di Guido Talarico
"Ben scavato, vecchia talpa!". La talpa è la rivoluzione che lavora sottoterra, preparando il proprio emergere, e queste erano parole di Karl Marx. Parole che oggi ben si sposano con quelle di Alessandro Manzoni: "Il buon senso c’era; ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune". Domenica 18 ottobre Anthropic, la società di Amodei che produce i modelli Claude, ha annunciato che destinerà almeno il 5% delle proprie azioni a un fondo per il bene pubblico, l'Anthropic Public Benefit Fund, con la possibilità di aggiungere un altro 2% ogni volta che il valore dell'azienda crescerà del 50%.
Alla valutazione corrente, intorno ai duemila miliardi di dollari, quel 5% vale sulla carta circa cento miliardi. Il giorno dopo Elon Musk - tanto per non restare indietro - ha risposto su X con una frase sola, "consiglio di dare le azioni direttamente al pubblico", e una promessa: nel 2027 regalerà un'azione di SpaceX a ogni bambino americano. Sono circa 73 milioni di minori; al prezzo di chiusura di quel venerdì, 146 dollari, fanno 10,6 miliardi. "Sarà la prima di molte", ha aggiunto.
La notizia ha occupato le pagine di economia per due giorni, poi è scivolata via, coperta dal crollo dei titoli tecnologici. È un peccato, perché è tra le notizie più importanti dell'anno, e non per le cifre ma perchè questo delle "donazioni" è la parte più visibile del lavoro che "la vecchia talpa" sta facendo per conto dei tycoon dell'AI.
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Guardiamo cosa è successo davvero. Due organizzazioni private, non elette, non quotate fino a pochi mesi fa, hanno deciso in autonomia come distribuire una parte della ricchezza che l'intelligenza artificiale sta creando. Non lo ha chiesto un parlamento, non lo ha negoziato un sindacato, non lo ha imposto un'autorità fiscale. Lo hanno deciso loro, con un comunicato e un post.
E le due risposte non potrebbero essere più diverse. Anthropic ha scelto il modello istituzionale: un fondo con un consiglio di amministrazione, che potrà fare grandi donazioni a organizzazioni non profit o distribuzioni dirette a gruppi specifici di popolazione, con il divieto esplicito di finanziare lobbying o campagne politiche. È un ammortizzatore sociale costruito dentro l'impresa: l'AI paga, in anticipo, per i danni che l'AI stessa produrrà sul lavoro. Dario Amodei, il fondatore, lo dice da anni: l'automazione cancella posti prima di crearne, e qualcuno deve pagare il conto nel frattempo.
Musk ha scelto il modello opposto: niente fondi, niente consigli, niente intermediari. Un'azione a testa, nelle mani dei singoli, che a diciotto anni potranno vendere o tenere. È azionariato popolare nella sua forma più radicale, e insieme una lezione di educazione finanziaria di massa: settanta milioni di famiglie che seguono l'andamento di un titolo perché è il titolo dei loro figli. Che poi SpaceX, quotata da giugno, abbia perso oltre il 35% dal massimo dice quanto sia fragile quel regalo. Ma il punto non è il valore dell'azione: è che un uomo solo possa permettersi di farlo, e che nessuno possa impedirglielo.
Chi ha testa e voglia di approfondire capisce che queste sono due filosofie del mondo che verrà: lo Stato sociale privato contro la proprietà diffusa, il tecnocrate illuminato contro il libertario. Nessuna delle due passa dalla politica. Entrambe la scavalcano. Il che introduce il tema della "fine della politica". Ma questa e' un'altra storia. Restiamo all'AI.
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Mentre i tycoon viaggiano verso il rassicurante tema della restituzione, Wall Street discute di tutt'altro. Il 22 ottobre il Nasdaq ha perso il 2,6% in una seduta, il calo più forte da giugno; l'indice dei semiconduttori è sceso del 6,7% in un giorno e di oltre il 26% dal massimo di giugno. Meta ha perso il 7% nonostante utili sopra le attese, perché per la prima volta in dieci anni ha bruciato cassa, divorata dalle spese per i data center. Intel, AMD, Marvell giù di oltre l'8%. Gli analisti parlano di "buchi nella storia dell'AI": i colossi quotati spendono centinaia di miliardi in chip ed energia e gli investitori non vedono ancora i ricavi.

Sembra una contraddizione: da una parte chi costruisce l'AI distribuisce ricchezza futura come se fosse già nelle casse, dall'altra il mercato dubita che quella ricchezza arrivi. Voglio rassicurarvi: non lo è. Sono due tempi diversi dello stesso fenomeno. La Borsa ragiona a trimestri e punisce chi paga oggi il conto industriale della rivoluzione: server, centrali, cavi. Anthropic e SpaceX ragionano a decenni e sanno una cosa che i grafici di ottobre non mostrano: la tecnologia funziona già, e il suo effetto sul lavoro e sulla ricchezza non dipende dal prezzo di Nvidia alla chiusura di venerdì.
Del resto, un sondaggio AP-NORC di settembre dice che il 64% degli americani pensa che l'AI stia andando troppo veloce. Lo stesso mese Amodei, Sam Altman (ChatGpt) e Musk hanno dichiarato, ciascuno per sé, che lo sviluppo dovrebbe rallentare. Ma, come è del tutto evidente, non ha rallentato nessuno. La concorrenza non lo permette, e il governo americano spinge nella direzione opposta.
Link to "I miserabili" di Hugo e Vincent Lindon e il cambiamento che non si vede"I miserabili" di Hugo e Vincent Lindon e il cambiamento che non si vede
Proprio ieri a Firenze, nel corso del Film festival francese, France Odeon, ho visto "I miserabili", nella colossale interpretazione di Vincent Lindon. Quante analogie coi tempi che corrono e quanti spunti di riflessione. La più evidente è quella che le masse non si accorgono dei cambiamenti in corso. Intuiscono ma non ne hanno contezza.
Le rivoluzioni che si vedono del resto sono quelle con le barricate; quella in corso ha la forma di un comunicato stampa e di un post su X. Il potere di decidere come si redistribuisce la ricchezza di un'epoca, che per due secoli è stato il cuore della politica, oggi è esercitato da un consiglio di amministrazione a San Francisco e da un uomo con uno smartphone. E lo esercitano non per cattiveria, ma perché nessun altro lo sta facendo, e perché sanno che senza una risposta la pressione sociale arriverà comunque e diventerà insostenibile.
Link to "Donazioni" non un atto di generosità ma di sopravvivenza"Donazioni" non un atto di generosità ma di sopravvivenza
Queste "donazioni" dunque non sono un atto di generosità ma una chiave per la sopravvivenza. Nel frattempo i governi vanno alla loro solita velocità: discutono di regolamenti sui dati e di dazi sui chip. L'Europa, come sempre, scrive norme. Gli Stati Uniti litigano su chi debba guidare la corsa. Nessuno, a nessun livello istituzionale, ha ancora messo sul tavolo una proposta su come la ricchezza prodotta dall'AI debba essere distribuita. Queste due aziende private invece sì. Anticipando il tema di domani, hanno fatto la loro mossa.
Si può trovare generoso il gesto di Anthropic e teatrale quello di Musk, o viceversa. Si possono esprimere dubbi economici, politici ed etici. Ma la domanda giusta non è se i due gesti siano sinceri. È perché tocchi a loro farli. Quando le imprese cominciano a fare da sole il lavoro dello Stato, non è lo Stato ad averle delegate: è lo Stato ad essere arrivato tardi. Questa è la prova che il mondo è già cambiato. La notizia non è l'azione regalata, è chi la regala. Del resto fu proprio Victor Hugo nei Miserabili a dire che "dopo la filosofia occorre l’azione".
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