Malagò verso la FIGC: il favorito per rilanciare il calcio italiano dopo l’era Gravina

di

Emilia Morelli

Data Pubblicazione

Malagò verso la FIGC: il favorito per rilanciare il calcio italiano dopo l’era Gravina

Malagò verso la FIGC: il favorito per rilanciare il calcio italiano dopo l’era Gravina

Link to Giovanni Malagò si avvicina alla presidenza della FIGC dopo le dimissioni di Gabriele Gravina. A pochi giorni dal voto del 22 giugno, l'ex numero uno del Coni appare favorito nella sfida con Giancarlo Abete per guidare il rilancio del calcio italianoGiovanni Malagò si avvicina alla presidenza della FIGC dopo le dimissioni di Gabriele Gravina. A pochi giorni dal voto del 22 giugno, l'ex numero uno del Coni appare favorito nella sfida con Giancarlo Abete per guidare il rilancio del calcio italiano

malagòLa Federcalcio si prepara a vivere uno dei passaggi più delicati della sua storia recente. Dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, arrivate in seguito alla mancata qualificazione dell'Italia ai Mondiali per la terza volta consecutiva, il mondo del calcio italiano è chiamato a scegliere il nuovo presidente della FIGC. Tra i candidati in campo, Giovanni Malagò appare oggi il nome più accreditato per raccogliere l'eredità della gestione federale uscente.

L'assemblea elettiva è convocata per il 22 giugno a Roma e vedrà confrontarsi l'ex presidente del Coni e Giancarlo Abete, già numero uno della Federcalcio tra il 2007 e il 2014.

Link to Il sostegno della Serie AIl sostegno della Serie A

A rafforzare la candidatura di Malagò è soprattutto il sostegno della Serie A. I club del massimo campionato hanno infatti individuato nell'ex presidente del Coni la figura più adatta per guidare una fase di rinnovamento dopo anni segnati da risultati deludenti della Nazionale e da tensioni interne al sistema calcistico.

Secondo diversi osservatori, Malagò rappresenta una candidatura capace di unire esperienza istituzionale, relazioni internazionali e una visione manageriale maturata durante oltre un decennio alla guida dello sport italiano.

Link to La sfida con AbeteLa sfida con Abete

A contendergli la presidenza sarà Giancarlo Abete, attuale presidente della Lega Nazionale Dilettanti e già alla guida della FIGC in passato. La sua candidatura viene interpretata da molti come una proposta di maggiore continuità rispetto agli equilibri federali esistenti.

La sfida tra i due candidati mette di fronte visioni differenti del futuro del calcio italiano: da una parte l'idea di un cambiamento più marcato rappresentata da Malagò, dall'altra l'esperienza federale di Abete.

Link to Le priorità del possibile nuovo presidenteLe priorità del possibile nuovo presidente

Qualunque sarà l'esito del voto, il nuovo presidente dovrà affrontare problemi strutturali che da anni condizionano il calcio italiano. Tra le priorità indicate da Malagò figurano lo sviluppo dei settori giovanili, la valorizzazione dei talenti italiani, la sostenibilità economica dei club e il miglioramento delle infrastrutture sportive.

Un altro tema centrale riguarda il rapporto tra federazione, leghe professionistiche e governo, in un momento in cui il sistema calcistico italiano è chiamato a recuperare competitività sul piano internazionale.

Link to L'eredità pesante lasciata da GravinaL'eredità pesante lasciata da Gravina

Le dimissioni di Gravina hanno segnato la fine di un ciclo iniziato nel 2018 e caratterizzato da luci e ombre. Da un lato il trionfo agli Europei del 2021, dall'altro il fallimento nelle qualificazioni mondiali del 2022 e del 2026, che hanno alimentato un crescente malcontento nell'opinione pubblica e nel mondo politico.

La nuova governance federale sarà chiamata a ricostruire credibilità e risultati, riportando la Nazionale ai vertici internazionali e rilanciando l'intero movimento calcistico.

Link to Un voto che può cambiare il futuro del calcio italianoUn voto che può cambiare il futuro del calcio italiano

L'assemblea del 22 giugno viene considerata da molti addetti ai lavori uno spartiacque. La scelta del successore di Gravina non riguarderà soltanto la guida della federazione, ma anche la direzione che il calcio italiano intende intraprendere nei prossimi anni.

Con il sostegno di gran parte della Serie A e un profilo costruito in anni di esperienza ai vertici dello sport nazionale, Malagò parte da favorito. Ma il risultato finale dipenderà dagli equilibri interni delle componenti federali e dai voti che emergeranno nell'assemblea romana. Una sfida destinata a segnare il futuro del pallone italiano.

La Federcalcio si prepara a vivere uno dei passaggi più delicati della sua storia recente. Dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, arrivate in seguito alla mancata qualificazione dell'Italia ai Mondiali per la terza volta consecutiva, il mondo del calcio italiano è chiamato a scegliere il nuovo presidente della FIGC. Tra i candidati in campo, Giovanni Malagò appare oggi il nome più accreditato per raccogliere l'eredità della gestione federale uscente.

L'assemblea elettiva è convocata per il 22 giugno a Roma e vedrà confrontarsi l'ex presidente del Coni e Giancarlo Abete, già numero uno della Federcalcio tra il 2007 e il 2014.

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A rafforzare la candidatura di Malagò è soprattutto il sostegno della Serie A. I club del massimo campionato hanno infatti individuato nell'ex presidente del Coni la figura più adatta per guidare una fase di rinnovamento dopo anni segnati da risultati deludenti della Nazionale e da tensioni interne al sistema calcistico.

Secondo diversi osservatori, Malagò rappresenta una candidatura capace di unire esperienza istituzionale, relazioni internazionali e una visione manageriale maturata durante oltre un decennio alla guida dello sport italiano.

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A contendergli la presidenza sarà Giancarlo Abete, attuale presidente della Lega Nazionale Dilettanti e già alla guida della FIGC in passato. La sua candidatura viene interpretata da molti come una proposta di maggiore continuità rispetto agli equilibri federali esistenti.

La sfida tra i due candidati mette di fronte visioni differenti del futuro del calcio italiano: da una parte l'idea di un cambiamento più marcato rappresentata da Malagò, dall'altra l'esperienza federale di Abete.

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Qualunque sarà l'esito del voto, il nuovo presidente dovrà affrontare problemi strutturali che da anni condizionano il calcio italiano. Tra le priorità indicate da Malagò figurano lo sviluppo dei settori giovanili, la valorizzazione dei talenti italiani, la sostenibilità economica dei club e il miglioramento delle infrastrutture sportive.

Un altro tema centrale riguarda il rapporto tra federazione, leghe professionistiche e governo, in un momento in cui il sistema calcistico italiano è chiamato a recuperare competitività sul piano internazionale.

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Le dimissioni di Gravina hanno segnato la fine di un ciclo iniziato nel 2018 e caratterizzato da luci e ombre. Da un lato il trionfo agli Europei del 2021, dall'altro il fallimento nelle qualificazioni mondiali del 2022 e del 2026, che hanno alimentato un crescente malcontento nell'opinione pubblica e nel mondo politico.

La nuova governance federale sarà chiamata a ricostruire credibilità e risultati, riportando la Nazionale ai vertici internazionali e rilanciando l'intero movimento calcistico.

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L'assemblea del 22 giugno viene considerata da molti addetti ai lavori uno spartiacque. La scelta del successore di Gravina non riguarderà soltanto la guida della federazione, ma anche la direzione che il calcio italiano intende intraprendere nei prossimi anni.

Con il sostegno di gran parte della Serie A e un profilo costruito in anni di esperienza ai vertici dello sport nazionale, Malagò parte da favorito. Ma il risultato finale dipenderà dagli equilibri interni delle componenti federali e dai voti che emergeranno nell'assemblea romana. Una sfida destinata a segnare il futuro del pallone italiano.

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

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