Stretto di Hormuz chiuso: traffico marittimo paralizzato dopo l'escalation tra Usa e Iran

di

Mario Tosetti

Lo Stretto di Hormuz è di fatto chiuso al traffico commerciale dopo la nuova escalation tra Stati Uniti e Iran. Crollano i transiti delle petroliere, mentre cresce il rischio di una crisi energetica globale e di nuovi rincari del petrolio

Stretto di Hormuz chiuso: traffico marittimo paralizzato dopo l'escalation tra Usa e Iran

La crisi in Medio Oriente compie un nuovo salto di qualità. L'Iran ha annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale trasportato via mare. La decisione arriva dopo la nuova ondata di raid statunitensi contro obiettivi militari iraniani e il successivo scambio di attacchi tra Washington e Teheran.

Secondo i dati sul traffico navale, la chiusura ha avuto effetti immediati: il numero delle navi commerciali in transito è precipitato ai livelli più bassi degli ultimi mesi e molte compagnie hanno sospeso o rinviato le partenze in attesa di un miglioramento delle condizioni di sicurezza.

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L'annuncio è stato diffuso dalle autorità iraniane dopo l'intensificarsi delle operazioni militari americane.

Secondo Teheran, la chiusura dello Stretto rappresenta una misura di risposta agli attacchi degli Stati Uniti e resterà in vigore fino a nuovo ordine. Le autorità iraniane sostengono che le attuali condizioni di sicurezza non consentano il normale transito delle navi commerciali.

Lo Stretto di Hormuz collega il Golfo Persico al Golfo di Oman ed è considerato il punto di passaggio più importante per le esportazioni di petrolio di Arabia Saudita, Iraq, Kuwait, Qatar, Emirati Arabi Uniti e dello stesso Iran.

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Gli effetti della decisione si sono visti immediatamente.

Secondo le società che monitorano il traffico marittimo, nelle ultime 24 ore il numero delle imbarcazioni che hanno attraversato Hormuz si è ridotto di oltre la metà rispetto ai livelli normali. Molti armatori hanno preferito mantenere le navi in rada o modificare le rotte, mentre gli assicuratori stanno rivalutando i premi per le tratte considerate ad alto rischio.

Anche diverse compagnie energetiche stanno valutando percorsi alternativi, sebbene per molti Paesi del Golfo non esistano vie marittime altrettanto efficienti.

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La chiusura dello Stretto alimenta nuove tensioni sui mercati energetici.

Gli analisti ritengono che un blocco prolungato possa provocare un forte aumento del prezzo del greggio e del gas naturale liquefatto, con effetti diretti anche sui costi dell'energia in Europa e in Asia. Gli operatori seguono con attenzione l'evoluzione della situazione, consapevoli che ogni giorno di interruzione delle forniture potrebbe avere conseguenze rilevanti sull'economia mondiale.

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Nel frattempo il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato una nuova strategia per il controllo dello Stretto.

La Casa Bianca sostiene che gli Stati Uniti garantiranno la sicurezza della navigazione e ha annunciato un rafforzamento della presenza militare nell'area. Trump ha inoltre rilanciato la controversa proposta di far pagare un pedaggio alle navi commerciali che attraversano Hormuz sotto la protezione americana, un'ipotesi contestata da numerosi osservatori internazionali e dall'Organizzazione marittima internazionale.

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La chiusura dello Stretto di Hormuz rappresenta uno degli sviluppi più gravi dall'inizio della nuova fase del confronto tra Stati Uniti e Iran.

La comunità internazionale teme che l'interruzione del traffico marittimo possa trasformarsi in una crisi energetica globale, con ripercussioni sui prezzi dei carburanti, sull'inflazione e sulla crescita economica. Parallelamente proseguono gli sforzi diplomatici di diversi Paesi mediorientali per evitare un ulteriore allargamento del conflitto.

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Lo Stretto di Hormuz è considerato il principale "collo di bottiglia" del commercio energetico mondiale.

Ogni giorno transitano attraverso questo tratto di mare milioni di barili di petrolio e grandi quantità di gas naturale liquefatto destinate soprattutto ai mercati asiatici ed europei. Un blocco prolungato rischierebbe quindi di avere effetti ben oltre il Medio Oriente, influenzando l'intera economia globale.

La situazione resta in continua evoluzione e le prossime ore saranno decisive per capire se la chiusura resterà temporanea o se il confronto tra Washington e Teheran porterà a un'ulteriore escalation militare.

 

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