Il presidente della Camera di Commercio Italia-Mozambico annuncia una nuova missione imprenditoriale a fine anno: «Il Paese offre opportunità concrete in settori strategici, l’Italia può giocare un ruolo chiave»
L’Italia crede nel Mozambico e punta a consolidare una relazione economica che va oltre l’energia. Lo conferma Simone Santi, presidente della Camera di Commercio Italia-Mozambico (Ccmi) e fondatore del gruppo Leonardo, che in un’intervista rilasciata ad Agenzia Nova spiega come il Paese africano stia attraversando un momento favorevole per attrarre investimenti diversificati.
«Le opportunità in Mozambico non si limitano al settore energetico», sottolinea Santi, evidenziando che oggi c’è terreno fertile per sviluppare progetti in agricoltura, trasformazione agroalimentare, turismo e materiali critici. Un esempio concreto è il centro agroalimentare in costruzione nella provincia di Manica, inizialmente pensato come mercato frutticolo e ora evoluto in un hub multifunzionale. «In questa fase, dove la progettazione è ancora aperta – spiega – le aziende italiane possono contribuire in modo significativo».
L’intervista segue di pochi giorni la chiusura del business forum Italia-Mozambico a Maputo, che ha visto la partecipazione di una delegazione guidata dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. «Una missione eccellente, frutto di un grande lavoro di squadra del Sistema Italia: ambasciata, Ice, cooperazione e naturalmente la nostra Camera», commenta Santi, che cita anche la firma di un memorandum d’intesa in ambito agricolo come uno dei risultati più concreti.
Secondo il presidente della Ccmi, il nuovo governo guidato dal presidente Daniel Chapo apre prospettive incoraggianti: «È un leader giovane, con formazione giuridica, e sta dimostrando di avere una visione moderna e aperta». Il dialogo avviato con l’opposizione dopo le tensioni post-elettorali dell’ottobre 2024 – che avevano provocato oltre 250 vittime – ha contribuito a ristabilire un clima positivo anche per gli affari.
Tra le nuove frontiere di investimento, Santi cita la meccanizzazione agricola – settore in cui l’Italia ha molto da offrire – e il comparto dei materiali critici come le terre rare, risorse strategiche per la transizione verde e digitale. «Ne ho parlato anche con il Mimit – spiega – ed è un ambito in cui possiamo essere molto più presenti».
Il Mozambico è stato inserito fra i Paesi prioritari del Piano Mattei, e questo, secondo Santi, rappresenta «una porta d’ingresso importante» per le aziende italiane. In particolare, il ministero dell’Agricoltura sta lavorando per identificare prodotti di origine geografica complementari a quelli italiani, come il litchi, e per attivare linee di credito per l’acquisto di macchinari italiani.
C’è anche spazio per la crescita di nicchie come spumante e prosecco, molto apprezzati dalla nascente classe media mozambicana, e per lo sviluppo del settore turistico, dove il Paese punta a emanciparsi dalla dipendenza dal mercato sudafricano. In questo contesto, il progetto di ristrutturazione dell’aeroporto di Massingir, legato all’investimento del gruppo Aman (140 milioni di dollari), mira a collegare il Mozambico con l’Europa in meno di dieci ore. «La logistica è ancora un punto debole, ma ci sono margini per migliorare», osserva Santi.
Anche il settore energetico resta centrale, con attori di punta come Eni e Saipem – quest’ultima vicepresidente della Ccmi – impegnati nel bacino di Rovuma. Il progetto Coral, che prevede il raddoppio della produzione di gas naturale liquefatto, darà lavoro a oltre 20 mila persone e 2 mila fornitori.
A fine anno, la Ccmi accompagnerà in Italia una nuova delegazione di imprese mozambicane, dopo il successo della prima missione del 2024 che ha visto la partecipazione di oltre 70 aziende locali. «Continuiamo a rafforzare i legami bilaterali anche attraverso fiere come il Gastech di Milano e l’African Energy Week in Sudafrica», spiega Santi.
Oggi in Mozambico risiedono circa 3.500 italiani, tra imprenditori, cooperanti e religiosi, e le aziende associate alla Ccmi sono salite da 12 nel 2014 a 85 nel 2024, di cui la metà italiane. «Accompagniamo le imprese nei rapporti con la burocrazia e nella comprensione del contesto giuridico locale», aggiunge Santi, evidenziando che le difficoltà più rilevanti sono congiunturali, legate alla scarsità di valuta estera, ma che il tasso di cambio stabile da quattro anni è un segnale di fiducia.
In conclusione, per Santi «la fiducia dell’Africa è difficile da conquistare, ma l’Italia è riuscita a costruirla». E questo capitale relazionale oggi si traduce in un vantaggio competitivo. «C’è una grande stima per il nostro Paese e un eccellente gioco di squadra, anche grazie all’ambasciatore Gabriele Phillip Annis, che si è dimostrato un vero playmaker».
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