Link to Il filmato è stato condiviso su Truth Social . La Casa Bianca ha parlato di errore dello staff, ma non sono arrivate le scuse ufficiali.
Il filmato è stato condiviso su Truth Social . La Casa Bianca ha parlato di errore dello staff, ma non sono arrivate le scuse ufficiali.
Un video dal contenuto apertamente razzista, pubblicato e rimosso nel giro di poche ore, ha innescato una nuova bufera politica attorno al presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il filmato, condiviso giovedì sera su Truth Social, raffigurava l’ex presidente Barack Obama e l’ex first lady Michelle Obama trasformati in scimmie in una scena ambientata nella giungla, richiamando uno dei più antichi e offensivi stereotipi razziali.
La reazione è stata immediata e trasversale. Critiche severe sono arrivate non solo dai democratici ma anche da esponenti repubblicani di primo piano. Il senatore Tim Scott, unico afroamericano del GOP al Senato, ha definito il contenuto «la cosa più razzista vista uscire da questa Casa Bianca», chiedendone la rimozione. Sulla stessa linea i deputati Mike Lawler e Nick LaLota, mentre i senatori Roger Wicker e Pete Ricketts hanno invitato pubblicamente Trump a scusarsi.
Sotto la pressione crescente, il video è stato cancellato poco prima di mezzogiorno di venerdì, dopo essere rimasto online per quasi dodici ore. La Casa Bianca ha attribuito la responsabilità a un membro dello staff, parlando di pubblicazione «erronea» e sostenendo che il presidente non fosse a conoscenza del contenuto. Dietro le quinte, secondo fonti interne, è scattata un’intensa operazione di contenimento, con consiglieri e alleati impegnati a contattare parlamentari e media.
Il filmato era in realtà un montaggio più ampio che rilanciava teorie complottiste — prive di fondamento — sui presunti brogli elettorali del 2020. Solo negli ultimi secondi comparivano gli Obama, con i volti sovrapposti ai corpi di scimmie, accompagnati da un breve frammento di The Lion Sleeps Tonight. Il contenuto deriverebbe da un vecchio meme circolato sui social già nei mesi precedenti, in cui Trump veniva raffigurato come “re della giungla” e vari leader democratici come animali.
In un primo momento la portavoce della Casa Bianca aveva liquidato le critiche parlando di «finta indignazione», sostenendo che il video fosse satirico. La successiva rimozione ha però segnato un brusco cambio di linea, senza che arrivassero scuse ufficiali né dal presidente né dal suo staff.
L’episodio si inserisce in una serie di controversie analoghe: negli ultimi mesi Trump aveva già condiviso contenuti manipolati digitalmente — tra cui un video che mostrava Obama arrestato nello Studio Ovale e immagini alterate del leader democratico Hakeem Jeffries — suscitando accuse di razzismo e disinformazione.
Se la diffusione di post incendiari è una cifra costante della comunicazione trumpiana, la loro cancellazione resta invece un fatto raro. E ancora più rara è l’assunzione diretta di responsabilità: anche questa volta la linea difensiva è passata dall’attribuzione dell’errore a collaboratori. Ma la polemica, alimentata dall’indignazione bipartisan, è destinata a lasciare un segno politico ben oltre la breve vita online del video.
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