Mattarella firma la legge elettorale, via libera allo Stabilicum: cosa cambia e perché la battaglia non è finita

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Corinna Pindaro

Mattarella promulga la nuova legge elettorale dopo il voto della Camera. Premio di maggioranza al 42%, preferenze, capilista bloccati e candidato premier: tutte le novità dello Stabilicum

Mattarella firma la legge elettorale, via libera allo Stabilicum: cosa cambia e perché la battaglia non è finita

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha promulgato la nuova legge elettorale. La firma è arrivata venerdì 9 ottobre, poco più di ventiquattr'ore dopo il voto definitivo della Camera, che ha approvato la riforma con 227 sì e 164 no. Si conclude così un percorso parlamentare durato sette mesi, segnato dalle tensioni tra maggioranza e opposizione e dalle discussioni sui possibili profili di incostituzionalità del provvedimento.

Il testo, intitolato Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, modifica profondamente il sistema con cui gli italiani sceglieranno i propri rappresentanti alle prossime elezioni politiche. Scompare l'attuale meccanismo misto del Rosatellum, che combina collegi uninominali e proporzionale, e arriva un sistema interamente proporzionale, corretto da un premio destinato alle liste o alle coalizioni che superano una determinata soglia di voti.

La decisione del capo dello Stato rappresenta un passaggio istituzionale decisivo, ma non equivale a una pronuncia definitiva sulla costituzionalità della riforma. La legge dovrà essere pubblicata in Gazzetta Ufficiale ed entrerà in vigore secondo i termini previsti. Nel frattempo, le opposizioni preparano nuove iniziative per contestarne alcuni aspetti.

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L'annuncio è arrivato dal Quirinale nella serata del 9 ottobre. Il presidente della Repubblica ha promulgato la legge approvata il giorno precedente da Montecitorio, senza esercitare la facoltà di rinviarla alle Camere per una nuova deliberazione.

La firma era particolarmente attesa perché il dibattito politico delle ultime settimane si era concentrato anche sulle possibili obiezioni costituzionali.

L'articolo 74 della Costituzione consente al presidente della Repubblica, prima di promulgare una legge, di chiederne una nuova deliberazione con un messaggio motivato. Non gli attribuisce, tuttavia, un potere di veto definitivo: se il Parlamento approva nuovamente il testo, la promulgazione diventa obbligatoria.

Mattarella ha scelto di firmare. Secondo la ricostruzione del Corriere della Sera, il Quirinale avrebbe già esercitato un'attività di interlocuzione istituzionale durante l'elaborazione della riforma, contribuendo ad alcuni correttivi introdotti prima del voto finale.

Tra questi figurano l'innalzamento al 42% della soglia necessaria per ottenere il premio di maggioranza e il richiamo esplicito alle prerogative del capo dello Stato nella disposizione relativa all'indicazione del candidato alla presidenza del Consiglio.

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La novità principale riguarda il rapporto tra voti e seggi.

Con lo Stabilicum, la distribuzione dei parlamentari avverrà attraverso un sistema proporzionale. A differenza del Rosatellum, non saranno più previsti collegi uninominali nei quali viene eletto direttamente il candidato che ottiene più voti.

Il proporzionale sarà però accompagnato da un premio di maggioranza.

Una lista o una coalizione che raggiungerà almeno il 42% dei voti validi potrà ottenere un premio di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, entro un limite complessivo di 220 deputati e 113 senatori.

Il meccanismo punta a favorire la formazione di maggioranze parlamentari dopo il voto, riducendo il rischio di una distribuzione dei seggi che renda difficile la nascita di un governo.

Proprio questa previsione rappresenta, però, uno dei punti maggiormente contestati dalle opposizioni e da alcuni costituzionalisti, che sollevano dubbi sull'equilibrio tra rappresentatività del voto e premio assegnato alla coalizione.

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La riforma interviene anche sulle modalità con cui gli elettori potranno scegliere i parlamentari.

Tornano le preferenze, che consentiranno di indicare candidati all'interno delle liste. Il sistema mantiene tuttavia i capilista bloccati, la cui elezione dipenderà dall'ordine stabilito dai partiti.

È una soluzione che combina due criteri differenti: da una parte la possibilità per gli elettori di esprimere una scelta personale, dall'altra il mantenimento di un ruolo significativo delle segreterie politiche nella selezione degli eletti.

Restano inoltre le soglie di sbarramento del 3% per le liste e del 10% per le coalizioni.

Queste soglie serviranno a determinare quali forze politiche potranno partecipare alla ripartizione dei seggi, mentre il sistema del premio tenderà a favorire gli schieramenti capaci di presentarsi uniti prima delle elezioni.

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Un'altra novità riguarda l'indicazione del candidato alla presidenza del Consiglio.

Le coalizioni dovranno presentare agli elettori il nome della persona proposta per guidare il futuro governo.

Si tratta di una disposizione dal forte significato politico, perché mira a rendere riconoscibile già durante la campagna elettorale la possibile guida dell'esecutivo.

Non modifica, però, il procedimento costituzionale di formazione del governo.

L'articolo 92 della Costituzione continua ad attribuire al presidente della Repubblica il potere di nominare il presidente del Consiglio dei ministri. L'indicazione sulla scheda o nei documenti elettorali non costituisce quindi un'elezione diretta del premier e non vincola automaticamente il capo dello Stato.

La precisazione è stata inserita nel testo anche per evitare sovrapposizioni tra le nuove regole elettorali e le prerogative costituzionali del Quirinale.

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La riforma è stata approvata definitivamente dalla Camera l'8 ottobre, al termine di un confronto parlamentare particolarmente acceso.

Il voto si è svolto a scrutinio segreto e ha registrato 227 favorevoli e 164 contrari.

Nonostante le tensioni emerse durante l'esame del provvedimento, il centrodestra ha mantenuto una maggioranza sufficiente per approvarlo.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rivendicato il risultato come una dimostrazione di compattezza della coalizione, sostenendo che la nuova legge permetterà agli elettori di conoscere prima del voto lo schieramento, il programma e il candidato alla guida del governo.

Per la maggioranza, il cambiamento dovrebbe contribuire a rafforzare la stabilità degli esecutivi e a rendere più chiaro il rapporto tra scelta elettorale e formazione del governo.

Una lettura respinta dalle opposizioni, che ritengono invece il premio di maggioranza eccessivamente favorevole alle coalizioni più grandi.

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La protesta delle opposizioni è esplosa già durante la votazione alla Camera.

Il Partito democratico, il Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e altre forze contrarie al provvedimento hanno contestato soprattutto il premio di maggioranza e le conseguenze che potrebbe avere sulla rappresentanza parlamentare.

La segretaria del Pd Elly Schlein ha criticato l'impianto della riforma, sostenendo che la maggioranza abbia modificato le regole del voto in funzione della prossima competizione elettorale.

Riccardo Magi, segretario di +Europa, ha annunciato la conclusione dello sciopero della fame intrapreso contro il provvedimento, ribadendo l'intenzione di proseguire la battaglia sul piano giudiziario.

Le opposizioni hanno definito la riforma una «legge truffa», espressione che appartiene alla loro contestazione politica e non rappresenta una valutazione giuridica accertata.

La maggioranza respinge queste accuse e sostiene che il testo rispetti la Costituzione e risponda all'esigenza di rendere più stabili le maggioranze parlamentari.

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La promulgazione non chiude il confronto sui possibili problemi costituzionali.

Tra le questioni sollevate dai critici figurano la dimensione del premio di maggioranza, il rapporto tra preferenze e capilista bloccati e le regole per la presentazione delle candidature, comprese le firme richieste alle formazioni politiche.

La Corte costituzionale potrà essere chiamata a esaminare tali questioni attraverso i procedimenti previsti dall'ordinamento. Non si tratta, però, di un controllo automatico che scatta con la promulgazione: occorrerà che una questione di legittimità costituzionale venga sollevata nelle forme consentite dalla legge.

La discussione richiama i precedenti del Porcellum e dell'Italicum, due sistemi elettorali sui quali la Consulta è intervenuta in passato, censurando specifici meccanismi ritenuti incompatibili con i principi costituzionali.

Questo non significa che lo Stabilicum sia destinato a subire la stessa sorte. La valutazione dipenderà dalle disposizioni concretamente contestate e dalle motivazioni giuridiche eventualmente sottoposte ai giudici costituzionali.

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Con la firma di Mattarella la legge ha superato il passaggio della promulgazione, ma deve ancora essere pubblicata nella Gazzetta Ufficiale.

Dalla pubblicazione decorrerà il periodo previsto per l'entrata in vigore, normalmente di quindici giorni salvo diversa disposizione.

Soltanto allora le nuove regole sostituiranno formalmente il Rosatellum.

La promulgazione, inoltre, non comporta lo scioglimento delle Camere né la convocazione automatica delle elezioni.

La legislatura ordinaria è destinata a concludersi nel 2027 e la nuova disciplina sarà utilizzata per le prossime elezioni politiche, a meno di ulteriori modifiche legislative o di interventi che incidano sulla sua applicazione.

Il confronto politico si sposta dunque dalla discussione parlamentare alle conseguenze concrete della riforma.

Per i partiti si apre la fase delle alleanze e della scelta dei candidati premier. Per le opposizioni prosegue la contestazione del nuovo sistema. Per gli elettori cambia il modo in cui i voti saranno trasformati in seggi.

Mattarella ha firmato, ma il dibattito sulla legge elettorale è tutt'altro che concluso.

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