Lo scorso 14 agosto, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha dichiarato lo stato di emergenza sanitaria internazionale (Pheic) a causa della diffusione del virus Mpox. Il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha espresso grande preoccupazione per la rapida diffusione di un nuovo ceppo di Mpox nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo e nei paesi vicini, che in precedenza non avevano riportato casi della malattia. Questo ha sollevato timori di una possibile ulteriore diffusione in Africa e oltre.
Mpox è una malattia infettiva causata dal monkeypox virus, appartenente alla stessa famiglia del virus del vaiolo, la Poxviridae. È una zoonosi, il che significa che si trasmette dagli animali all’uomo, ma può anche diffondersi tra le persone.
L’OMS ha raccomandato di non utilizzare più il termine “vaiolo delle scimmie” per riferirsi a Mpox, al fine di evitare confusione e stigmatizzazione. Anche la virologa Ilaria Capua ha sottolineato che questi fattori non sono d’aiuto in situazioni di emergenza sanitaria.
I sintomi di Mpox includono febbre, brividi, dolori muscolari e, spesso, eruzioni cutanee che evolvono da semplici macchie a vesciche piene di liquido, per poi diventare croste.
Esistono due principali varianti del virus, denominate “clade 1” e “clade 2”. La preoccupazione attuale riguarda il clade 1, che è più virulento rispetto al clade 2, con un tasso di letalità stimato al 3%, sebbene alcuni esperti ritengano che questa cifra potrebbe essere sottostimata.
Mpox si trasmette attraverso il contatto fisico ravvicinato con persone infette, i loro fluidi corporei o lesioni cutanee. La trasmissione potrebbe avvenire anche tramite oggetti contaminati, come vestiti o superfici.
Nell’epidemia globale di Mpox del 2022, la maggior parte dei casi coinvolgeva uomini gay o bisessuali. Tuttavia, nella recente diffusione in Congo, oltre il 70% dei casi e circa l’85% dei decessi riguardano bambini sotto i 15 anni, probabilmente a causa dei tassi elevati di malnutrizione che rendono i bambini più vulnerabili.
Un nuovo ceppo, denominato “clade 1b”, è stato identificato in Congo, dove dall’inizio del 2024 sono stati segnalati oltre 14.000 casi e 524 decessi. Sono stati rilevati casi anche in Kenya, Uganda, Ruanda e Burundi, con la Svezia che è diventata il primo paese non africano a registrare un caso del clade 1b.
Esistono vaccini contro Mpox, ma le autorità sanitarie africane hanno difficoltà ad accedere alle dosi necessarie. L’Africa CDC ha stimato che sono disponibili solo 200.000 dosi, a fronte di un fabbisogno di circa 10 milioni. I programmi di vaccinazione sono ancora in fase di definizione, ma probabilmente si darà priorità ai gruppi più vulnerabili, come le persone affette da HIV.