Link to Il riserbo è assoluto ma le voci si rincorrono: il gruppo prescelto sarebbe Baku Steel. Il valore delle acciaierie tarantine non è solo economico, ma anche strategico. E' quanto stato ribadito con forza nel corso dell'incontro dal titolo “Un passato da difendere. Un futuro da costruire”,organizzato da Aigi e da Aepi alla Stampa EsteraIl riserbo è assoluto ma le voci si rincorrono: il gruppo prescelto sarebbe Baku Steel. Il valore delle acciaierie tarantine non è solo economico, ma anche strategico. E' quanto stato ribadito con forza nel corso dell'incontro dal titolo “Un passato da difendere. Un futuro da costruire”,organizzato da Aigi e da Aepi alla Stampa Estera
Oggi, però, il vento sembra aver cambiato direzione. L’ottimismo cresce, e fonti vicine al dossier confermano che la chiusura della partita sia imminente. A far ben sperare è l'esito dell'incontro di ieri tra governo e sindacati a Palazzo Chigi. Nonostante il riserbo assoluto da parte del Ministero delle Imprese e dei commissari, le voci si rincorrono: il gruppo prescelto sarebbe l’azero Baku Steel, che nelle ultime ore ha inviato un team tecnico a Taranto per una ricognizione dettagliata degli impianti, affiancato da Azerbaijan Investment Company e Socar, la potente società pubblica di petrolio e gas.
A differenza del passato, questa volta però lo Stato italiano si accinge a giocare un ruolo decisamente più incisivo. E proprio a tal fine, si starebbero valutando forme concrete di partecipazione attraverso Cassa Depositi e Prestiti, Sace e Invitalia. Un approccio che segna una netta inversione di tendenza. L’obiettivo è chiaro: non più una gestione passiva o interventi tardivi, ma una strategia proattiva per proteggere un asset industriale di primaria importanza, garantire gli investimenti e scongiurare lo spettro delle delocalizzazioni.
Un patrimonio da tutelare, una transizione da governare
Il valore dell’ex Ilva non è solo economico, ma anche strategico. E' quanto stato ribadito con forza nel corso dell'incontro dal titolo “Un passato da difendere. Un futuro da costruire”, svoltosi oggi nella sede della Stampa Estera e organizzato da Aigi (Associazione Indotto e General Industry) in collaborazione con Aepi, la confederazione delle piccole e microimprese impegnata nella valorizzazione del Made in Italy.
Durante il confronto, che ha visto la partecipazione di esponenti di spicco del mondo sindacale e politico, è emersa una visione condivisa: il rilancio dell’ex Ilva dovrà essere solido e sostenibile. Tra gli interventi di spicco, quello di Mimmo Mazza, direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, Nicola Convertino, presidente di Aigi, e Mino Dinoi, leader di Aepi, oltre ai contributi di esperti del settore come Michele Montemurro, e Roberto Baldassarri e Adelina Chiara Balsamo, che hanno illustrato i risultati del sondaggio di Lav21. Il capogruppo di Forza Italia al Senato Maurizio Gasparri, il segretario Ugl Francesco Paolo Capone, il segretario confederale della Cisl Giorgio Graziani e Davide Tabarelli, uno dei tre commissari straordinari dell’ex Ilva, arrivato a sorpresa al meeting.
Tutti sono apparsi concordi su alcuni punti chiave: la tutela dei lavoratori, che rappresentano un patrimonio di competenze unico in Europa; la riconversione industriale senza traumi occupazionali; la necessità di un forte presidio statale per evitare scippi industriali e garantire la competitività dell’Italia in un settore strategico come quello dell’acciaio, e consentire finalmente agli ingenti investimenti pubblici effettuati negli anni di produrre una ricaduta positiva sul territorio, in termini di sviluppo e occupazione.
La partita dell’ex Ilva non è solo una questione industriale o sindacale, ma un test decisivo per la capacità del Paese di gestire la propria sovranità economica e produttiva. Il futuro dell’acciaieria tarantina sarà un banco di prova per dimostrare che l’Italia può coniugare industria e sostenibilità, investimenti e tutela del lavoro, senza svendere i propri asset strategici.
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati
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