrati hanno escluso la legittima difesa, contestando a Roggero l'omicidio volontario di due persone e il tentato omicidio del terzo componente della banda.

La Corte d'Assise di Asti lo aveva condannato in primo grado a 17 anni di carcere, pena poi ridotta in appello a 14 anni e 9 mesi grazie al riconoscimento di alcune attenuanti. La Cassazione ha ora confermato definitivamente quella decisione.

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Nel corso dei vari processi la difesa ha sempre sostenuto una ricostruzione diversa.

Gli avvocati di Roggero hanno affermato che il gioielliere avrebbe agito in una condizione di forte turbamento psicologico, dopo aver subito numerose rapine nel corso degli anni, e che il timore per la propria incolumità e per quella dei familiari non fosse cessato nemmeno durante la fuga dei malviventi.

Lo stesso Roggero, nei giorni precedenti alla sentenza, aveva pubblicato alcuni video sui social ribadendo di considerarsi «l'unica vera vittima» della vicenda e chiedendo sostegno ai cittadini.

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La sentenza ha immediatamente riacceso il confronto politico sulla legittima difesa.

Il vicepremier Matteo Salvini ha rivolto un appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella affinché venga valutata la concessione della grazia. Anche altri esponenti del centrodestra hanno espresso solidarietà al gioielliere, sostenendo che chi subisce una rapina non dovrebbe finire in carcere per essersi difeso.

Di diverso avviso i magistrati, che in tutte le fasi del processo hanno ribadito come il diritto alla legittima difesa trovi un limite nel venir meno dell'attualità del pericolo.

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Con la decisione della Cassazione la condanna diventa irrevocabile.

Mario Roggero dovrà quindi iniziare a scontare la pena di 14 anni e 9 mesi di reclusione, salvo eventuali future iniziative sul piano della grazia o davanti agli organismi sovranazionali, ipotesi già annunciata dalla difesa.

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La vicenda del gioielliere piemontese continua a dividere l'opinione pubblica.

Da una parte c'è chi considera Roggero una vittima esasperata dopo ripetute rapine; dall'altra chi ritiene che, una volta cessato il pericolo, la reazione armata non possa più essere considerata legittima difesa. La sentenza della Cassazione chiude definitivamente il procedimento giudiziario, ma difficilmente metterà fine al dibattito sulla normativa italiana in materia di difesa personale e sull'equilibrio tra tutela delle vittime e rispetto dei principi dello Stato di diritto.

 

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