Netanyahu da Orbán: Ungheria pronta a lasciare la CPI

di

Mario Tosetti
Netanyahu da Orbán: Ungheria pronta a lasciare la CPI

Link to La visita che ha acceso il dibattito internazionale, considerando che su Netanyahu pende un mandato d’arresto per crimini di guerra e crimini contro l’umanità emesso dalla CPILa visita che ha acceso il dibattito internazionale, considerando che su Netanyahu pende un mandato d’arresto per crimini di guerra e crimini contro l’umanità emesso dalla CPI

OrbánL’Ungheria di Viktor Orbán si prepara a uscire dalla Corte penale internazionale (CPI). L’annuncio arriva direttamente dal ministro della Giustizia Bence Tuzson, poche ore prima dell’arrivo del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a Budapest. Una visita che ha acceso il dibattito internazionale, considerando che su Netanyahu pende un mandato d’arresto per crimini di guerra e crimini contro l’umanità emesso dalla CPI per le operazioni militari nella Striscia di Gaza a partire dall’8 ottobre 2023.

Nonostante l’Ungheria sia giuridicamente obbligata, in quanto firmataria dello Statuto di Roma, a eseguire il mandato d’arresto, Orbán ha già assicurato che non lo farà. Secondo il giornale online Europa Libera, una bozza di risoluzione parlamentare per avviare ufficialmente il ritiro dalla CPI sarebbe già pronta.

L'Unione Europea reagisce
La notizia ha suscitato preoccupazione a Bruxelles. Anitta Hipper, portavoce della Commissione europea, ha dichiarato che l’UE non ha ancora ricevuto alcuna notifica ufficiale da parte dell’Ungheria riguardo a un'eventuale uscita dalla CPI. Tuttavia, ha sottolineato che un simile passo sarebbe motivo di profondo rammarico per l’Unione, poiché metterebbe in discussione il rispetto dei principi di giustizia internazionale da parte di Budapest.

Un duro colpo per la CPI
La decisione ungherese rappresenta un’ulteriore sfida alla Corte penale internazionale, la cui autorità è già stata messa in discussione in passato da Stati Uniti e Israele, che non ne riconoscono la giurisdizione. Sebbene la CPI si affidi agli Stati membri per eseguire i propri mandati, non dispone di strumenti coercitivi per obbligarli a rispettare le sue decisioni. In caso di mancata osservanza, la Corte può avviare un procedimento di infrazione, ma senza conseguenze concrete.

Con l’Ungheria pronta a sfilarsi, si apre dunque un nuovo fronte di tensione tra Budapest e Bruxelles, segnando un ulteriore allontanamento del governo Orbán dalle istituzioni europee e dalle loro posizioni sulla giustizia internazionale.

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

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