Ucraina: Putin mantiene la linea, Trump apre al dialogo

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Mario Tosetti
Ucraina: Putin mantiene la linea, Trump apre al dialogo

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ucrainaIl presidente russo Vladimir Putin ha ribadito la necessità che qualsiasi tregua in Ucraina sia finalizzata a una pace stabile e duratura. Durante una conferenza stampa con il leader bielorusso Alexandr Lukashenko, Putin ha ripreso le dichiarazioni del consigliere per la politica estera Yuri Ushakov, senza però specificare le condizioni necessarie per un cessate il fuoco. Tuttavia, ha anticipato un possibile nuovo colloquio con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Mosca, in precedenza, si era espressa in modo critico sulla possibilità di un cessate il fuoco immediato, sostenendo che servirebbe soltanto a Kiev per riorganizzarsi militarmente. Nonostante la dichiarazione di Ushakov non fosse ufficiale, il Cremlino ha mantenuto una posizione di cautela. Nel frattempo, l'inviato speciale degli Stati Uniti, Steve Witkoff, è atteso a Mosca per proseguire i negoziati.

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Dopo le dichiarazioni di Putin, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha commentato la posizione russa definendola "promettente, ma incompleta". Parlando accanto al segretario generale della NATO, Mark Rutte, Trump ha sottolineato la necessità di un confronto diretto con Putin per chiarire i dettagli della proposta di tregua.

Il presidente americano ha espresso preoccupazione per eventuali retromarce di Mosca, affermando che un loro passo indietro sarebbe un duro colpo per la stabilità internazionale. Allo stesso tempo, ha rassicurato gli alleati NATO, dichiarando che la Russia non avrebbe intenzione di estendere il conflitto oltre i confini ucraini.

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Uno dei punti chiave del negoziato rimane la questione dell’adesione dell’Ucraina alla NATO, un’ipotesi che il Cremlino considera inaccettabile. Secondo Ushakov, Mosca sarebbe disposta a valutare un accordo di pace solo se venisse garantito che Kiev non entrerà nell’alleanza atlantica.

Il consigliere russo ha inoltre affermato che questa posizione è condivisa dagli Stati Uniti nel contesto delle trattative, suggerendo un possibile compromesso tra le parti. Intanto, Steve Witkoff è già arrivato a Mosca per portare avanti il dialogo con i funzionari russi.

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La Russia continua a insistere sulla necessità che la propria posizione venga presa in considerazione nei negoziati. Ushakov ha lasciato intendere che Putin potrebbe rilasciare dichiarazioni più dettagliate a breve, sottolineando l’importanza di garanzie concrete per la sicurezza russa.

Secondo il Cremlino, i colloqui tra Mosca e Washington si sono svolti a diversi livelli, inclusi quelli presidenziali, e gli Stati Uniti sono pienamente consapevoli delle richieste russe. La speranza di Mosca è che queste istanze vengano integrate nella futura risoluzione del conflitto.

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Dal fronte ucraino, il presidente Volodymyr Zelensky ha espresso forte preoccupazione per l’atteggiamento di Mosca. In un messaggio pubblicato sui social, Zelensky ha accusato la Russia di voler dilatare i tempi della guerra, ignorando le proposte di pace avanzate da Kiev.

Secondo il leader ucraino, l’unico modo per accelerare il processo di pace è mantenere alta la pressione internazionale su Putin. In questo contesto, il ruolo degli Stati Uniti appare determinante, soprattutto dopo il recente incontro tra la delegazione ucraina e quella americana in Arabia Saudita.

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Sul campo di battaglia, la situazione si complica ulteriormente per Kiev. Dopo mesi di scontri, l’esercito ucraino sembra costretto a ritirarsi dalla regione di Kursk, un’area strategica che ora rischia di tornare completamente sotto il controllo russo.

Fonti del Cremlino confermano che le truppe russe, supportate da unità nordcoreane, stanno completando l’operazione per riconquistare la regione. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha riferito che il comando militare russo ha aggiornato Putin sui progressi, confermando che la fase finale dell’operazione è in corso.

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I combattimenti nella regione di Kursk sono iniziati nell’agosto scorso e hanno rappresentato un punto cruciale della controffensiva ucraina. L’obiettivo di Zelensky era quello di creare una pressione sulle forze russe, costringendole a disperdere le proprie risorse su più fronti.

Tuttavia, la risposta russa è stata più efficace del previsto. Con il sostegno della Corea del Nord, Mosca ha circondato le truppe ucraine, riconquistando la città strategica di Sudzha. La visita di Putin nella regione, in abbigliamento militare, ha segnato simbolicamente il successo dell’offensiva russa, inviando un messaggio chiaro a Kiev: le trattative diplomatiche proseguono, ma sul campo Mosca non cede terreno.

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Uno degli obiettivi della controffensiva ucraina era quello di acquisire un vantaggio strategico da usare nei negoziati con la Russia. Il controllo della regione di Kursk avrebbe potuto rappresentare una merce di scambio per ottenere la restituzione di territori occupati dai russi.

Con la perdita di questa posizione strategica, il margine di manovra di Kiev si riduce. Ora, il principale alleato su cui può contare Zelensky resta Washington. L’amministrazione Trump sembra disposta a sostenere la richiesta di un cessate il fuoco più ampio, che includa anche il controllo del territorio terrestre, e non solo di aria e mare.

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

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