Giorgia Meloni torna a bussare alla porta di Bruxelles. Questa volta al centro del confronto con la Commissione europea ci sono l'inflazione, il caro energia e i margini di bilancio necessari per intervenire a sostegno di famiglie e imprese. La presidente del Consiglio ha annunciato che scriverà alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per chiedere all'Unione di riconoscere all'Italia una maggiore flessibilità nell'applicazione delle regole di bilancio.
L'annuncio è arrivato mercoledì 30 settembre durante “Oltre le Radici”, l'evento organizzato dal Gazzettino al quale Meloni è intervenuta in videocollegamento.
La richiesta italiana parte da un dato: l'accelerazione dell'inflazione provocata soprattutto dall'aumento dei prezzi dell'energia sta modificando rapidamente lo scenario sul quale erano state costruite le previsioni economiche e di finanza pubblica. Secondo la premier, Bruxelles dovrebbe tenerne conto anche nel valutare i margini concessi ai Paesi membri.
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Il governo aveva già portato la questione al tavolo dell'Ecofin. Ora Meloni vuole compiere un ulteriore passo coinvolgendo direttamente la presidente della Commissione.
«Abbiamo già posto in sede Ecofin la necessità di tenere conto della maggiore inflazione registrata in questo periodo», ha spiegato la premier, annunciando la lettera a von der Leyen affinché la questione possa essere affrontata nei prossimi appuntamenti europei.
L'obiettivo è ottenere una flessibilità aggiuntiva che permetta al governo di intervenire contro l'aumento dei costi energetici senza compromettere il percorso concordato sui conti pubblici.
La richiesta arriva mentre l'inflazione italiana ha registrato a settembre una forte accelerazione, salendo al 4,1% su base annua dal 3,2% di agosto. Una dinamica legata in larga misura all'energia e che sta aumentando la pressione sul governo perché intervenga sul costo della vita.
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Meloni ha indicato anche la dimensione dell'intervento che il governo sta preparando: 14 miliardi di euro nell'arco di due anni per ridurre il costo dell'energia sostenuto dalle imprese.
Per reperire le risorse l'Italia intende utilizzare la clausola di salvaguardia nazionale prevista dalle regole europee, ma Palazzo Chigi punta contemporaneamente ad ampliare i margini concessi da Bruxelles.
La questione non nasce oggi. Nei mesi scorsi l'Italia aveva già chiesto alla Commissione di utilizzare una parte della flessibilità europea per affrontare il nuovo shock energetico. A giugno Bruxelles aveva aperto alla possibilità di una deroga collegata agli interventi sull'energia, quantificata fino allo 0,3% del Pil, a determinate condizioni.
Adesso il governo chiede di andare oltre, sostenendo che l'aumento dell'inflazione abbia modificato ulteriormente il quadro.
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La lettera a von der Leyen si inserisce in una strategia che negli ultimi giorni si è sviluppata contemporaneamente sul piano nazionale ed europeo.
Martedì, durante la visita ufficiale a Praga e l'incontro con il primo ministro ceco Andrej Babiš, Meloni aveva cercato una sponda sulla revisione del sistema europeo degli Ets, i permessi di emissione di CO2, che Roma considera uno dei fattori sui quali intervenire per contenere il costo dell'energia.
Italia e Repubblica Ceca intendono portare il dossier al prossimo Consiglio europeo di ottobre.
Sul fronte interno, invece, il governo sta cercando di coinvolgere direttamente le grandi aziende energetiche.
Negli ultimi giorni Eni, attraverso Plenitude, ha annunciato una nuova offerta con uno sconto del 30% sui corrispettivi di luce e gas rispetto alla propria offerta base a prezzo fisso, mentre Enel ha rilanciato sulle proprie tariffe. Anche sul fronte dei carburanti diversi operatori hanno introdotto iniziative per contenere i prezzi.
Meloni aveva accolto positivamente questi interventi, invitando le aziende che dispongono dei margini necessari a contribuire allo sforzo contro il caro energia.
Ma gli interventi commerciali delle società non possono sostituire, nella strategia del governo, una risposta europea.
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È qui che la lettera a von der Leyen assume un peso politico più ampio.
L'Italia deve contemporaneamente sostenere famiglie e imprese, finanziare gli interventi sull'energia e rispettare il percorso di bilancio concordato con Bruxelles. Un equilibrio che diventa più difficile quando uno shock esterno fa aumentare rapidamente prezzi e costi di produzione.
La richiesta di Meloni è quindi che le regole europee tengano conto di una situazione economica diversa da quella sulla quale erano stati costruiti i programmi di spesa.
Non si tratta, almeno per ora, di mettere in discussione il nuovo Patto di stabilità nel suo complesso. Il governo punta piuttosto a ottenere spazi aggiuntivi all'interno del quadro europeo per finanziare misure considerate eccezionali.
La risposta della Commissione sarà quindi decisiva per capire quanto spazio effettivo avrà Roma.
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La nuova iniziativa arriva all'indomani di una visita a Praga costruita proprio sulla ricerca di alleanze europee in vista del Consiglio UE di ottobre.
Il governo italiano vuole intervenire contemporaneamente su più livelli: revisione degli Ets, maggiore flessibilità di bilancio, utilizzo delle deroghe già previste e pressione sugli operatori energetici affinché contribuiscano a contenere i prezzi.
La lettera annunciata a von der Leyen porta ora questo confronto direttamente al vertice della Commissione.
Per Meloni l'argomento è che l'aumento eccezionale dei prezzi dell'energia non possa essere trattato come una normale dinamica di bilancio. Per Bruxelles si tratterà invece di stabilire fino a che punto sia possibile ampliare gli spazi concessi agli Stati senza indebolire le nuove regole fiscali europee.
È su questo equilibrio che nelle prossime settimane si giocherà una parte importante della trattativa tra Roma e Bruxelles. E questa volta, dietro una discussione apparentemente tecnica sui margini di bilancio, ci sono questioni molto più immediate: quanto costeranno energia, produzione e vita quotidiana nei prossimi mesi e quante risorse avrà il governo per provare a contenerne l'impatto.
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