Trump, i miei primi 100 giorni? Sono il maggior successo di qualsiasi amministrazione

di

Aisha Harrison
Trump, i miei primi 100 giorni? Sono il maggior successo di qualsiasi amministrazione

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"Siamo qui per celebrare i primi 100 giorni di maggior successo di qualsiasi amministrazione. E questo è solo l'inizio, non avete ancora visto niente." Così Donald Trump ha aperto il comizio di Michigan, trasformando un bilancio presidenziale in un evento da campagna elettorale. Un’autocelebrazione in grande stile per segnare la prima tappa del suo secondo mandato, mentre la sua popolarità, secondo un sondaggio ABC, scivola al 39%: il dato più basso registrato da un presidente USA a questo punto del mandato da oltre 80 anni.

Nel suo discorso, Trump ha parlato di  “una rivoluzione del buon senso”, sferzando giudici, avversari politici e stampa “corrotta”. Ha definito il predecessore Joe Biden “il peggiore della storia”, accusato i democratici di volerlo “impeachmentare di nuovo” e minacciato nuove ritorsioni economiche verso le imprese che non riportano il lavoro “in patria”.

Economia: i dazi si aggiustano, ma la retorica resta

La giornata si era aperta con la firma di un decreto esecutivo che, pur confermando i dazi del 25% sulle auto importate, introduce una moratoria temporanea sulle tariffe aggiuntive per il settore automobilistico. “È solo una misura transitoria per dare tempo alle aziende”, ha spiegato Trump. Una mossa interpretata dagli osservatori come un passo indietro motivato dal calo di fiducia dei consumatori e dai timori di una recessione legata alle guerre commerciali.

Immigrazione e sicurezza: “Solo tre ingressi al confine”

Il presidente ha enfatizzato le cifre che dimostrerebbero il crollo degli ingressi illegali alla frontiera con il Messico, parlando di “una diminuzione del 99,9%”, senza offrire dati ufficiali. “Se non avessimo vinto le elezioni, ci sarebbe stata un’invasione da 30-40 milioni di illegali, molti dei quali criminali”, ha tuonato. Una narrazione che ignora il rallentamento delle deportazioni rispetto al primo mandato, ma coerente con la sua strategia comunicativa: ripetere, amplificare, semplificare.

Attacchi a Powell e strizzata d’occhio a Musk

Trump ha scaricato le colpe sull’attuale capo della Federal Reserve, Jerome Powell, accusandolo di “non fare un buon lavoro” nel contrastare l’inflazione. Al contempo, ha difeso Elon Musk, sotto pressione per proteste contro Tesla: “Non è giusto quello che gli hanno fatto. Elon ci ha aiutato, è un grande uomo”.

Papa, dazi e Cristoforo Colombo

Tra una promessa e una minaccia, il presidente ha anche trovato il tempo per divagare. “Mi piacerebbe essere Papa, sarebbe la mia prima scelta”, ha detto tra le risate della folla, evocando il cardinale newyorkese Timothy Dolan come possibile successore di Francesco. Ha difeso il Columbus Day – “l’abbiamo salvato” – e rilanciato la possibilità di candidarsi a un terzo mandato, strizzando l’occhio a una base che non sembra stancarsi della sua presenza scenica.Il comizio si è chiuso sulle note dei Village People, come da tradizione, tra selfie, slogan e un entusiasmo che contrasta con i numeri. I sondaggi lo vedono in difficoltà, la stampa lo incalza, i giudici lo monitorano. Ma Trump, come sempre, rilancia. Perché per lui, anche dopo la vittoria, è sempre campagna elettorale.

 

 

 

 

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

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