Usa, i Repubblicani hanno il controllo anche di Camera e Senato ma la maggioranza è risicata

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Mario Tosetti
Usa, i Repubblicani hanno il controllo anche di Camera e Senato ma la maggioranza è risicata

Link to Il partito guidato da Donald Trump si trova a detenere il controllo sia della Casa Bianca, del Senato e ora anche della Camera con un evidente vantaggio dal punto di vista legislativoIl partito guidato da Donald Trump si trova a detenere il controllo sia della Casa Bianca, del Senato e ora anche della Camera con un evidente vantaggio dal punto di vista legislativo

trumpDonald Trump ha ottenuto una vittoria storica nelle elezioni del 5 novembre, garantendo al Partito Repubblicano il controllo della Casa Bianca, del Senato e ora anche della Camera. Con questi risultati, i Repubblicani potranno dirigere tutte e tre le istituzioni principali del governo americano, un risultato che concede al presidente eletto un notevole vantaggio. La vittoria alla presidenza è stata assicurata dalla sconfitta di Kamala Harris, mentre il controllo del Senato è stato confermato subito dopo. Solo nelle ultime ore, poi, i Repubblicani hanno ottenuto la maggioranza alla Camera, raggiungendo i 218 seggi necessari, anche se il conteggio è ancora in corso e mancano i risultati definitivi di alcune sfide.

Link to La "Tripletta" RepubblicanaLa "Tripletta" Repubblicana

Negli Stati Uniti, i media definiscono questo controllo su tutte e tre le istituzioni governative come una "tripletta" o "trifecta". Avere sia la presidenza che la maggioranza in entrambe le camere del Congresso rappresenta un vantaggio legislativo fondamentale: permette al partito di maggioranza di approvare leggi in modo più agevole, evitando il rischio di impasse e compromessi con l'opposizione. Infatti, in un sistema bicamerale come quello americano, le leggi devono ottenere l'approvazione sia della Camera che del Senato, un processo che rallenta significativamente se i due organi non sono sotto il controllo dello stesso partito.

Link to Sfide Interne al Senato per TrumpSfide Interne al Senato per Trump

Nonostante il vantaggio ottenuto, Trump potrebbe trovarsi a gestire alcuni ostacoli interni al Partito Repubblicano, specialmente al Senato. La diversità di vedute all'interno del GOP (Grand Old Party) rappresenta una sfida, come già avvenuto nel 2016, quando Mitch McConnell, un critico di Trump, guidava i Repubblicani al Senato. Anche quest'anno, i senatori repubblicani hanno scelto come leader il moderato John Thune del South Dakota, mentre Trump e il movimento MAGA avevano mostrato preferenza per Rick Scott, senatore della Florida. Questo scenario potrebbe portare a disaccordi su alcuni dei temi cari a Trump.

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Anche alla Camera, la leadership di Trump potrebbe incontrare resistenze interne, soprattutto in merito alla controversa nomina di Matt Gaetz come capo del Dipartimento di Giustizia. Alcuni repubblicani hanno espresso disagio per questa decisione; secondo fonti di Axios, diversi membri del GOP si sono dichiarati “disgustati” dalla scelta. Max Miller, un deputato repubblicano dell'Ohio, ha commentato che Gaetz ha poche possibilità di essere confermato dal Senato. La nomina di Gaetz, dunque, rappresenta un test importante per misurare la coesione tra la Casa Bianca e il Congresso, e per capire se i repubblicani saranno disposti a seguire la linea dura di Trump o se cercheranno di temperarla con una visione più moderata.

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Nonostante il controllo di entrambe le camere, la maggioranza repubblicana risulta comunque fragile. Al Senato, i Repubblicani detengono 52 seggi contro i 47 dei Democratici, mentre in Pennsylvania è ancora in corso il riconteggio per un seggio. Alla Camera, mancano i risultati di nove seggi, ma le previsioni indicano che i Repubblicani otterranno una maggioranza compresa tra 220 e 222 seggi, rispetto ai 215-217 dei Democratici. Se questi numeri verranno confermati, Trump potrebbe avere difficoltà a far passare alcune delle sue proposte più radicali, come il piano di riduzione fiscale e la revisione di ObamaCare. Una maggioranza tanto esigua richiederà probabilmente compromessi anche con l’ala più moderata del suo partito, rallentando l’adozione di riforme che hanno caratterizzato la sua campagna elettorale.
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

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