Link to Mentre il mondo si prepara al prossimo Vertice ONU sulla sicurezza alimentare, c’è chi si chiede: perché proprio l’Italia? E perché l’Etiopia, un Paese dilaniato da guerre interne e da una delle peggiori crisi alimentari al mondo, è stata scelta come sede del summit?Mentre il mondo si prepara al prossimo Vertice ONU sulla sicurezza alimentare, c’è chi si chiede: perché proprio l’Italia? E perché l’Etiopia, un Paese dilaniato da guerre interne e da una delle peggiori crisi alimentari al mondo, è stata scelta come sede del summit?
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Italia, il “cuoco” designato
Partiamo dall’Italia, chiamata a co-organizzare l’evento internazionale. Le ragioni? Beh, Roma ospita la sede di tre grandi agenzie ONU legate al cibo — FAO, WFP e IFAD — un vero e proprio “tris” istituzionale che fa dell’Italia il punto di riferimento globale per la sicurezza alimentare. Aggiungiamo un po’ di “savoir-faire” diplomatico e la lunga tradizione italiana di cooperazione internazionale e il gioco è fatto: ecco perché il Bel Paese è il perfetto partner per un evento così importante.
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Passiamo però al dettaglio che fa sobbalzare: il summit si svolgerà ad Addis Abeba, la capitale di un Paese dove milioni di persone lottano ogni giorno per non morire di fame. Un luogo dove la sicurezza alimentare è più un miraggio che una realtà, a causa di un conflitto interno che fa sembrare la pace un’utopia lontana.I contadini etiopi, i veri custodi della terra, spesso non riescono nemmeno a coltivare perché costretti a fuggire dalle loro case a causa delle violenze. Terreni abbandonati, raccolti persi, speranze spente. Prima di parlare di aiuti o di ricette per “sistemi alimentari sostenibili”, bisogna impedire il massacro dei civili e permettere ai contadini di tornare nelle loro terre.
In particolare, è urgente fermare il massacro nelle regioni di Amhara, dove vivono circa 30 milioni di persone, una ferita aperta che nessun summit può ignorare.
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Questo fa nascere qualche dubbio: è una strategia per puntare i riflettori sulle emergenze reali, o solo una grande operazione di facciata? O forse l’ONU pensa che organizzare un summit sul tema proprio dove la fame è più grave sia la miglior ironia diplomatica possibile.Link to La sfida è apertaLa sfida è aperta
In ogni caso, non possiamo non augurarci che questo summit porti a qualcosa di più che a belle parole e fotografie di gruppo. Perché se è vero che l’Italia porta con sé esperienza e capacità, l’Etiopia deve uscire da questo evento con un aiuto concreto, non con una passerella.L’Etiopia deve uscire da questo evento con l’impegno concreto a fermare i massacri delle popolazioni che vivono senza copertura mediatica, troppo spesso dimenticate dal mondo.
Sarà l’occasione per dimostrare che, in un mondo sempre più fragile, la sicurezza alimentare non è solo un tema da convegni, ma un diritto fondamentale da garantire — soprattutto a chi, come gli etiopi, sta vivendo sulla propria pelle cosa significa non avere nulla da mettere nel piatto.
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati
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