di Emilia Morelli
“L’Occidente ha dichiarato una guerra ibrida totale contro la Russia. Ed è difficile prevedere quanto durerà. Le sanzioni ci sono sempre state, ma adesso c’è una situazione di russofobia e ostilità contro il nostro Paese, anche durante i periodi più duri della Guerra Fredda non si erano mai viste estradizioni simultanee di diplomatici russi da diversi Paesi”, così si è espresso il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov il quale ha evidenziato, inoltre il “maltrattamento dei nostri imprenditori, scienziati, rappresentanti della cultura, diplomatici, che devono lavorare in condizioni estreme a rischio della vita”. Lavrov ha poi fornito una sua ardita interpretazione degli avvenimenti sostenendo che la crisi in Ucraina “è stata preparata dagli americani da tempo, dalla Guerra fredda per raggiungere l’egemonia mondiale”. Per il ministro degli Esteri russo gli Stati Uniti “guidano questo processo da Oltreoceano, indebolendo l’Europa, è chiaro che le conseguenze saranno sentite da tutti, nessuno escluso. Abbiamo fatto di tutto per evitare un confronto diretto, ma visto che la sfida è stata lanciata, ovviamente, l’accettiamo”.
A proposito delle conseguenze della guerra la Russia ha disconosciuto ogni responsabilità per l’impennata dei prezzi dei generi alimentari e per il rischio di un aumento della fame globale. L’accusa era stata mossa dalla ministra degli Esteri tedesca Annalena Baerbock. Le ha risposto esplicitamente in un post su Telegram la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova che ha, invece, addossato le colpe alle sanzioni occidentali. “Se non lo capisci, è un segno o di stupidità, o si vuole deliberatamente fuorviare l’opinione pubblica”, ha detto Zakharova aggiungendo che la crisi alimentare è anche provocata dal collasso dello stato ucraino, indotto sempre dalla politica dell’Occidente. “Una delle ragioni sono stati i predecessori della signora Baerbock, che non hanno solo interferito nel Paese, ma hanno plasmato la politica interna ed estera dell’Ucraina”, ha attaccato la portavoce del ministero degli Esteri russo.
Nel frattempo si fa sempre più tesa la situazione innescata dalla richiesta presentata dalla Finlandia di aderire alla Nato. Il presidente finlandese, Sauli Niinistö, durante un colloquio con il presidente russo, Vladimir Putin, ha affermato che le circostanze relative alla sicurezza finlandese sono sostanzialmente cambiate a causa ” delle richieste russe alla fine del 2021 per impedire ai Paesi di aderire alla Nato e la massiccia invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022″. Il presidente finlandese ha incalzato ricordando a Putin che durante il loro primo incontro, nel 2012, aveva sottolineato la necessità che ogni Paese sia responsabile della propria sicurezza. “Questo è esattamente ciò che sta accadendo ora. Aderendo alla NATO, la Finlandia rafforza la propria sicurezza e si assume le sue responsabilità. E in futuro, la Finlandia vuole risolvere correttamente e professionalmente le questioni pratiche che sorgono in relazione al vicinato con la Russia”, ha detto Niinistö rivolgendosi a Putin. La risposta del leader del Cremlino non lascia adito ad interpretazioni: “Il rifiuto della neutralità della Finlandia sarebbe un errore” perché “non ci sono minacce alla sua sicurezza”. Putin ha, inoltre, aggiunto che “i cambiamenti nella politica estera finlandese” ovvero l’adesione alla Nato “potrebbero avere un effetto negativo sui rapporti con la Federazione russa”. I due presidenti hanno, comunque, parlato anche dello stallo in cui versa il processo negoziale con Kiev e Putin ha ribadito la posizione espressa da Mosca: “i negoziati con l’Ucraina sono effettivamente sospesi” perché Kiev “non è interessata a un dialogo serio e costruttivo”.