La proposta, che prevedeva anche la realizzazione di una base navale controllata da Addis Abeba è stata giudicata inaccettabile perchè mette a rischio la sovranità del paese
Il presidente di Gibuti, Ismaïl Omar Guelleh, ha detto con fermezza "no" alla richiesta avanzata da una delegazione in visita ufficiale dall' Etiopia di creare un corridoio speciale di collegamento tra il proprio confine e il porto di Tadjourah e di realizzarvi una base navale. Una proposta, ha sottolineato, assolutamente inaccettabile, che va oltre ogni possibilità di dialogo e cooperazione economica, e che ha superato ogni limite. “Addis Abeba ci ha inviato un piano che non potevamo assolutamente accogliere e che finora non era mai stato al centro di colloqui o negoziati", ha precisato Guelleh in un’intervista a Jean Afrique.
L’Etiopia, paese senza sbocco sul mare, ha da tempo manifestato la necessità di un accesso diretto al mare. E lo scorso anno il primo ministro Abiy Ahmed aveva espresso pubblicamente tale urgenza, scatenando tra i paesi confinanti tensioni e preoccupazione che si erano successivamente allentate, anche grazie all’intermediazione della Turchia, che aveva facilitato un dialogo pacifico tra le parti.
Il presidente del Gibuti ha anche tenuto a ricordare che l’Etiopia dispone già di un accesso a diversi porti nella regione, tra cui quelli di Berbera (Somaliland), Assab (Eritrea) e Mogadiscio (Somalia), senza però che ciò implichi un controllo diretto su di essi e quindi una violazione della sovranità dei paesi interessati. Una posizione la sua che riflette anche una più ampia politica nazionale di resistenza a interferenze esterne. Nel 2018, il paese ha cancellato ad esempio un importante accordo con la compagnia con sede a Dubai DP World riguardante il terminal container di Doraleh, giudicandolo scarsamente vantaggioso per gli interessi del paese e ha accettato persino di pagare per questo suo passo indietro un risarcimento di 385 milioni di dollari per violazione contrattuale, pur di riaffermare il proprio pieno controllo sulle infrastrutture dello stato ed evitare il rischio che presenze ingombranti straniere destabilizzino la regione.
In un’area geopoliticamente strategica come il Corno d’Africa, il controllo dei porti rimane un tema cruciale, tra aspirazioni nazionali, rivalità regionali e interessi internazionali. Gibuti, forte della sua posizione e della sua sovranità, ha confermato con fermezza che ogni concessione deve rispettare la sua integrità e i suoi equilibri interni.
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