Il presidente americano insiste sulla necessità di cambiare la leadership ucraina e accusa Kiev di ostacolare la pace. Zelensky respinge le pressioni, denuncia nuovi bombardamenti russi e chiede garanzie sul cessate il fuoco. Mosca non conferma l'intesa annunciata dalla Casa Bianca, mentre l'Europa difende il presidente ucraino.
Donald Trump continua ad attaccare Volodymyr Zelensky, arrivando a sostenere che Vladimir Putin sia più disposto del presidente ucraino a trovare una soluzione negoziata alla guerra. Una dichiarazione che segna un ulteriore deterioramento dei rapporti tra Washington e Kiev, proprio mentre gli Stati Uniti tentano di imporre una tregua sugli attacchi alle infrastrutture energetiche.
Parlando con i giornalisti prima di partire per l'Ohio, Trump ha ribadito che Russia e Ucraina avrebbero accettato il cessate il fuoco energetico perché lui stesso lo avrebbe richiesto. Ha però riconosciuto che si stanno verificando violazioni dell'intesa, attribuendole a entrambe le parti.
Le parole del presidente americano arrivano dopo un fine settimana di tensioni, iniziato con la richiesta di nuove elezioni in Ucraina e proseguito con l'annuncio di un accordo che né Kiev né Mosca avevano confermato nei termini presentati dalla Casa Bianca.
Il risultato è un paradosso diplomatico: Trump sostiene di aver ottenuto un primo passo verso la pace, ma il governo ucraino continua a denunciare bombardamenti russi contro le proprie infrastrutture e chiede agli Stati Uniti di garantire il rispetto degli impegni annunciati.
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La dichiarazione più significativa riguarda direttamente i due presidenti.
Trump ha affermato di ritenere che Putin voglia raggiungere un'intesa più di Zelensky, riprendendo una linea di critica che negli ultimi giorni ha assunto toni sempre più espliciti.
Il 10 ottobre aveva sostenuto che l'Ucraina avesse bisogno di un nuovo presidente capace di concludere un accordo per porre fine alla guerra.
Secondo Trump, Zelensky avrebbe avuto diverse occasioni per fermare il conflitto e non le avrebbe sfruttate. Il presidente americano ha inoltre accusato Kiev di contribuire all'aumento dei prezzi energetici attraverso gli attacchi alle raffinerie russe.
La posizione di Washington ha provocato una forte reazione ucraina, perché attribuisce al Paese invaso una parte rilevante della responsabilità per la prosecuzione della guerra.
Zelensky contesta questa interpretazione e sostiene che la Russia non abbia dimostrato una reale disponibilità a interrompere le ostilità.
La questione non riguarda soltanto il linguaggio diplomatico. Le dichiarazioni di Trump arrivano mentre Kiev dipende ancora dal sostegno militare e informativo occidentale, rendendo particolarmente delicato ogni contrasto con la Casa Bianca.
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Domenica 11 ottobre Trump aveva annunciato attraverso Truth Social un cessate il fuoco immediato tra Russia e Ucraina, limitato agli attacchi contro le infrastrutture energetiche.
Il presidente americano aveva presentato l'intesa come un accordo già raggiunto da entrambe le parti.
La reazione di Kiev era stata però molto diversa.
Zelensky aveva spiegato di aver appreso la notizia dai mezzi di informazione e di non conoscere le condizioni concordate con Mosca.
Il governo ucraino aveva comunque dichiarato la propria disponibilità a sospendere gli attacchi alle raffinerie russe, a condizione che la Russia interrompesse quelli contro il sistema energetico ucraino.
Lunedì 12 ottobre, intervenendo al Warsaw Security Forum, Zelensky ha denunciato nuove operazioni russe contro una centrale termica a Kharkiv, un impianto di produzione del gas e una stazione di rifornimento civile.
Secondo il presidente ucraino, gli attacchi sarebbero avvenuti poche ore dopo l'annuncio americano.
Kiev sostiene di non aver colpito infrastrutture energetiche russe durante la notte, proprio per dimostrare la propria disponibilità a rispettare una sospensione reciproca delle operazioni.
Il Cremlino, attraverso il portavoce Dmitry Peskov, si è limitato a confermare che i contatti diplomatici sono in corso, senza dichiarare esplicitamente di aver accettato la tregua.
Mancano quindi ancora elementi sufficienti per considerare operativo un accordo condiviso e verificabile.
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Il presidente ucraino non ha respinto la proposta americana, ma ha insistito sulla necessità di condizioni precise.
Secondo Zelensky, una tregua energetica potrebbe rappresentare un primo passo verso la conclusione della guerra, purché Washington si assuma la responsabilità di garantirne il rispetto.
Il problema riguarda soprattutto la reciprocità.
L'Ucraina non intende rinunciare unilateralmente agli attacchi contro le raffinerie russe mentre Mosca continua a colpire centrali elettriche, impianti del gas e altre infrastrutture indispensabili alla popolazione civile.
La questione è particolarmente urgente con l'avvicinarsi dell'inverno.
Gli attacchi al sistema energetico ucraino possono compromettere il riscaldamento, la distribuzione dell'acqua e il funzionamento di ospedali e servizi essenziali.
Per Kiev, una sospensione degli attacchi avrebbe quindi un valore umanitario significativo, ma soltanto se applicata da entrambe le parti.
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Un altro terreno di confronto riguarda la leadership ucraina.
Trump ha chiesto nuove elezioni, sostenendo che un cambio alla guida del Paese potrebbe facilitare un accordo con Mosca.
Zelensky ha replicato ricordando che la scelta del presidente spetta esclusivamente ai cittadini ucraini.
Le elezioni sono sospese dall'inizio dell'invasione russa su larga scala del febbraio 2022, nel quadro della legge marziale in vigore nel Paese.
Il presidente ucraino ha dichiarato di essere disponibile a organizzare una consultazione elettorale qualora Putin accettasse un cessate il fuoco di almeno sessanta giorni.
Una sospensione delle ostilità permetterebbe, secondo Kiev, di affrontare alcune delle difficoltà che oggi rendono problematico il voto: la sicurezza dei seggi, la partecipazione dei militari e il coinvolgimento dei milioni di cittadini sfollati o rifugiati all'estero.
Mosca non ha accolto questa proposta.
La disputa sulle elezioni assume così un significato politico più ampio: Trump presenta il rinnovo della leadership come una possibile condizione per accelerare i negoziati, mentre Zelensky considera prioritario creare condizioni di sicurezza che rendano possibile una consultazione democratica.
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La tensione tra Trump e Zelensky si è aggravata dopo l'annuncio di un'intesa tra Washington e Mosca sulle esportazioni di gasolio russo.
L'amministrazione americana ha deciso di alleggerire alcune restrizioni commerciali, sostenendo che un aumento delle forniture possa contribuire a contenere il costo dei carburanti.
La scelta arriva in un momento delicato per l'economia statunitense, con i prezzi dell'energia sotto pressione anche a causa della guerra in Medio Oriente.
Trump ha attribuito parte dei rincari agli attacchi ucraini contro le raffinerie russe, chiedendo a Kiev di interromperli.
Zelensky ha contestato questa ricostruzione, sostenendo che il conflitto in Medio Oriente e le difficoltà nei collegamenti energetici internazionali abbiano un peso maggiore sull'andamento dei prezzi.
La decisione americana ha provocato critiche anche in Europa.
Secondo Kiev e diversi governi europei, consentire nuove esportazioni di carburante russo rischia di aumentare le entrate economiche disponibili per Mosca mentre la guerra continua.
L'Associated Press ha inoltre evidenziato che i quantitativi interessati dall'intesa sono relativamente contenuti e potrebbero avere effetti limitati sui prezzi internazionali, pur assumendo un significato politico rilevante.
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Le dichiarazioni di Trump hanno suscitato reazioni tra gli alleati europei dell'Ucraina.
Diversi leader hanno ribadito il proprio sostegno a Zelensky, mentre l'Unione europea continua a chiedere una pressione economica e diplomatica su Mosca.
L'Alta rappresentante europea Kaja Kallas ha espresso dubbi sulla tenuta della tregua energetica, osservando che sarebbe preferibile arrivare a un cessate il fuoco capace di fermare anche le uccisioni di persone.
La responsabile della diplomazia europea ha inoltre invitato Washington a mantenere le sanzioni contro la Russia.
Il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato di non aver osservato, nelle precedenti 48 ore, segnali concreti di un rispetto della tregua da parte di Mosca.
Lunedì l'Unione europea ha approvato nuove misure restrittive contro soggetti collegati al complesso militare-industriale russo.
La posizione europea evidenzia una differenza di impostazione rispetto alla Casa Bianca: Bruxelles insiste sulla necessità di mantenere la pressione su Putin, mentre Trump considera prioritario ottenere un'intesa rapida, anche attraverso concessioni economiche e pressioni sulla leadership ucraina.
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Dietro lo scontro politico si profila una questione particolarmente delicata per l'Ucraina.
Secondo quanto riferito da Reuters, una fonte informata ha indicato che Washington avrebbe prospettato la possibilità di interrompere la condivisione di informazioni di intelligence e alcune forniture di armamenti per esercitare pressione su Kiev.
Non si tratta di una decisione ufficialmente annunciata dalla Casa Bianca.
La possibilità, tuttavia, assume un peso significativo perché l'Ucraina continua a dipendere dal sostegno occidentale per la difesa aerea, le capacità di ricognizione e diversi sistemi militari.
Una riduzione dell'assistenza americana potrebbe aggravare le difficoltà delle forze ucraine, soprattutto in una fase di intensificazione degli attacchi russi.
La minaccia riferita dalla fonte resta quindi un elemento da verificare, ma contribuisce a spiegare la delicatezza del confronto tra Trump e Zelensky.
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Le dichiarazioni del presidente americano mostrano quanto sia cambiato il rapporto tra Washington e Kiev.
Trump continua a sostenere che un accordo con Putin sia possibile e attribuisce a Zelensky una parte della responsabilità per il mancato raggiungimento della pace.
Il presidente ucraino, invece, chiede garanzie concrete prima di accettare qualsiasi sospensione delle operazioni militari e insiste sul fatto che la Russia debba dimostrare attraverso i comportamenti la propria disponibilità a negoziare.
La tregua energetica annunciata l'11 ottobre avrebbe potuto rappresentare un primo risultato diplomatico.
A distanza di un giorno, però, gli attacchi denunciati da Kiev, l'assenza di una conferma esplicita del Cremlino e le dichiarazioni contrastanti dei protagonisti rendono ancora incerta la sua applicazione.
Il confronto non riguarda più soltanto le condizioni per fermare la guerra, ma anche chi debba assumersi la responsabilità di fare il primo passo.
E mentre Trump continua a indicare Zelensky come un ostacolo ai negoziati, sul terreno le operazioni militari non si fermano.
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