Ucraina, armi della Nato contro la Russia: si allarga il fronte dei si ma l’Italia conferma il no

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Carlo Longo
Ucraina, armi della Nato contro la Russia: si allarga il fronte dei si ma l’Italia conferma il no

Link to La questione è ora in agenda tra tutti i partner di Kiev, sebbene con diverse posizioni e sfumature. Alcuni approvano senza esitazioni, altri distinguono e alcuni rimangono fermi sul no. Il “game changer” sarebbe il via libera degli Stati UnitiLa questione è ora in agenda tra tutti i partner di Kiev, sebbene con diverse posizioni e sfumature. Alcuni approvano senza esitazioni, altri distinguono e alcuni rimangono fermi sul no. Il “game changer” sarebbe il via libera degli Stati Uniti

JENS STOLTENBERG SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO

Se Jens Stoltenberg intendeva scatenare il dibattito sull’uso delle armi occidentali da parte dell’Ucraina contro la Russia, il segretario generale della NATO ha colpito nel segno. La questione è ora in agenda tra tutti i partner di Kiev, sebbene con diverse posizioni e sfumature. Alcuni approvano senza esitazioni, altri distinguono e alcuni rimangono fermi sul no. Il “game changer” sarebbe il via libera degli Stati Uniti. Washington ha recentemente approvato un pacchetto di aiuti di 61 miliardi di dollari e ad aprile ha inviato all’Ucraina i missili Atacms, capaci di colpire obiettivi fino a 300 km di distanza. Tali armi potrebbero avere un impatto significativo in questa fase del conflitto, caratterizzata dai raid russi nella regione di Kharkiv, che sfruttano basi di lancio nel territorio russo: in sostanza, Mosca colpisce da una “zona sicura” che gli ucraini non riescono a raggiungere. Anche con l’approvazione dell’uso di alcune armi americane, gli Atacms non sarebbero comunque sufficienti a colpire queste basi.

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Il presidente americano Joe Biden sta considerando la possibilità di revocare le limitazioni imposte a Kiev per l’uso di armi a corto raggio, come riportato dal Washington Post. Tuttavia, i missili a lungo raggio restano esclusi. La posizione ufficiale, nonostante le pressioni del segretario di Stato Antony Blinken, viene ribadita da John Kirby, portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale della Casa Bianca: “Non incoraggiamo né agevoliamo attacchi sul territorio russo con armi americane”. Mentre Washington riflette senza sbilanciarsi, in altri paesi la situazione è cambiata. In Europa, la Polonia ha espresso un sì deciso tramite le parole del vice ministro della Difesa Cezary Tomczyk: “Non esistono restrizioni di questo tipo sulle armi polacche fornite all’Ucraina”. Varsavia si allinea quindi a Gran Bretagna, Finlandia, Svezia, Repubblica Ceca e paesi baltici. In America, il Canada ha dichiarato attraverso la ministra degli Esteri Melanie Joly: “Non abbiamo posto nessuna condizione sulle forniture”.

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La Germania merita una menzione a parte. Berlino, come è noto, non ha mai accettato di inviare a Kiev i missili Taurus a lungo raggio. Tuttavia, secondo il quotidiano britannico The Guardian, la posizione del cancelliere Olaf Scholz non è così distante dalla linea di Macron come si potrebbe pensare: no ai Taurus, ma non c’è un divieto assoluto per altre armi.

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A 10 giorni dalle elezioni europee, il tema è costantemente presente nel dibattito italiano. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato al Corriere.it: “Non dimentichiamo che c’è una recrudescenza da parte della Russia nel colpire direttamente la popolazione civile. Il dibattito nasce dal fatto che ci si interroga se colpire zone in Russia da dove partono quegli attacchi”. Meloni aggiunge: “Credo non sia necessario, è meglio rafforzare la capacità di dotare l’Ucraina di sistemi efficaci di difesa anti-area, un lavoro fatto anche dall’Italia con i Samp-T, senza rischiare un’escalation fuori controllo”.

Elly Schlein, segretaria del Pd, ha dichiarato a Tagadà su La7: “Il Pd ha sempre sostenuto l’Ucraina, ma serve un ruolo politico e diplomatico dell’Europa per evitare un’escalation che porti all’ingresso diretto dell’Europa in guerra contro la Russia”. Matteo Salvini, leader della Lega e vicepremier, ha affermato: “L’Italia ripudia la guerra, questo dice la nostra Costituzione. Macron e Scholz devono tenerlo presente. Quando dicono che le armi fornite all’Ucraina possono essere usate per colpire la Russia, spalancano le porte a una guerra planetaria. La Lega e il governo italiano dicono no a qualsiasi ipotesi di guerra”.

Infine, Carlo Calenda, leader di Azione, ha dichiarato a Otto e Mezzo: “Sono favorevole all’uso delle armi occidentali contro la Russia a patto che si possano colpire le basi di provenienza degli attacchi sul territorio ucraino, con regole d’ingaggio che evitino danni alla popolazione civile”. Calenda conclude: “Stiamo aiutando gli ucraini per evitare un conflitto diretto, quindi anche mandare soldati sarebbe sbagliato. La giusta postura è quella di un contenimento della Russia, come fu con l’Unione Sovietica”.

(Associated Medias) – Tutti i diritti sono riservati

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