La tela del ragno cinese, tentativi per un nuovo bipolarismo e il mondo secondo Xi

La tela del ragno cinese, tentativi per un nuovo bipolarismo e il mondo secondo Xi

Link to Con il vertice Sco e la Parata della Vittoria,  Pechino guida la diplomazia del Sud globale e riscrive le regole internazionali mentre  l’Occidente è sempre più  in affannoCon il vertice Sco e la Parata della Vittoria,  Pechino guida la diplomazia del Sud globale e riscrive le regole internazionali mentre  l’Occidente è sempre più  in affanno

 

Mentre l’Occidente si interroga su guerre, dazi e diplomazia in crisi, il Grande Sud Globale, come ama definirlo Pechino, si riunisce alla corte di Xi Jinping. Il cuore dell’evento è Tianjin, dove oggi si apre il 25° vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (Sco): un appuntamento che riunisce oltre 20 capi di Stato e dieci organizzazioni internazionali, in un simbolico scatto di famiglia che esclude esplicitamente Stati Uniti ed Europa. E non è solo una questione di numeri. È soprattutto una questione di narrazione geopolitica. Xi Jinping usa la ribalta di questi eventi per lanciare un messaggio chiaro: il mondo del dopoguerra — costruito dall’Occidente, regolato dal dollaro, dominato dalla Nato — è finito. Inizia l’era della governance globale “sino-centrica”.

Al vertice Scp si affianca la Parata della Vittoria, in programma il 3 settembre, a 80 anni dalla resa del Giappone. Un evento dal forte impatto simbolico, preceduto da una poderosa riscrittura storica: nei manuali cinesi, gli americani vengono ridimensionati, mentre il ruolo dell’eroica resistenza cinese viene esaltato — anche a costo di cancellare le truppe nazionaliste di Chiang Kai-shek (oggi esiliate a Taiwan) e ignorare le ambiguità dell’alleato russo Stalin.Il revisionismo è funzionale a una dottrina: quella della “sicurezza indivisibile”, caposaldo dell’Iniziativa per la Sicurezza Globale (GSI) promossa da Xi. Secondo questa visione, le alleanze militari occidentali creano insicurezza sistemica, mentre la Cina propone un modello alternativo: post-occidentale, post-realistico, olistico. In teoria, una superpotenza pacifica che non cerca dominio, ma armonia. In pratica, un messaggio chiaro al Sud del mondo: “Con noi, non sarete più spettatori”.

L’elenco dei leader presenti è eloquente. Da Putin a Modi, da Erdogan a Lukashenko, passando per Iran, Pakistan, Egitto e tutte le repubbliche ex sovietiche dell’Asia Centrale. Presente anche il segretario generale dell’Onu, António Guterres. È una massa critica politica ed economica che parla più delle assenze occidentali. Persino paesi storicamente vicini a Washington, come Vietnam e Indonesia, si presentano a Pechino. Mentre Serbia e Slovacchia, due voci europee ma fuori dal coro atlantico, saranno alla Parata della Vittoria: non solo per ideologia, ma anche per investimenti cinesi sempre più determinanti.

Il quadro è ormai chiaro: il mondo si ricompone in due blocchi, e non è detto che l’Occidente sia ancora quello egemone. La Cina ha tessuto una rete con i Brics, la Belt and Road, la Sco, la Gsi, riuscendo dove gli Usa falliscono: parlare a decine di Paesi non con imposizioni, ma con infrastrutture, prestiti, diplomazia e soprattutto narrazioni alternative. La dottrina cinese si presenta come una risposta “pacifica” al caos provocato dall’Occidente, ma la storia dice altro. Dalla guerra di Corea all’invasione del Vietnam, dalla repressione di Hong Kong ai campi di rieducazione nello Xinjiang, la Cina ha praticato spesso una politica di forza. E tuttavia, nel Sud globale, questa memoria sbiadisce davanti alla promessa di un ordine multipolare dove l’Occidente non detta più le regole.

Non siamo (ancora) tornati alla Guerra Fredda, ma un nuovo bipolarismo si sta consolidando. Da un lato gli Usa, la Nato, l’Ue, il G7. Dall’altro la Sco, i Brics, la Cina e i suoi alleati strategici. Il baricentro si sta spostando, e non per caso: le crisi occidentali, la frammentazione europea, il ritorno di Trump e il logoramento del multilateralismo hanno aperto spazi che Pechino sta riempiendo con visione e metodo.Il Sud globale lo ha capito. E oggi, più che mai, fa le valigie per Tianjin.

 

 

 

 

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

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