Pilota Usa recuperato in Iran, ma Teheran smentisce: il conflitto si allarga tra minacce su Hormuz e attacchi nel Golfo

di

Robert Crowe
Pilota Usa recuperato in Iran, ma Teheran smentisce: il conflitto si allarga tra minacce su Hormuz e attacchi nel Golfo

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Link to Washington annuncia il salvataggio del secondo membro dell’equipaggio dell’F-15E abbattuto venerdì in Iran e Donald Trump rivendica il successo dell’operazione. Teheran nega la versione americana, parla di velivoli colpiti durante il recupero e rilancia la sfida sullo Stretto di Hormuz. Intanto la crisi si estende al Golfo, al Libano e alle rotte marittime strategicheWashington annuncia il salvataggio del secondo membro dell’equipaggio dell’F-15E abbattuto venerdì in Iran e Donald Trump rivendica il successo dell’operazione. Teheran nega la versione americana, parla di velivoli colpiti durante il recupero e rilancia la sfida sullo Stretto di Hormuz. Intanto la crisi si estende al Golfo, al Libano e alle rotte marittime strategiche

di Robert Crowe

Le forze speciali statunitensi hanno recuperato il secondo aviatore disperso in Iran dopo l’abbattimento, venerdì, di un F-15E americano. A riferirlo sono Axios e Associated Press, secondo cui il militare era ferito ma in condizioni stabili dopo essere rimasto nascosto in territorio iraniano mentre era in corso una complessa operazione di ricerca e soccorso. Donald Trump ha celebrato il risultato definendolo “una delle operazioni di recupero più audaci della storia americana” e ha assicurato che non ci sono stati feriti tra i soccorritori.

La versione di Teheran è però diametralmente opposta. Le autorità iraniane hanno smentito che il recupero si sia concluso come sostenuto da Washington e hanno rivendicato di aver colpito mezzi americani coinvolti nell’operazione. Secondo media e fonti iraniane, nella provincia di Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad i raid attribuiti agli Stati Uniti avrebbero provocato almeno nove morti e otto feriti, nell’ambito dell’azione lanciata per salvare il pilota dato per disperso. Anche su questo fronte, dunque, la guerra si conferma accompagnata da una feroce battaglia di narrazioni, in cui ogni attore prova a trasformare l’episodio in una prova di forza politica e militare.

Sul piano politico, la tensione è salita ulteriormente attorno allo Stretto di Hormuz. Trump ha ribadito il suo ultimatum all’Iran, minacciando “l’inferno” se Teheran non consentirà la riapertura del passaggio marittimo nei tempi indicati dalla Casa Bianca. Dall’altra parte, la Repubblica islamica ha respinto le minacce e ha rilanciato con toni altrettanto duri, lasciando intendere di essere pronta a nuove mosse sia nel Golfo sia su altre rotte strategiche. Associated Press segnala che il presidente americano ha rinnovato l’avvertimento mentre diplomatici di vari Paesi cercano ancora una via per contenere l’escalation.

Nel frattempo il conflitto ha prodotto nuovi contraccolpi sul fronte energetico. Negli Emirati Arabi Uniti le autorità di Abu Dhabi hanno reso noto di essere al lavoro per spegnere incendi in un impianto petrolchimico, provocati dalla caduta di detriti dopo l’intercettazione di attacchi aerei attribuiti all’Iran. Un episodio simile si è verificato in Bahrain, dove un attacco con droni ha causato un incendio in un serbatoio della Gulf Petrochemical Industries Company, poi domato senza vittime. Il Wall Street Journal e altre fonti riferiscono che i due episodi confermano quanto le infrastrutture energetiche del Golfo siano ormai entrate nel raggio diretto della crisi.

Anche altri Paesi della regione risultano esposti. Associated Press riferisce che droni iraniani hanno colpito infrastrutture energetiche in Kuwait, Bahrain ed Emirati, mentre il conflitto continua a ripercuotersi sulle rotte commerciali e sull’equilibrio dei mercati globali. Nelle stesse ore sono emersi segnali di parziale riapertura del traffico nello Stretto di Hormuz, con alcune navi autorizzate al transito, ma il quadro resta estremamente fragile e soggetto a nuove chiusure o attacchi.

La crisi si è intrecciata anche con il fronte libanese. I liveblog internazionali riportano nuovi raid israeliani in Libano e il persistere di una forte tensione con Hezbollah, che a sua volta ha rivendicato attacchi contro obiettivi israeliani in mare, mentre l’Idf ha negato di essere a conoscenza di incidenti di quel tipo. In uno scenario sempre più frammentato, la linea del fronte si estende ormai dall’Iran al Golfo, dal Libano alle grandi vie marittime dell’energia, rendendo ogni episodio potenzialmente decisivo per l’evoluzione del conflitto.

Il recupero del pilota americano, dunque, non chiude affatto la crisi. Al contrario, diventa l’ennesimo detonatore di una fase in cui operazioni speciali, minacce incrociate, attacchi alle infrastrutture e guerra dell’informazione si sovrappongono senza sosta. Da un lato Washington rivendica la propria capacità militare e promette di proteggere uomini, interessi e libertà di navigazione; dall’altro Teheran mostra di voler rispondere colpo su colpo, mettendo pressione sui partner regionali degli Stati Uniti e sulle arterie energetiche mondiali. Il rischio, ora, è che la vicenda del pilota recuperato diventi non l’epilogo di un’operazione, ma il prologo di un’ulteriore escalation.

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

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