Morto Gordievskij: la spia che ingannò Mosca

di

Carlo Longo
Morto Gordievskij: la spia che ingannò Mosca

Link to Dopo quattro decenni trascorsi sotto protezione nel Regno Unito, si è spento all’età di 86 anni nella sua casa nel Surrey. Le autorità britanniche hanno dichiarato che il decesso è avvenuto per cause naturali, ma la sua vita è sempre stata segnata dal timore di un possibile attentato orchestrato da MoscaDopo quattro decenni trascorsi sotto protezione nel Regno Unito, si è spento all’età di 86 anni nella sua casa nel Surrey. Le autorità britanniche hanno dichiarato che il decesso è avvenuto per cause naturali, ma la sua vita è sempre stata segnata dal timore di un possibile attentato orchestrato da Mosca

GordievskijOleg Gordievskij fu una delle figure più enigmatiche della Guerra Fredda, un agente segreto sovietico che si trasformò in una delle risorse più preziose per l’intelligence britannica. La sua fuga in Occidente avvenne in circostanze degne di un romanzo di spionaggio: nascosto nel bagagliaio di un’auto, attraversò il confine tra l’Unione Sovietica e la Finlandia con il KGB alle calcagna, deciso a catturarlo o eliminarlo. Dopo quattro decenni trascorsi sotto protezione nel Regno Unito, si è spento all’età di 86 anni nella sua casa nel Surrey. Le autorità britanniche hanno dichiarato che il decesso è avvenuto per cause naturali, ma la sua vita è sempre stata segnata dal timore di un possibile attentato orchestrato da Mosca.

Dalla fedeltà al KGB al tradimento
Figlio di un ufficiale dell’NKVD, il predecessore del KGB, Gordievskij si formò presso l’Istituto di Affari Internazionali di Mosca prima di entrare nel servizio segreto sovietico nel 1963. La sua carriera iniziò tra Berlino e Praga, dove assistette a eventi cruciali che minarono la sua fede nel regime comunista. L’esperienza più sconvolgente fu l’invasione sovietica della Cecoslovacchia nel 1968, un atto repressivo che lo spinse ad avvicinarsi progressivamente all’Occidente.

Nel corso degli anni, la sua disillusione si trasformò in collaborazione con l’MI5, il servizio di controspionaggio britannico. Trasferito a Londra, divenne la fonte principale di informazioni riservate per il Regno Unito, contribuendo a smascherare operazioni segrete sovietiche e a indebolire la rete di spionaggio del KGB. Il suo ruolo di alto livello gli permise di fornire dati cruciali senza destare sospetti, almeno fino al suo smascheramento.

Il tradimento svelato e il rischio di morte
Il doppio gioco di Gordievskij rimase segreto fino a quando un altro agente traditore, Aldrich Ames della CIA, non trasmise ai sovietici informazioni sufficienti per farlo individuare. Anche se il nome non venne rivelato immediatamente, i dettagli forniti da Ames furono sufficienti per far cadere su di lui un’ombra di sospetto. Nel 1985, il KGB lo richiamò a Mosca e lo sottopose a lunghi interrogatori. Sottoposto a pressioni crescenti, Gordievskij capì che la sua unica speranza di sopravvivere era la fuga.

L’evasione e la nuova vita in Inghilterra
L’MI5 aveva già predisposto un piano di emergenza per estrarlo dall’Unione Sovietica, noto come “Operazione Pimlico”. Seguendo istruzioni precise, Gordievskij si fece trovare in una strada di Mosca con una busta di plastica di un supermercato americano. Un uomo con un sacchetto di Harrods passò accanto a lui, mordendo una barretta di cioccolato: quello era il segnale d’azione.

Riuscì a eludere la sorveglianza e raggiunse la frontiera con la Finlandia, dove due agenti britannici lo attendevano con un’auto. Nascosto nel bagagliaio, riuscì a oltrepassare il confine grazie a un espediente: la moglie di uno degli agenti fece cadere un pannolino sporco per distrarre i cani delle guardie sovietiche. Quando, dall’interno del bagagliaio, Gordievskij sentì la radio trasmettere musica finlandese, capì di essere salvo.

Un’icona dello spionaggio
Dopo la sua rocambolesca fuga, Gordievskij visse sotto protezione in Inghilterra, continuando a collaborare con i servizi segreti britannici e scrivendo libri di memorie. Si dice che il suo contributo abbia portato allo smantellamento di numerose operazioni sovietiche e all’identificazione di almeno 25 spie russe. Nel 2007, la regina Elisabetta gli conferì l’Ordine di San Michele e San Giorgio, un’onorificenza assegnata anche a James Bond nei romanzi di Ian Fleming.

Nonostante un presunto tentativo di avvelenamento nel 2018, Gordievskij riuscì a sfuggire al destino di altri ex agenti russi eliminati dai servizi segreti di Mosca. La sua storia rimane una delle più avvincenti della Guerra Fredda, una vicenda di coraggio, inganno e lealtà spezzata, che sembra uscita direttamente da un film di spionaggio.

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

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