Tomahawk e Flamingo: i missili che potrebbero cambiare la guerra in Ucraina

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Carlo Longo
Tomahawk e Flamingo: i missili che potrebbero cambiare la guerra in Ucraina

Link to Con una gittata fino a 2.500 chilometri, i Tomahawk potrebbero consentire a Kiev di colpire in profondità il territorio russo. Intanto, l’Ucraina accelera sulla produzione del suo nuovo missile da crociera FP-5 FlamingoCon una gittata fino a 2.500 chilometri, i Tomahawk potrebbero consentire a Kiev di colpire in profondità il territorio russo. Intanto, l’Ucraina accelera sulla produzione del suo nuovo missile da crociera FP-5 Flamingo

Se arrivasse il via libera definitivo da Donald Trump, non sarebbe certo un buon compleanno per Vladimir Putin. L’Ucraina potrebbe infatti ottenere presto il permesso di acquistare e utilizzare i missili da crociera americani Tomahawk, un’arma di precisione che rappresenterebbe un potenziale punto di svolta nel conflitto.

Più potenti dei missili Atacms — che raggiungono una gittata massima di circa 300 chilometri — i Tomahawk possono volare tra i 1.100 e i 2.500 chilometri. Progettati per attacchi dal mare o da sottomarini, volano a bassa quota e sono difficili da rilevare. Non è la prima volta che questi missili vengono utilizzati: hanno colpito obiettivi in Iraq, Siria, nei Caraibi contro i narcotrafficanti e altrove. Per Washington, inviarne alcuni a Kiev non comprometterebbe le proprie scorte strategiche, a differenza di quanto accaduto con i sistemi di difesa Patriot.

Secondo un’analisi dell’Institute for the Study of War (ISW), i Tomahawk permetterebbero alle forze ucraine di infliggere colpi significativi alle strutture militari russe, ben oltre le linee del fronte. Kiev ha già dimostrato di poter effettuare attacchi in profondità con i droni, ma con carichi ridotti. I Tomahawk invece potrebbero colpire in modo devastante almeno 1.945 obiettivi strategici nella loro versione a lungo raggio. Tra questi, la fabbrica di droni Shahed a Yelabuga (Repubblica del Tatarstan) e la base aerea Engels-2 nell’Oblast di Saratov, da cui partono i bombardieri russi che lanciano missili contro l’Ucraina.

Nel frattempo, la campagna “DeepStrike”, orchestrata dagli ucraini con droni a lungo raggio, ha già dimostrato efficacia: in due mesi sono stati colpiti 85 obiettivi russi ad alto valore, tra cui basi, aeroporti, depositi, impianti industriali e infrastrutture per la produzione di armi e carburante.

Ma non c’è solo l’arsenale occidentale. Kiev sta anche accelerando sulla produzione interna con il nuovo missile da crociera FP-5 Flamingo, dal nome curioso e dall’estetica inconfondibile. Ha una gittata di 3.000 chilometri e una testata da 1.150 kg. Secondo The Economist, se il Flamingo riuscisse a superare le difese aeree russe, rappresenterebbe un’arma strategica di livello superiore. La sua tecnologia consente cambi di traiettoria durante il volo per eludere i radar, ed è prodotto con fusoliere in fibra di carbonio e motori sovietici ricondizionati, riducendo tempi e costi di produzione.

L’ideazione e il nome sono opera di Iryna Terekh, ingegnera e CEO dell’azienda produttrice, che rompe così un tabù in un settore storicamente maschile: un missile rosa, prodotto da una donna, contro un potere maschilista. Un gesto simbolico che non passa inosservato.

Il Flamingo ha però un limite: è meno preciso del Tomahawk. Ma con un costo stimato di circa 500.000 dollari — contro i due milioni del missile americano — resta una soluzione efficiente e sostenibile per l’Ucraina. Attualmente se ne producono due o tre al giorno, con l’obiettivo di arrivare a sette entro fine mese.

Con l’aiuto occidentale e le nuove tecnologie interne, la strategia ucraina potrebbe a breve passare a una fase decisiva, colpendo direttamente le capacità produttive e militari russe. Il Cremlino è avvisato.

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

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