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Manifestanti si sono radunati nelle zone cristiane di Damasco e in altre città siriane per protestare contro l'incendio di un albero di Natale avvenuto a Souqaylabiya, vicino ad Hama, nella Siria centrale. I partecipanti hanno scandito slogan come "Chiediamo i diritti dei cristiani", marciando verso la sede del Patriarcato ortodosso nel quartiere di Bab Sharqi, a Damasco.
L'incendio, attribuito a combattenti stranieri affiliati al gruppo jihadista Ansar Al-Tawhid, ha scatenato indignazione. Secondo l'Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (OSDH), gli autori sarebbero membri di gruppi estremisti che operano nella regione. Questo episodio arriva a poche settimane dal rovesciamento del governo di Bashar al-Assad da parte della coalizione guidata dagli islamisti di Hayat Tahrir Al-Sham (HTS), un'organizzazione che si è recentemente imposta a Damasco.
Un video mostra un leader religioso di HTS promettere ai residenti locali che gli autori dell'atto vandalico saranno puniti e che l'albero di Natale sarà restaurato e illuminato entro il giorno successivo. Questo annuncio, accolto con applausi e slogan cristiani, riflette la volontà delle nuove autorità di rassicurare la popolazione cristiana locale.
La comunità internazionale osserva con attenzione la situazione, chiedendo al leader di HTS, Ahmed al-Sharaa (conosciuto come al Jolani), di rispettare le promesse di inclusività e protezione delle minoranze. In cambio, Europa e Stati Uniti valutano la possibilità di rimuovere HTS dalla lista delle organizzazioni terroristiche e di riconoscere il nuovo governo.
Anche l’Italia si è attivata diplomaticamente: una delegazione italiana è a Damasco per incontrare i vertici di HTS. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha dichiarato che l'Italia sostiene la protezione delle minoranze e che offrirà supporto alla "nuova Siria" solo se verranno rispettati i diritti umani, inclusi quelli delle donne e delle minoranze cristiane.
Proteste locali e ritorni dei profughi siriani
A Bab Touma e altre aree della periferia di Damasco, i manifestanti hanno lanciato cori contro i combattenti stranieri: "Il Paese è libero, i non siriani devono andarsene". Altri slogan come "Siamo pronti a sacrificarci per le nostre croci" testimoniano il sentimento di resistenza e difesa della comunità cristiana.
Nel frattempo, la Turchia ha riferito che circa 25.000 siriani sono rientrati nel Paese dalla caduta di Assad. Attualmente, la Turchia ospita 3 milioni di sfollati siriani, mentre un milione si trova in Europa.
Accordo per l’integrazione delle forze armate
Oggi è stato annunciato un accordo per sciogliere le fazioni armate e integrarle nel Ministero della Difesa siriano. L’intesa, siglata tra Ahmed al-Sharaa e i capi delle forze di opposizione, potrebbe rappresentare un passo significativo verso la stabilizzazione della Siria, sebbene non sia chiaro se includa anche le forze curde
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati
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