Schlein sfida Meloni, vada a casa e a Conte manda a dire : "Uno non vale uno"

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Aisha Harrison

La segretaria rivendica il ruolo del Pd: "Primo partito d'opposizione perché ce lo siamo guadagnati. A guidare la coalizione è chi prende un voto in più: non è egemonia, è democrazia". E sulle primarie chiude in sicurezza: "Se le faremo, le vinceremo"

Schlein sfida Meloni, vada a casa e a Conte manda a dire : "Uno non vale uno"

"Vada a casa" a Meloni, "uno non vale uno" a Conte, "avete perso tutte le vostre scommesse" ai complottisti di casa. L'elenco dei bersagli è lungo, durante il suo intervento alla direzione nazionale del Pd Elly Schlein non risparmia nessuno: la premier riceve l'avviso di sfratto, il leader del M5s una lezione di aritmetica elettorale, e chi in casa sogna un leader diverso lo spoiler sul futuro.

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La segretaria dem apre i lavori demolendo l'esecutivo, che definisce "il peggiore governo della storia repubblicana": "record di pressione fiscale", "salari più bassi d'Europa". E l'invito ad andarsene arriva secco. Replica in tempo quasi reale della premier: "Risponde oggi a una domanda che le ho fatto quasi due settimane fa. Con questi ritmi ce la vedo bene a risolvere i problemi degli italiani".

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Sul metodo, Schlein difende il programma aperto, da affinare "non nelle stanze dei partiti ma tra le persone", con terzo settore, mondo produttivo e sindacale. E ribalta la presa in giro del leader 5 Stelle, che l'aveva canzonata ("aspettiamo il Pd, non possiamo riunirci da soli"): "Noi siamo pronti già da un pezzo". Poi la frase più dura della giornata, con riferimento al mantra fondativo del M5s: il programma "si scrive con tutta l'alleanza", centristi compresi, "sapendo bene che bisogna essere inclusivi, ma che uno non vale uno".

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"A noi nessuno ci ha regalato niente. Se siamo saldamente primo partito d'opposizione è perché ce lo siamo guadagnati", incalza Schlein davanti a una platea in ovazione. E se fossimo rimasti al 14% del gennaio 2023, "pensate che avremmo avuto lo stesso dibattito? Generosi sì. Ingenui no". La regola è una sola: "A guidare la coalizione è il partito che prende un voto in più: non è egemonia, è democrazia". Con un'apertura sorniona: "Siamo disponibili alle primarie. E se le faremo, le vinceremo".

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Accenno alla politica estera, con la conferma del sostegno all'Ucraina e la certezza di "trovare una sintesi alta". Non basta per i riformisti, che non votano la relazione. In sala, comunque, si pensa già al dopo: "Oggi chiudiamo una fase. Basta con il tormentone del federatore che in campo non c'è", taglia corto Dario Franceschini, partigiano di primarie "non divisive" vincolate a punti programmatici comuni. "E poi, che vinca la migliore."

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