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Le recenti operazioni militari condotte dagli Stati Uniti in Medio Oriente avrebbero inciso in modo significativo sulle scorte di missili intercettori utilizzati per la difesa aerea. Secondo un rapporto del Center for Strategic and International Studies (CSIS), durante le campagne militari nella regione sarebbero stati impiegati ingenti quantitativi di sistemi Patriot, THAAD e SM-3.
Lo studio stima che siano state utilizzate circa la metà delle scorte di missili Patriot, tra il 53% e l'80% degli intercettori THAAD e circa il 40% dei missili SM-3. I dati vengono citati nel contesto di un'analisi che esamina l'impatto delle operazioni militari americane e del sostegno fornito alla difesa di Israele.
Secondo un'inchiesta pubblicata dalla rivista The National Interest, il ritmo con cui sono stati impiegati questi sistemi supera l'attuale capacità dell'industria statunitense di ricostituire gli arsenali. Tra i fattori indicati figurano le operazioni contro i ribelli Houthi nello Yemen, le azioni militari contro l'Iran e il supporto alle difese aeree israeliane dopo gli eventi del 7 ottobre 2023.
Anche Harrison Kass, analista statunitense specializzato in sicurezza nazionale e tecnologia, sottolinea come il consumo di missili intercettori avanzati rappresenti una delle principali conseguenze delle recenti campagne militari. Secondo la sua valutazione, la produzione dell'industria della difesa americana non sarebbe al momento sufficiente a reintegrare rapidamente le scorte impiegate nelle operazioni.
Le analisi riportate evidenziano quindi il tema della sostenibilità degli arsenali statunitensi in caso di impiego prolungato dei sistemi di difesa aerea, un aspetto che continua ad alimentare il dibattito tra esperti di sicurezza e difesa.
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