di Robert Crowe
Ci sono anche cittadini italiani tra le vittime e i dispersi della tragedia che ha colpito Crans-Montana nella notte di Capodanno. A confermarlo è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha fornito un primo bilancio ufficiale: 16 italiani risultano dispersi, mentre 15 connazionali sono stati ricoverati in ospedale a seguito del violento incendio scoppiato durante una festa frequentata in gran parte da giovanissimi.
Per quanto riguarda i dispersi, al momento sono dieci i nomi ufficialmente emersi, raccolti grazie alle segnalazioni dei familiari presso il centro di informazione attivato dall’Unità di crisi della Farnesina a Crans-Montana. Tra loro figura anche Lisa Pieropan, 27 anni, ex studentessa dell’Università di Trento (fino al 2020) e oggi insegnante in una scuola media di San Giorgio Bigarello, in provincia di Mantova. L’elenco completo dei dispersi italiani comprende:
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Achille Osvaldo Giovanni Barosi (nato il 17 luglio 2009)
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Riccardo Minghetti (2 settembre 2009)
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Chiara Costanzo (5 giugno 2009)
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Lisa Pieropan (9 dicembre 1998)
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Giovanni Raggini (26 settembre 1997)
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Juliette Doronzo (23 dicembre 1999)
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Giovanni Tamburi (21 dicembre 2009)
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Linda Cavallaro (23 ottobre 2003)
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Alessandra Galli Demin (5 febbraio 1970)
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Giuliano Biasini
Parallelamente, risultano ricoverati in diversi ospedali svizzeri i seguenti cittadini italiani:
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Leonardo Bove
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Eleonora Palmieri, ricoverata all’ospedale di Sion
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Antonio Lucia, ricoverato a Losanna
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Filippo Leone Grassi, anch’egli a Losanna
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Francesca Nota, trasferita all’ospedale di Zurigo
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Manfredi Marcucci, ricoverato a Sion
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Talingdan Kian Kaiser
La Farnesina segue costantemente l’evolversi della situazione, fornendo assistenza diretta alle famiglie e mantenendo uno stretto coordinamento con le autorità elvetiche. In Italia, intanto, cresce l’angoscia per i dispersi e l’attesa di notizie certe.
Doveva essere una notte di festa e celebrazione. A Crans-Montana, una delle località sciistiche più rinomate della Svizzera, il Capodanno si è invece trasformato in una tragedia senza precedenti. Intorno all’1.30 del mattino, un incendio devastante è scoppiato all’interno del bar Le Constellation, gremito di persone accorse per festeggiare l’arrivo del nuovo anno.
Nel giro di pochi minuti, le fiamme hanno invaso il seminterrato del locale e si sono propagate rapidamente, generando un calore insostenibile e una nube di fumo denso che ha reso estremamente difficile la fuga. Secondo le autorità svizzere, nel locale erano presenti oltre cento persone al momento dell’incendio.
Il bilancio provvisorio parla di circa 40 vittime accertate e oltre 115 feriti, la maggior parte dei quali in condizioni gravi o gravissime. Molti presentano ustioni estese, traumi da schiacciamento e danni da inalazione di fumo. La capacità ospedaliera del Canton Vallese è stata rapidamente saturata, rendendo necessari trasferimenti in altre strutture sanitarie della Svizzera e all’estero.
Il reparto di terapia intensiva dell’ospedale del Vallese ha raggiunto il limite massimo già nelle prime ore successive alla tragedia.
Alcuni sopravvissuti hanno raccontato scene di panico e disperazione. Due giovani francesi, intervistate dai media internazionali, hanno riferito che la porta d’uscita del locale era «troppo piccola rispetto al numero di persone presenti». Alcuni clienti avrebbero tentato di salvarsi rompendo le finestre, mentre altri sono rimasti intrappolati dalle fiamme.
Secondo gli esperti, l’incendio avrebbe assunto le caratteristiche di un flashover, una propagazione istantanea delle fiamme che riduce drasticamente le possibilità di salvezza.
Le autorità svizzere hanno escluso fin da subito la pista terroristica. La procuratrice generale del Canton Vallese, Beatrice Pilloud, ha chiarito che «un attentato può essere assolutamente escluso». Secondo una prima ricostruzione, l’incendio potrebbe essere stato innescato dall’esplosione di un petardo sparato contro il controsoffitto del locale.
Le indagini sono tuttora in corso e si concentrano anche sulle condizioni di sicurezza e sulle modalità di gestione dell’evento.
Sul posto sono intervenuti oltre 150 soccorritori, supportati da 40 ambulanze e 10 elicotteri. Il Canton Vallese ha dichiarato lo stato di emergenza, una misura necessaria per coordinare risorse ingenti e gestire un evento destinato a protrarsi nel tempo.
Tre giovani italiani con ustioni gravissime sono stati trasferiti all’ospedale Niguarda di Milano, centro di eccellenza per la cura delle grandi ustioni. La Regione Lombardia ha inoltre messo a disposizione team di specialisti e psicologi per assistere le famiglie dei feriti e dei dispersi.
Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha espresso la vicinanza della Capitale alle famiglie colpite. Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha manifestato cordoglio a nome del Governo italiano, mentre il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci si è detto pronto ad attivare una mobilitazione nazionale su richiesta delle autorità svizzere.
Il presidente della Confederazione svizzera Guy Parmelin ha ringraziato pubblicamente Italia, Francia e Germania per la solidarietà dimostrata.
Le operazioni di identificazione delle vittime si annunciano lunghe e complesse a causa delle gravi ustioni. «Potrebbero servire giorni, se non settimane», hanno spiegato le autorità. Nel frattempo, resta aperto il centro di accoglienza per i familiari e attiva la linea telefonica di emergenza.
La tragedia di Crans-Montana segna profondamente questo inizio d’anno. Una notte di festa si è trasformata in lutto collettivo, lasciando famiglie spezzate, comunità sotto shock e un’Europa unita nel dolore e nella solidarietà. Mentre le indagini proseguono, resta la necessità di fare piena luce su quanto accaduto e di onorare la memoria delle vittime.